sabato 25 settembre 2021

Disturbi di Apprendimento e cattivi insegnamenti

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Che titolo pericoloso!
Già le vedo tutte quelle facce curiose perché il titolo fa gola. Sa di pettegolezzo, di critica che vorrei fare ma non ho il coraggio, oppure sa di sfida come osa questa analfabeta a parlare di argomenti cosi delicati? Ma forse sa di coraggio, magari qualcuno lo legge con la speranza di trovare qualche informazione su come muoversi oppure qualcuno ha già gli occhi di fuoco: non saprà mai che ho letto il suo post ma farò in modo che non scriva più. 
Mamma mia che catastrofe ma giuro è solo un titolo, che vuole attirare l'attenzione su un argomento, in modo spiritoso e nessuna provocazione. Ci credete, vero?

Io sono una persona eclettica e molto veloce, ho sposato un uomo molto riflessivo. 
Un'accoppiata vincente eppure tra di noi non c'è uno più intelligente e uno più scemo anzi, abbiamo imparato a compensarci e a completarci. Tranquilli, discutiamo come tutte le coppie, siamo terrestri come tutti voi. 
Ho specificato questa cosa perché secondo i canoni di oggi, io sono più intelligente di mio marito solo perché alcune scuole di pensiero  dicono che la velocità è una delle caratteristiche dell'intelligenza. 
Alcune scuole, anzi, la ritengono una delle caratteristiche predominanti dell'intelligenza. 
Ma no, noi abbiamo scelto di essere due stupidi e compensare le nostre stupidità, ciascuno con le intelligenze dell'altro. Ce ne freghiamo della velocità e della lentezza e creativamente e stabilmente viviamo una vita fatta di colori, emozioni, viaggi, soddisfazioni, successi e amore. 
A volte rallentiamo, a volte velocizziamo, sicuramente abbiamo un'ottima relazione, tanta fantasia e pochi pregiudizi.  Rimanendo uniti e stando ai tempi di tutti i membri della famiglia. 
Ma noi siamo una famiglia e non una scuola.

In questi anni ho girato più città e visto più scuole. 
Quello che noto è che c'è una certa tendenza a guardare all'apprendimento in termini pavloviani. 
Una certa tendenza alla rigidità nei confronti dell'apprendimento.
Si studiano a fondo le singole competenze e come il cervello le elabora per valutare le funzioni singolarmente. Ma che follia! Nessuna persona è fatta di singole funzioni cerebrali, ognuno di noi è l'insieme delle sue funzioni, esperienze, possibilità, credenze. Non abbiamo bisogno di tanto scremare e etichettare per comprendere che alcuni bambini vanno meglio in matematica, alcuni in italiano, altri in arte ... ma forse non ci interessa l'apprendimento ma piuttosto la ricerca di come funziona il cervello. Non mi venite a dire che cercate di capire come funziona il cervello più intelligente perché, come sapete già, per quando lo trovate è già obsoleto perché i cervelli, come la natura, come la società, come la vita ... evolvono.

Sapete qual è uno dei primi errori in cui incappano i neo-genitori?
Si desiderano i figli, si aspettano per 9 dolci (si spera) mesi e poi, strano a dirsi, improvvisamente sono tra noi e ... ma ... vediamo, da dove comincio? Oddio sta là, io sto qua! E che gli dico? Mi capisce? Lo cambio troppo spesso? Gli canto, gli leggo. Lo metto sul tappeto ora o fra un po'. Ma quando camminerà? Posso dormire? ... piano piano ci abituiamo a un bambino che si addormenta alle 22.00 e si sveglia alle 5.00 (se siamo fortunati), alle poppate, alle cacche ... ma ... ops ... cosa fa? Gattona? E ora? io mi ero appena abituata ma se gattona tocca tutto, se cade si può far male, dunque vediamo. La pappa, la cacca, i cambi pannolino, la cena, la passeggiata e gattona, gli fa. bene gattonare. Ecco tutto organizzato, benissimo ora puoi gattonare. Ehi ma che fai? I denti? Non mangi? Non fai la cacca? e la passeggiata? Ma no aspetta non camminare ora io devo ancora abituarmi a gattonare. Ho appena messo i para angoli bassi. Mi fa male la schiena, ma a che ora dormivi? I pasti, non mi devo scordare della regolarità dei pasti, oddio il pediatra, il raffreddore. Lo mando al nido? ... Vi ricorda qualcosa? Ogni volta che vi abituate, lui si è evoluto e voi dovete cambiare. L'unica via è non abituarsi ma vivere ogni giorno, come se fosse il primo giorno di una meravigliosa esperienza. L'unica via è quella della relazione accogliente, felice, pronta, aperta al cambiamento, creativa, sorridente ... ma così è faticoso. Guarda sai che ti dico? Cerco un gruppo di persone che sanno cosa fare. Genitori organizzati, che da subito impostano la crescita dei figli in modo regolare e autonomo ... oh no! ... adesso che fa?

