Learning Online with Silvia
Estragon: We always find something, eh Didi, to give us the impression we exist? Vladimir: Yes, yes, we're magicians. (Samuel Beckett, Waiting for Godot)
venerdì 24 luglio 2026
Oltre l'indice del libro: l'arte di educare tra linee guida e percorsi su misura
domenica 26 aprile 2026
Intelligenza Artificiale, inquinamento e consapevolezza per il bambino ideale di pochi.
Cari amici,
Torno con una nuova riflessione. Io non sono esperta di niente, ma amo riflettere su ciò che succede e su ciò che vedo. So che riflettere rende le persone noiose. Quello che noto è che sicuramente le persone arrabbiate sono le preferite di molti, non le mie, questa, però, è solo una questione di gusti.
Oggi si parla tanto di apprendimento, milioni di metodi, medici vs professori nelle diagnosi. Genitori che fanno fare una diagnosi ai medici e poi vengono accusati di nascondere la verità. Professori che vogliono dimostrare che la diagnosi è sbagliata o che il genitore è un idiota. Insomma, tutto centrato sullo sviluppo psicofisico del bambino e non sulla singola necessità di professionisti estremisti che vogliono la ragione su qualcosa che, a mio avviso, non possono avere, perché metodi, diagnosi, osservazioni, giudizi, chiacchiere … nulla vale per nessun alunno se non si usa il cuore.
In virtù della scienza? Della ricerca? O della gloria personale, questi ragazzi vengono sottoposti a milioni di osservazioni e sperimentazioni? Sì, perché no, anche sperimentazioni silenziose: una volta lo isoliamo e vediamo che fa, poi lo mettiamo con gli aggressivi, poi con le signorine, poi lo umiliamo dicendo che non si capisce quello che legge, poi lo bocciamo, poi lo rifiutiamo e vediamo fino a che punto si diventa DSA, autistici o antisociali. Molto bello, ma forse i ragazzi e le ragazze che vivono questi stress dovrebbero ricevere un compenso. Ciascun alunno al quale è stata assegnata una verifica sperimentale, un esercizio sperimentale o che solo è stato osservato e dal quale si è preso spunto, deve ricevere un compenso, come quando le case farmaceutiche vogliono sperimentare dei nuovi farmaci, devono avvisare i pazienti che il farmaco è in sperimentazione e pagarli, non iniettare il farmaco e poi spiegare che è in sperimentazione. Forse il popolo dovrebbe avviare una petizione e raggiungere il quorum di firme affinché ci sia un compenso per chi viene trattato come una cavia, per chi viene manipolato come una scimmia. Forse succede già e io non lo so; spero che sia così.
Mi diverto a volte a fare domande all’intelligenza artificiale, a dispetto di tutti quelli che pensano che sia una cosa negativa, io la trovo straordinaria. Sapete qual è la differenza tra l’intelligenza artificiale e quella umana? Il bot è molto più veloce di noi nella ricerca quindi può sveltire il nostro operato, il bot può sbagliare se trova informazioni sbagliate, e sta a noi andare a controllare (come le fonti nei libri e nei siti, ci siamo già passati) ma il bot non può mentire, raccoglie i dati e ci fornisce la risposta nuda e cruda come è, l’intelligenza umana è lenta nella ricerca, spesso lenta nell’elaborazione e può scegliere di mentire, a volte è cosa buona ma a volte no. Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, anche il meno “avente diritto” trova la sua via verso il diritto, e forse questa è la vera minaccia del bot per l’uomo. O sbaglio?
