Cari amici,
Torno con una nuova riflessione. Io non sono esperta di niente, ma amo riflettere su ciò che succede e su ciò che vedo. So che riflettere rende le persone noiose. Quello che noto è che sicuramente le persone arrabbiate sono le preferite di molti, non le mie, questa, però, è solo una questione di gusti.
Oggi si parla tanto di apprendimento, milioni di metodi, medici vs professori nelle diagnosi. Genitori che fanno fare una diagnosi ai medici e poi vengono accusati di nascondere la verità. Professori che vogliono dimostrare che la diagnosi è sbagliata o che il genitore è un idiota. Insomma, tutto centrato sullo sviluppo psicofisico del bambino e non sulla singola necessità di professionisti estremisti che vogliono la ragione su qualcosa che, a mio avviso, non possono avere, perché metodi, diagnosi, osservazioni, giudizi, chiacchiere … nulla vale per nessun alunno se non si usa il cuore.
In virtù della scienza? Della ricerca? O della gloria personale, questi ragazzi vengono sottoposti a milioni di osservazioni e sperimentazioni? Sì, perché no, anche sperimentazioni silenziose: una volta lo isoliamo e vediamo che fa, poi lo mettiamo con gli aggressivi, poi con le signorine, poi lo umiliamo dicendo che non si capisce quello che legge, poi lo bocciamo, poi lo rifiutiamo e vediamo fino a che punto si diventa DSA, autistici o antisociali. Molto bello, ma forse i ragazzi e le ragazze che vivono questi stress dovrebbero ricevere un compenso. Ciascun alunno al quale è stata assegnata una verifica sperimentale, un esercizio sperimentale o che solo è stato osservato e dal quale si è preso spunto, deve ricevere un compenso, come quando le case farmaceutiche vogliono sperimentare dei nuovi farmaci, devono avvisare i pazienti che il farmaco è in sperimentazione e pagarli, non iniettare il farmaco e poi spiegare che è in sperimentazione. Forse il popolo dovrebbe avviare una petizione e raggiungere il quorum di firme affinché ci sia un compenso per chi viene trattato come una cavia, per chi viene manipolato come una scimmia. Forse succede già e io non lo so; spero che sia così.
Mi diverto a volte a fare domande all’intelligenza artificiale, a dispetto di tutti quelli che pensano che sia una cosa negativa, io la trovo straordinaria. Sapete qual è la differenza tra l’intelligenza artificiale e quella umana? Il bot è molto più veloce di noi nella ricerca quindi può sveltire il nostro operato, il bot può sbagliare se trova informazioni sbagliate, e sta a noi andare a controllare (come le fonti nei libri e nei siti, ci siamo già passati) ma il bot non può mentire, raccoglie i dati e ci fornisce la risposta nuda e cruda come è, l’intelligenza umana è lenta nella ricerca, spesso lenta nell’elaborazione e può scegliere di mentire, a volte è cosa buona ma a volte no. Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, anche il meno “avente diritto” trova la sua via verso il diritto, e forse questa è la vera minaccia del bot per l’uomo. O sbaglio?
È vero che per il raffreddamento dei data-centre usati per l’intelligenza artificiale viene usata tanta acqua (usata non inquinata), i server che addestrano ed eseguono i modelli di IA generano enormi quantità di calore. Per evitarne il surriscaldamento, si utilizzano sistemi di raffreddamento che richiedono milioni di litri d'acqua. Spesso quest'acqua viene evaporata nel processo, rendendola non immediatamente riutilizzabile, il che equivale a un consumo diretto. I data center sono spesso situati in aree che potrebbero soffrire di scarsità d'acqua. Il massiccio impiego d'acqua per il raffreddamento da parte di queste strutture entra in competizione con il fabbisogno idrico delle comunità locali e dell'agricoltura. Se ci concentriamo su questo problema e smettiamo di fare la guerra, forse miglioriamo su due fronti. È purtroppo vero che l’obsolescenza rapida delle componenti hardware necessarie all’IA genera rifiuti elettronici, il cui smaltimento inadeguato può portare alla liberazione di sostanze tossiche nelle falde acquifere. Ma allora rallentiamo noi, a scuola, al lavoro, nella ricerca, nella nostra bramosia di essere di più e di avere più potere. Però è vero che molte persone che hanno difficoltà con l’IA riescono ad avere una vita uguale a quella degli altri e, prima di prendere una decisione, ricordatevi che la rinuncia, come sempre, non sarà per tutti, ma sarà distinta in base al reddito: meno hai, più devi rinunciare. Lo so, sto diventando impopolare con questo articolo, pazienza. Sono già impopolare. Dico solo, chiedete bene, non chiedete a caso e seguendo una scia. Ricordatevi, quando parlate di rinuncia, che ci sono persone che torneranno in difficoltà, dovranno essere a carico di chi ha tolto loro questa possibilità.