Ecco, io credo che anche  a scuola non si può lavorare sugli standard, benché più facili da gestire e da organizzare, c'è un costante bisogno di creare curiosità, di dar spazio al dialogo, alla possibilità di esprimersi, per dar loro il tempo di trovarsi, conoscersi, riconoscersi, sperimentarsi. Capisco che si fanno un paio di lezioni su QUESTO è IL CORPO: la testa, il collo, il busto, le braccia, le mani, le gambe e i piedi. Hai visto? sei tu!  Ma non basta affinché abbiano consapevolezza di se stessi, è un percorso che prevede l'esperienza. Un po' come le emozioni, sono contagiose come le malattie esantematiche ma non sono spiegabili come la matematica. Mi mettono paura quegli insegnanti che prendono fondi per progetti sulla consapevolezza emotiva: oggi bottoncino rosso, che emozione è? La rabbia. Bene come ti senti quando sei arrabbiato? Vediamo, si diventa rossi ecco perché il bottoncino rosso, e la felicità? è Gialla, si gialla che bello. Ma che succede se un bambino quando è felice si sente verde? Lui è sbagliato, forse daltonico, forse ha la sindrome da prato fiorito, forse è addirittura gay. Va aiutato! Vi prego, le emozioni si contagiano così se siete insegnanti felici, loro si abitueranno a stare felici e sereni. Non servono troppi progetti.

Chiedo scusa a chi da me si aspetta altro, io non ho più peli sulla lingua. 

Inizio col dire che chi ha disturbi dell'apprendimento non è un idiota, chi è più lento molto spesso ha le capacità dello scienziato. Perché diciamolo, quando sei molto veloce, come ho già detto in altri post, puoi diventare un bravo data-entry, un segretario o un accurato mariuolo. 
Per le grandi cose ci vuole tempo, pazienza e lentezza. Come si dice dalle mie parti, Roma non è stata costruita in un giorno.
Un fiore non lo vedi sbocciare. Lo vedi bocciolo, aperto, nascente o fiore, ma non vedi il processo con cui sboccia. Per vederlo abbiamo dovuto rallentare i filmati, ma per raccogliere i filmati abbiamo avuto bisogno della tecnologia veloce. 

Perché accelerare tanto il processo di apprendimento soprattutto nei bambini della prima infanzia? A cosa serve? A volte penso che serva a generare DSA!! 

Va chiarito perché quando in seconda elementare un bambino è lento a scrivere, subito si può generare bullismo, l'insegnante deve essere molto bravo per non generare bullismo, non dimenticate che il vero bullismo è consapevole e i bambini di quell'età non so se lo sono, forse alcuni insegnanti non hanno capito l'importanza delle parole che usano, o alcuni genitori hanno troppa voce in capitolo.
Immaginate un insegnante che dice ad un bambino di 6 anni, emozionato, lento e timido (o come hanno scritto alcuni genitori "sensibile"): 
"ti metto vicino alla tua compagna Maria, che è più brava e più veloce di te così ti scrive lei" 
cosa ha fatto?  Ha detto al bambino lento che è un idiota. E dopo un anno che questa bambina più veloce e più brava scrive al posto suo, la maestra dice al bambino lento: 
"ti devi sveltire con la scrittura, non può andare avanti così!". 
Il bambino non ha avuto bisogno di sveltirsi perché era abbastanza svelta quella più brava. Il bambino non sa come può sveltirsi perché a scuola non lavora e a casa non hanno detto niente. Come si sente questo bambino? Cosa fa? Come risponde?
Dovrebbe rispondere così:
"Ma se lei fa scrivere sempre alla bambina veloce che oltre a scrivere per me mi tratta da imbecille, io quando imparo a scrivere? Ma lei ha parlato di questa cosa con mia madre?"
No, non diamo questo dispiacere a mamma che altrimenti sta male, o si arrabbia, o ti mette in punizione. Che disastro queste madri terribili, meglio non dire loro nulla. Povero figlio che brutta madre che ha.
In molti casi la risposta della maestra sarebbe negativa. No, la mamma è meglio di no.
Sapete perché? Perché scrivere il corsivo velocemente, soprattutto in seconda elementare, non rientra nelle direttive ministeriali per la scuola primaria. 
Acquisire sicurezza e competenza nello scrivere invece si, rientra in queste direttive. 