È vero che per il raffreddamento dei data-centre usati per l’intelligenza artificiale viene usata tanta acqua (usata non inquinata), i server che addestrano ed eseguono i modelli di IA generano enormi quantità di calore. Per evitarne il surriscaldamento, si utilizzano sistemi di raffreddamento che richiedono milioni di litri d'acqua. Spesso quest'acqua viene evaporata nel processo, rendendola non immediatamente riutilizzabile, il che equivale a un consumo diretto. I data center sono spesso situati in aree che potrebbero soffrire di scarsità d'acqua. Il massiccio impiego d'acqua per il raffreddamento da parte di queste strutture entra in competizione con il fabbisogno idrico delle comunità locali e dell'agricoltura. Se ci concentriamo su questo problema e smettiamo di fare la guerra, forse miglioriamo su due fronti. È purtroppo vero che l’obsolescenza rapida delle componenti hardware necessarie all’IA genera rifiuti elettronici, il cui smaltimento inadeguato può portare alla liberazione di sostanze tossiche nelle falde acquifere. Ma allora rallentiamo noi, a scuola, al lavoro, nella ricerca, nella nostra bramosia di essere di più e di avere più potere. Però è vero che molte persone che hanno difficoltà con l’IA riescono ad avere una vita uguale a quella degli altri e, prima di prendere una decisione, ricordatevi che la rinuncia, come sempre, non sarà per tutti, ma sarà distinta in base al reddito: meno hai, più devi rinunciare. Lo so, sto diventando impopolare con questo articolo, pazienza. Sono già impopolare. Dico solo, chiedete bene, non chiedete a caso e seguendo una scia. Ricordatevi, quando parlate di rinuncia, che ci sono persone che torneranno in difficoltà, dovranno essere a carico di chi ha tolto loro questa possibilità.
Carl Rogers sosteneva che, se un individuo è inserito in un ambiente adeguato e supportivo, migliora e fiorisce. Una teoria umanistica sviluppata tra gli anni ’40 e ’50 che afferma che l’essere umano possiede una spinta innata verso la crescita e l’autorealizzazione e quando l’ambiente circostante è supportivo (ovvero empatico e non solo educato; aperto all’accettazione e non tendente a un modello ideale; congruente, dove tra il dire e il fare c’è corrispondenza), ogni persona è in grado di sviluppare il proprio potenziale superando le difficoltà. Guai a quei professori, genitori, in generale a quelle persone che interagiscono con gli altri volendoli guidare verso un modello ideale di persona, loro sono la rovina di molte persone, la distruzione di molti bambini. La persona non è un oggetto da aggiustare affinché diventi il più vicino possibile al modello ideale di qualcuno, una persona è una vita che va supportata in modo positivo, con relazioni positive, affettive, sincere. Perché, come Maslow ci insegna, una persona può perseguire l’autorealizzazione solo dopo che le esigenze fondamentali e ambientali (sicurezza, affetto, accettazione, non giudizio, non mettere a disagio, sentirsi libero e gradito) sono state soddisfatte; se qualcuno non le soddisfa o le mina, vuol dire che sta usando violenza. Quando un professore o un genitore, applica una pedagogia del modello ideale, valuta, o peggio, giudica, il bambino o la bambina in base ai criteri del suo modello ideale e non vede il punto di partenza dello studente, misura solo la distanza che c’è tra lo studente (o il figlio) e il suo modello ideale di persona, che di solito rispecchia sé stesso. Se il bambino reale non corrisponde a questa immagine, la valutazione tende a sottolineare la mancanza o lo scarto rispetto all'ideale. La performance viene confrontata con una norma esterna o con gli standard della classe o dei fratelli o della massa sociale, anziché con i progressi personali del bambino o della bambina. Se l'alunno/a o il figlio/a percepisce di non poter mai raggiungere l'ideale del professore/genitore, la sua autostima e motivazione possono calare drasticamente.
Le persone spesso attuano questa scelta quando hanno dei conflitti interiori non risolti e non sono abbastanza forti per mettersi in discussione, hanno paura, non vogliono sentirsi sbagliati, loro stessi sono stati puniti, mal giudicati, non hanno potuto sviluppare il proprio vero sé e non possono accettare che tutto quello a cui sono stati costretti a sopravvivere, fosse sbagliato. Questo è uno dei motivi per cui i cambiamenti avvengono lentamente, per essere accettati hanno bisogno di più generazioni, per allontanarsi da quel modello ideale-assassino. Per fortuna, oggi, sempre più persone sono propense a valutare l’alunno/a o il figlio/a per quello che realmente è e per i suoi progressi personali, ma è un cambiamento ancora in atto e noi adulti siamo capoccioni: non siamo disposti a cambiare, troppo difficile, a volte troppo duro.