Carl Rogers sosteneva che, se un individuo è inserito in un ambiente adeguato e supportivo, migliora e fiorisce. Una teoria umanistica sviluppata tra gli anni ’40 e ’50 che afferma che l’essere umano possiede una spinta innata verso la crescita e l’autorealizzazione e quando l’ambiente circostante è supportivo (ovvero empatico e non solo educato; aperto all’accettazione e non tendente a un modello ideale; congruente, dove tra il dire e il fare c’è corrispondenza), ogni persona è in grado di sviluppare il proprio potenziale superando le difficoltà. Guai a quei professori, genitori, in generale a quelle persone che interagiscono con gli altri volendoli guidare verso un modello ideale di persona, loro sono la rovina di molte persone, la distruzione di molti bambini. La persona non è un oggetto da aggiustare affinché diventi il più vicino possibile al modello ideale di qualcuno, una persona è una vita che va supportata in modo positivo, con relazioni positive, affettive, sincere. Perché, come Maslow ci insegna, una persona può perseguire l’autorealizzazione solo dopo che le esigenze fondamentali e ambientali (sicurezza, affetto, accettazione, non giudizio, non mettere a disagio, sentirsi libero e gradito) sono state soddisfatte; se qualcuno non le soddisfa o le mina, vuol dire che sta usando violenza. Quando un professore o un genitore, applica una pedagogia del modello ideale, valuta, o peggio, giudica, il bambino o la bambina in base ai criteri del suo modello ideale e non vede il punto di partenza dello studente, misura solo la distanza che c’è tra lo studente (o il figlio) e il suo modello ideale di persona, che di solito rispecchia sé stesso. Se il bambino reale non corrisponde a questa immagine, la valutazione tende a sottolineare la mancanza o lo scarto rispetto all'ideale. La performance viene confrontata con una norma esterna o con gli standard della classe o dei fratelli o della massa sociale, anziché con i progressi personali del bambino o della bambina. Se l'alunno/a o il figlio/a percepisce di non poter mai raggiungere l'ideale del professore/genitore, la sua autostima e motivazione possono calare drasticamente.
Le persone spesso attuano questa scelta quando hanno dei conflitti interiori non risolti e non sono abbastanza forti per mettersi in discussione, hanno paura, non vogliono sentirsi sbagliati, loro stessi sono stati puniti, mal giudicati, non hanno potuto sviluppare il proprio vero sé e non possono accettare che tutto quello a cui sono stati costretti a sopravvivere, fosse sbagliato. Questo è uno dei motivi per cui i cambiamenti avvengono lentamente, per essere accettati hanno bisogno di più generazioni, per allontanarsi da quel modello ideale-assassino. Per fortuna, oggi, sempre più persone sono propense a valutare l’alunno/a o il figlio/a per quello che realmente è e per i suoi progressi personali, ma è un cambiamento ancora in atto e noi adulti siamo capoccioni: non siamo disposti a cambiare, troppo difficile, a volte troppo duro.
E cosa ha a che fare questo con l’IA e l’uso dell’acqua? Riguarda la nostra capacità di scegliere e di valutare, riguarda il modo in cui ci lasciamo confondere dalle cose spostando il focus. Emerge l’IA e subito se ne coglie il potenziale. Ci sono guerre in corso, ma non si possono fermare. Cosa succede allora? Si parla dell’IA come di un pericolo che addirittura mete in ombra il pericolo della guerra, l’IA rende tutti stupidi e inquina l’acqua. Ebbene, ogni cosa che facciamo inquina; anche andare in motoscafo al largo inquina; ogni auto o moto che possediamo inquina; ogni computer e cellulare sono dannosi, ma noi, attraverso il marketing di massa, ci concentriamo sull’inquinamento dell’IA e non ci chiediamo gli effetti della guerra sul mondo e non solo sul luogo bombardato.
La guerra in Iran (iniziata a fine febbraio 2026) sta causando danni ambientali significativi e duraturi, con un impatto devastante in particolare sulle risorse idriche e atmosferiche. Secondo le prime stime e le analisi del Conflict and Environment Observatory (CEOBS, https://ceobs.org/iran-war-environmental-risk-overview-as-of-27th-march/#:~:text=Nearly%20a%20month%20into%20the,left%20devastated%20by%20Israeli%20bombing), l'inquinamento generato dai bombardamenti di siti energetici sta minacciando la salute pubblica, i suoli e gli ecosistemi marini. La contaminazione idrica è una delle preoccupazioni principali, soprattutto in una regione già afflitta da scarsità d'acqua e siccità. Gli attacchi agli impianti di desalinizzazione nel Golfo Persico (come quello avvenuto nel Bahrein o le minacce alle infrastrutture in Iran) mettono a rischio l'approvvigionamento di acqua potabile per milioni di persone. La combustione di depositi petroliferi e raffinerie libera diossido di zolfo e ossidi di azoto. Questi gas reagiscono con l'umidità atmosferica, formando piogge acide che cadono nei bacini idrici, nei fiumi e nelle falde acquifere, acidificandoli. I raid contro navi cisterna e infrastrutture petrolifere costiere provocano versamenti di petrolio nel Golfo Persico, danneggiando ecosistemi fragili, barriere coralline e mangrovie, che, con il tempo, creeranno un danno irreversibile anche in ambienti più lontani. Residui tossici, metalli pesanti (come nichel e vanadio) e sostanze chimiche derivanti dai bombardamenti si accumulano nel suolo e filtrano nelle falde acquifere sotterranee.
Sapete cosa ci diranno quando non ci sarà più acqua? Diranno che è colpa dell’IA, così toglieranno anche quella, e noi saremo assetati di tutto, perché saremo senza fonti d’acqua, di cibo e di sapere.
Buona consapevolezza a tutti.