Ma come si diventa veloci e competenti nello scrivere? 
Esattamente come lo si diventa nel disegnare, nel suonare uno strumento, nel cantare: si comincia un percorso di studi che dura anni, un percorso che ci appassiona, che non genera frustrazione da compagni più veloci o da maestre che denigrano sempre.
Ci si esercita lentamente con la possibilità di sbagliare e di correggersi. In cinque anni si diventa veloci, sicuri e felici. Chi è già velocissimo a scrivere sin dalla prima elementare può aiutare la maestra a scrivere i compiti, può scrivere una storia da leggere ai compagni, può andare avanti con la matematica o con la materia nella quale invece è carente ... ma non può scrivere al posto di quello che va più lentamente. È una brutta idea.

Immaginate un bambino che elabora più lentamente degli altri. 
La maestra chiede le tabelline velocemente e vuole risposte veloci, incalza Fabio, Marco, Paola, Susanna, forza dai dovete sbrigarvi perché nella vita non si può fare nulla senza sapere le tabelline, dai Giorgio, dai Maria e tu dimmi 7x8 dai, dai, dai. 
Lo vedi che non studi abbastanza? 
Cosa devo fare con te? 
Incalzarlo rapidamente, chiedere la tabellina più difficile e mostrare quanto è stupido ad alta voce non è sicuramente la via migliore. Verrebbe da chiedersi se l'insegnante sta aiutando il bambino a imparare le tabelline o dimostrando che lui è scemo e quindi lei non può fare niente.
Immaginate il bambino. 
Che vergogna! Sono il solito stupido! Perché non capisco niente? 
Non mi viene la risposta, non mi viene, non ce la faccio, che ansia, mi fa male lo stomaco, mi vergogno, ora sapete che faccio? Faccio finta di fare il burlone. Faccio una battuta alla maestra e tutti rideranno di quella. Così non rideranno di me!
Il bambino si trasforma in pagliaccio. 
Per non essere ridicolizzato, lo fa da solo. 

Immaginate un bambino che non riesce in un compito, perché è disgrafico o discalculico o altro. 
La maestra gli da una scheda scritta in piccolo e gli dice che ha 20 minuti per completarla. 
Lui non ce la fa. 
Se gli dice bene la compila quello bravo (ché lui è un idiota). Oppure la maestra decide di motivare il bambino e con tutta la sua empatia possibile, gli dice: 
"se non la completi non fai la merenda, anzi ti metto una nota e lo dico a tua madre, oppure addirittura qualcuno più intelligente gli dice cose come: se non la completi oggi non ti mando a casa".
Siete increduli? Speriamo abbiate ragione.

Immaginate una classe dove si da il buongiorno, dove il maestro o la maestra fa di tutto affinché tutti siano bravi a scuola. 
Una maestra che se si accorge che un bambino non sa una cosa, non lo interroga proprio su quella cosa davanti a tutti e incalzandolo. 
Semplicemente la spiega, con parole, una voce amorevole, dei disegni, delle idee interessanti e una risata.
 
Immaginate quanti cartelloni se si assegna la scrittura a chi è veloce a scrivere, la lettura a chi è veloce a leggere e l'organizzazione al creativo. 

Immaginate il bambino lento nell'elaborazione, che ha paura dell'interrogazione improvvisa, della brutta figura e della frustrazione, immaginate che la maestra lo prenda da parte, senza che nessuno se ne accorge e gli dice 
"Tranquillo che la farai e io ti aiuterò. Non ti farò brutte sorprese. Ti do un segnale, quando vengo vicino al tuo banco e poggio una mano sul tavolo, sto per chiamare te e farti una domanda"
Naturalmente una domanda a cui lui sa rispondere. 
Allora la maestra chiama Michele, Laura, Francesco e si avvicina al tavolo e poggia una mano sul banco:
"Tu, dimmi 3x4". 
Il bambino si è preparato ad ascoltare, ha aperto i canali della percezione, non ha paura che non andrà a casa se sbaglia e ascolta la domanda, sapendo che la maestra è dalla parte sua, da anche la risposta. Ottiene un bravo e si fa coraggio, piano piano alza anche la mano per rispondere, senza che il maestro lo chiami. 

Immaginate una scuola fatta così, di maestri che insegnano agli studenti a farcela, soprattutto quando sono piccoli. 
Un insegnamento al valore della vita sana, competente e serena. 
Una vita in cui ci si da una mano e non ci si da sempre spintoni per cadere. Come se ogni volta che uno cade, un altro si alza di uno scalino per esser il migliore. 

Forse non servirebbero più nemmeno gli apparecchi digitali per i DSA. I diversi sarebbero tutti, io sono diverso perché lento a scrivere, io perché svogliato a studiare, io perché ho i genitori che litigano, io perché vengo da un altro paese ... forza, tutti insieme diventeremo bravi.

Io credo che in una scuola così non ci sarebbe tanta ricerca per l'homeschooling, ma tanta collaborazione tra genitori, scuola e istituzione. Evviva la scuola pubblica e chi avrà premura di farla per tutti. 
Evviva Gianni Rodari, Don Milani e tutti gli insegnanti che tendono al positivo dei bambini.


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