E cosa ha a che fare questo con l’IA e l’uso dell’acqua? Riguarda la nostra capacità di scegliere e di valutare, riguarda il modo in cui ci lasciamo confondere dalle cose spostando il focus. Emerge l’IA e subito se ne coglie il potenziale. Ci sono guerre in corso, ma non si possono fermare. Cosa succede allora? Si parla dell’IA come di un pericolo che addirittura mete in ombra il pericolo della guerra, l’IA rende tutti stupidi e inquina l’acqua. Ebbene, ogni cosa che facciamo inquina; anche andare in motoscafo al largo inquina; ogni auto o moto che possediamo inquina; ogni computer e cellulare sono dannosi, ma noi, attraverso il marketing di massa, ci concentriamo sull’inquinamento dell’IA e non ci chiediamo gli effetti della guerra sul mondo e non solo sul luogo bombardato.
La guerra in Iran (iniziata a fine febbraio 2026) sta causando danni ambientali significativi e duraturi, con un impatto devastante in particolare sulle risorse idriche e atmosferiche. Secondo le prime stime e le analisi del Conflict and Environment Observatory (CEOBS, https://ceobs.org/iran-war-environmental-risk-overview-as-of-27th-march/#:~:text=Nearly%20a%20month%20into%20the,left%20devastated%20by%20Israeli%20bombing), l'inquinamento generato dai bombardamenti di siti energetici sta minacciando la salute pubblica, i suoli e gli ecosistemi marini. La contaminazione idrica è una delle preoccupazioni principali, soprattutto in una regione già afflitta da scarsità d'acqua e siccità. Gli attacchi agli impianti di desalinizzazione nel Golfo Persico (come quello avvenuto nel Bahrein o le minacce alle infrastrutture in Iran) mettono a rischio l'approvvigionamento di acqua potabile per milioni di persone. La combustione di depositi petroliferi e raffinerie libera diossido di zolfo e ossidi di azoto. Questi gas reagiscono con l'umidità atmosferica, formando piogge acide che cadono nei bacini idrici, nei fiumi e nelle falde acquifere, acidificandoli. I raid contro navi cisterna e infrastrutture petrolifere costiere provocano versamenti di petrolio nel Golfo Persico, danneggiando ecosistemi fragili, barriere coralline e mangrovie, che, con il tempo, creeranno un danno irreversibile anche in ambienti più lontani. Residui tossici, metalli pesanti (come nichel e vanadio) e sostanze chimiche derivanti dai bombardamenti si accumulano nel suolo e filtrano nelle falde acquifere sotterranee.
Sapete cosa ci diranno quando non ci sarà più acqua? Diranno che è colpa dell’IA, così toglieranno anche quella, e noi saremo assetati di tutto, perché saremo senza fonti d’acqua, di cibo e di sapere.
Buona consapevolezza a tutti.
venerdì 29 agosto 2025
The town of Perugia
Perugia
Perugia capoluogo dell'Umbria e importante città d’arte, è situata su un colle nella valle del Tevere. Famosa per il suo centro storico medievale, le numerose università che rendono la città viva e giovane, l’università per stranieri che la rendono multiculturale, il festival jazz di luglio che da anni coinvolge tutta la città, attira appassionati di musica e importantissimi musicisti che si esibiscono in ogni teatro, angolo, locale, piazza e palcoscenico della città.
La sua storia ha radici tra gli etruschi, Le origini della città risalgono a un antico insediamento umbro e poi etrusco, di cui l'Arco Etrusco è una testimonianza. La sua architettura si mischia armonicamente con strutture moderne.
