martedì 9 giugno 2015

Bilinguismo e in-lingua in età precoce: cosa apprendono i bambini a lezione di inglese?

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Molto spesso mi domando "cosa apprendono i miei figli in un'altra lingua?" le risposte sono tante, poi sorrido e quando qualche mamma mi chiede un corso di una lingua straniera per bambini  le chiedo "Cosa vorrebbe che suo figlio apprendesse?" e di solito la risposta è ovvia e scontata (scontata?): "la lingua che lei insegna, ovvio!" Se ci fosse qui Micro Maselli gli chiederei di disegnare una bella linguaccia a più bandiere.
I genitori sono spesso contenti di sentire come i loro figli imparino i numeri, l'alfabeto, un centinaio di parole e due frasi ... a memoria! E così la loro capacità di apprendere e approfondire e comunicare in una lingua straniera è persa.
La questione si fa ancora più complessa se allo stesso genitore chiedo: "Ha preferenze di metodologia?", a questo punto è molto probabile che il genitore scelga un'altra insegnante ed ha ragione: la vita è già tanto complicata che nessuno vuole pagare per sottomettersi a domande imbarazzanti di difficile risposta. È proprio su questo punto che io mi fermo e specifico: bilinguismo e in-lingua in età precoce è sempre un regalo.
Ciò che il bambino in età precoce apprende, a mio avviso, ad un corso di lingua riguarda diversi aspetti, anche con un'ora a settimana. Il bambino infatti può:
aprire la mente a suoni diversi (di altra lingua) trasformando in spontaneo ciò che altri hanno etichettato come diverso, 
abituarsi ad esistere in un contesto linguistico diverso dal proprio (predisponendosi ad una maggiore apertura alla diversità) e senza passare per la traduzione (razionale), 
apprendere senza filtri razionali, già a sei anni (a volte prima) l'attitudine nell'apprendimento cambia e il tutto viene trasformato dalla razionalità e dal giudizio, 
semplicemente apprendere e immagazzinare in una memoria antica una gran quantità di parole, 
acquisire sicurezza e abilità nell'esposizione 
Apprende ad elaborare con una diversa mappa cognitiva in modo veloce,
giocare con le mille sfumature di ogni parola e perché no anche il loro sense of humor o la loro tragicità,
Risulta chiaro a questo punto che l'apprendimento va misurato non in quantità di parole ma in qualità di uso. Non c'è nulla di più fastidioso di una mamma, un papà, una nonna o chiunque altro che chiama il bambino e insiste su "fai sentire la canzoncina che sai cantare! Fai sentire come conti bene in inglese! Di a zia come si chiamano gli animali in tedesco!" Sono richieste di prestazione abbastanza inutili e con grandi possibilità di frustrazione per il bambino che io eviterei accuratamente, anche nella sua stessa lingua-madre.
Immaginate quale fatica fa il bambino nel salire sopra la sedia e farsi vedere da tutti mettendosi a cantare una canzoncina che forse ricorda a malapena e non ama (ma il genitore si, perché ne va del suo orgoglio e non della crescita del bambino) in una lingua che ancora non è sua interamente. Peggio se poi, a conclusione, la nonna aggiunge: "Visto? Io l'inglese non lo conosco ma lui è bravo!"
(Bravo a esibirsi o a parlare inglese?)

Ma non è tutto, ci sono anche genitori che si compiacciono perché con una fava due piccioni: "Il mio va a giocare ad un corso di inglese e si diverte tanto", ma perché pagare un corso di inglese quando basterebbe lasciarlo al parco con la tata per divertirsi tanto e giocare. Giocare all'aria aperta è meglio che giocare al chiuso.
È chiaro che un corso con personaggi e materiale che appassiona i bambini li rende più gioiosi ma ricordate che non vanno a giocare, vanno ad imparare una lingua e la vostra aspettativa deve essere quella di pagare un corso di lingua in cui imparano la lingua straniera e non quella di pagare un corso di lingua in cui per un'oretta almeno giocano. Cosa poi vi aspettate dal corso è scelta e responsabilità vostra l'importante è che sia chiara a voi, all'insegnante e al bambino, per evitare frustrazioni inutili a tutti.