L'architettura medievale domina il centro storico, con monumenti come la Fontana Maggiore, il Palazzo dei Priori e la Cattedrale di San Lorenzo. La Rocca Paolina è una fortezza che nasconde un intero quartiere medievale sotterraneo Una città facile da girare a piedi, per via del minimetrò che passa sopra i tetti e delle scale mobili dislocate in diversi punti della città.
Anche la cucina umbra è notevole, include specialità come gli strangozzi al tartufo nero di Norcia, gli gnocchi al sugo d'oca, la torta al testo e il famoso cioccolato, per il quale è nata la manifestazione Eurochocolate.
The Charm of Trieste
Il fascino di trieste
Trieste è una splendida cittadina di confine, situata nel nord-est dell’Italia è conosciuta per la sua complessa storia multiculturale. Da sempre è un importante crocevia di culture latine, slave e mitteleuropee. Da Mille e una notte l'atmosfera retrò che si respira tra i caffè storici che da sempre attraggono scrittori e persone di cultura da tutto il mondo.
Il suo porto è stato un punto cruciale dell'Impero Austro-Ungarico e oggi è uno dei porti italiani più importanti per il traffico merci.
Il legame storico con l'Impero Asburgico ha influenzato l'architettura neoclassica e l'eleganza della città, che si riflette nei suoi palazzi austeri e nelle piazze.
Famosa per la sua magnifica piazza Unità d’Italia, Una delle piazze più grandi d'Europa, che si apre direttamente sul mare, circondata da imponenti palazzi storici; per la bora, un vento forte che soffia dal Carso, influenzando il suo paesaggio e la vita quotidiana; per i suoi i caffè, luoghi storici di incontro di intellettuali, dove si può ancora percepire la loro atmosfera e a volte incontrarli seduti a bere un caffè o a presentare il proprio libro.
Molto affascinante è il Canal Grande, che ci fa respirare aria di Venezia, attraversato da ponti, rappresenta un elemento distintivo del centro cittadino.
Una città piccola ma piena di cultura, troviamo il faro della Vittoria Alata, ad opera dell'architetto italiano Arduino Berlam. Tempio Nazionale a Maria Madre e Regina di Monte Grisa, un importante santuario noto per la sua peculiare forma triangolare. L’anfiteatro romano, il castello di San Giusto e il Castello di Miramare, il raffinato palazzo Revoltella e ancora tanto.
Spettacolare il panorama visto dal tempio di Monte Grisa o dalla passeggiata della Napoleonica, che cammina alta, a strapiombo sul mare. Una vista che mozza il fiato sia di giorno che di notte.
venerdì 15 agosto 2025
Predisposizione al linguaggio e partecipazione attiva all'evoluzione umana
martedì 22 luglio 2025
Psicologi parenti - perché no.
Oggi vi parlo del perché il codice deontologico vieta agli psicologi di intervenire, fare diagnosi o fare terapia ai propri familiari, parenti o amici stretti. Può sembrare una stupidaggine ma è una cosa molto importante e, per esperienza personale, vi voglio dire che è una questione che va compresa e rispettata perché può portare molto oltre lo scambio di due o tre battute, se una diagnosi la si può chiamare battuta. Cominciamo andando a vedere cosa recita l'articolo 28, perché io sono sempre dell'idea che sapere è meglio di non sapere:
L'articolo riguarda il divieto di commistione tra il ruolo professionale e la vita privata, sottolineando che non devono esserci interferenze tra i due ambiti che possano danneggiare l'attività professionale o l'immagine della professione stessa. Inoltre, l'articolo specifica che è vietato instaurare relazioni significative di natura personale, in particolare affettivo-sentimentale o sessuale, con pazienti durante il rapporto professionale, e che è altrettanto grave instaurare tali relazioni nel corso del rapporto professionale.
Articolo 28 del codice deontologico degli psicologi italiani recita:
Lo psicologo evita commistioni tra il ruolo professionale e vita privata che possano interferire con l’attività professionale o comunque arrecare nocumento (danno) all’immagine sociale della professione. Costituisce grave violazione deontologica effettuare interventi diagnostici, di sostegno psicologico o di psicoterapia rivolti a persone con le quali ha intrattenuto o intrattiene relazioni significative di natura personale, in particolare di natura affettivo-sentimentale e/o sessuale. Parimenti costituisce grave violazione deontologica instaurare le suddette relazioni nel corso del rapporto professionale. Allo psicologo è vietata qualsiasi attività che, in ragione del rapporto professionale, possa produrre per lui indebiti vantaggi diretti o indiretti di carattere patrimoniale o non patrimoniale, ad esclusione del compenso pattuito. Lo psicologo non sfrutta la posizione professionale che assume nei confronti di colleghi in supervisione e di tirocinanti, per fini estranei al rapporto professionale.
Che vuol dire?
Il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, mira a proteggere il paziente, garantire l'efficacia del trattamento e a difendere la categoria stessa degli psicologi.
Il Codice afferma che è una violazione deontologica effettuare interventi diagnostici o terapeutici su persone con cui si intrattengono relazioni significative.
Questa limitazione si basa sul principio che la relazione personale, soprattutto se affettivo-sentimentale, può compromettere la neutralità, l'obiettività e la capacità del professionista di fornire un sostegno efficace.
Ma perché?
La relazione pregressa potrebbe influenzare la percezione del professionista, portando a giudizi o pregiudizi che inficiano la diagnosi e il trattamento.
La commistione tra il ruolo professionale e quello personale può creare confusione e difficoltà nella gestione della relazione terapeutica.
Potrebbe essere più difficile per lo psicologo mantenere la riservatezza con un familiare o amico, compromettendo la fiducia del paziente.
La dinamica relazionale preesistente potrebbe portare a tentativi di manipolazione o influenza sulla terapia da parte del paziente o dello psicologo parente.
Lo psicologo può fornire consulenza e sostegno a familiari e amici, ma non può intraprendere una vera e propria terapia o formulare diagnosi.
La consulenza deve essere limitata a fornire informazioni, orientamento e supporto, senza entrare nel merito della diagnosi o del trattamento.
È vietato sfruttare la posizione professionale per ottenere vantaggi personali, sia patrimoniali che non patrimoniali
La consulenza deve essere una volta, solo con il familiare che eventualmente chiede aiuto, non condivisa con altri amici o parenti.
Ma quanto è forte la tentazione per uno psicologo, o per un parente, che sente di dover salvare tutti sempre e comunque, quanto è forte per una persona che pensa di avere un parente malato, consultarsi con fratelli, cugini, amici che magari anche sono di un qualsiasi settore medico, per cercare di confermare la propria teoria, prima di esporla al familiare che, secondo lo psicologo, lo riguarda?
Quanto è forte la tentazione di giustificare questo atteggiamento con un vittimismo che diventa "io volevo solo aiutare, ero in pensiero per lui/lei..."
Quanto è grave il diffondersi di queste chiacchiere tra amici e parenti se fosse vero? E se non fosse vero? Quanto è difficile vivere per una persona sulla quale è stato gettato il fango del giudizio, pregiudizio, del giudizio sbagliato, quindi falso?
Chi subisce queste vessazioni, perde la fiducia nel mondo, nei parenti, nella famiglia, nelle istituzioni e non vive più, non si cura più, e se poi tutto questo riguarda anche i figli, allora si che anche loro sono in difficoltà, ma per colpa di chi?
Di chi ha sparso la voce?
Di chi ha fatto finta di niente?
O di chi si è visto trattare come interdetto da medici o parenti e senza una ragione reale?
Io sono filosofo nell'animo e non amo la psicologia, quello che osservo è che spesso le leggi ci sono (come l'articolo 28 del codice deontologico degli psicologi italiani), vanno solo seguite.
Ma come seguire le leggi se non si è in grado di comunicare con chi ci/si ama? O peggio, se non si è in grado di amare e quindi rispettare le altre persone? E perché poi? Nessuno lo sa mai, perché di solito chi lancia questo sasso nasconde la mano, insabbia la testa e sparisce.
Ricordate:
amate o odiate i vostri parenti e i vostri amici ma non li aiutarli necessariamente, non li aiutate se loro non vogliono, parlateci, amateli e parlateci ancora guardandoli negli occhi, ma non li uccidete portando loro nella vostra follia.
Buona estate
Silvia
giovedì 3 luglio 2025
Tornare filosofi
venerdì 11 aprile 2025
Un po' di ...gogia! (tra pedagogia e androgogia)
Che cos'è la ...gogia?
Insegnare ai bambini, agli adolescenti e agli adulti non è la stessa cosa e proprio per questo non si applica la stessa pedagogia, infatti per gli adulti applichiamo quella che oggi viene chiamata "androgogia".
Vi scrivo due righe, in modo che vi sappiate orientare anche voi genitori nella ricerca di un insegnante. Quando si insegna ad una persona adulta, e con un po' di fortuna, anche a qualche adolescente responsabile, si guida una persona responsabile e consapevole della propria formazione, un bambino spesso è costretto, o direzionato, dai genitori e di certo non si sente responsabile, va stimolato quindi verso l'interesse oltre che verso l'apprendimento della materia. Con questo non voglio dire che con i bambini dovete usare toni alti e bassi, giocosi, allegri e coinvolgenti e con gli adulti potete fare lezioni noiose, monocorde e senza vibrazioni. Voglio solo dire che gli adulti arrivano al corso predisposti a farsi coinvolgere.
I bambini sono molto attratti da vicende e mondi fantastici dove loro possono immedesimarsi con i protagonisti e il movimento li aiuta a vivere queste storie, perdendosi nel loro egocentrismo apprendono giocando e senza stress da prestazione. L'ansia da prestazione sta tornando di moda a mio avviso, sembra quasi che abbia più valore il corsivo o la conoscenza esatta di nozioni temporali e nominative che la formazione di adulti responsabili, attenti, consapevoli e capaci di scelte e responsabilità. Come se una data di nascita di un autore non fosse possibile trovarla su qualche enciclopedia, anzi quasi quasi andiamo a cercare la consapevolezza sull'enciclopedia. Poi ci chiediamo perché torna di moda la violenza. Gli adulti acquisiscono meglio una lingua se questa è vicina alle loro esperienze passate, ai loro desideri e al loro obiettivo, quindi un attrazione molto più realistica, storica, terrena.
Anche gli obiettivi dei corsi sono diversi, gli adulti hanno spinte motivazionali e obiettivi da raggiungere legati alla loro attività professionale, a un viaggio che devono intraprendere, a una ricerca per un articolo ... tutti obiettivi che si possono concordare direttamente con il discente. I bambini, e purtroppo spesso anche gli adolescenti, non hanno obiettivi chiari e precisi, di solito non hanno proprio obiettivi e questi vanno spesso concordati con la scuola o con il genitore e, ahinoi, capita che non corrispondano con gli interessi dei discenti.
Il mio ruolo nei confronti di un adulto è più vicino al mio essere coach, guida di un adulto che approccia ad un percorso di apprendimento in modo consapevole e responsabile, metto a sua disposizione i miei strumenti per farne i suoi, e lo guido verso un suo percorso di apprendimento. Il bambino ha bisogno di un vero Maestro, che lo guida pezzetto pezzetto ad acquisire strumenti non solo linguistici ma anche del significato di comunicazione, di parola, di verbo. In adolescenza avviene di solito, ma non sempre, il passaggio dall'uno all'altro tipo di apprendimento.
Buon lavoro a tutti: professori, genitori e discenti.






