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venerdì 21 agosto 2015

Bilinguismo e in-Lingua in età precoce: consigli per un apprendimento pratico e precoce della lingua straniera

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La fortuna vuole che io sia una donna del fare e poi mi trasformo in una donna del dire, a volte troppo velocemente. Questo mio fare che precede il dire è ciò che più di tutti mi ha aiutato ad avviare i miei figli ad una seconda lingua straniera: entrambi a tre anni erano capaci di esprimersi in egual modo in italiano e spagnolo, chiaramente se al momento possono sembrare bilingui, non sarà così in futuro per il mancato e costante contatto con la Spagna, la sua tradizione, la sua cultura e la pratica forte della lingua ma sicuramente avranno un'alta conoscenza della lingua e hanno acquisito delle abilità mentali importanti. A tre anni, entrambi hanno cominciato a prendere contatto con l'inglese, non lo conoscono allo stesso livello ma già leggo loro i primi libri.
La bambina sta per compiere sei anni e proprio ora, quando leggo in un altra lingua, comincia ad usare una spiegazione semantica che passa per la traduzione. Ahimè, sto facendo di tutto per rallentare questo processo ma è inevitabile.

Questa mia riflessione per sottolineare l'importanza di un apprendimento pratico, meglio se un apprendimento in contatto con la natura. Ho insegnato lo spagnolo giocando allo spagnolo con loro. Questo vuol dire che, pur essendo traduttrice non sono madrelingua e il più grande sforzo che ho fatto è stato acquisire lo spagnolo bambinesco. Per fare questo percorso ho letto libri e guardato film, video e cartoni per bambini in lingua (spesso di notte) per poi riproporli a loro durante il giorno. Ho cantato loro pajarito que duermes la sera prima di addormentarsi, abbiamo giocato insieme a la patacoca, abbiamo imparato a contare con un patito mueve la colita, abbiamo letto Caperucita Roja, poi Los Tres Cerditos, los Cuentos de Esopo fino al Principito. Abbiamo giocato a Veo Veo e a Cuento yo e ora stiamo ripercorrendo queste tappe in inglese ma raggiungendo i sei anni cambia il modo di apprendere.

Perché l'importanza di un apprendimento pratico? Io non sono una maestra ma sono laureata in lingue e mi sto certificando come insegnante di lingue per bambini. Quello che ho appreso e che sto apprendendo in questo mio percorso di traduttrice, mamma, educatrice e studiosa è che l'apprendimento è un processo innato in ciascuno di noi e proprio per questo è molto personale. È estremamente importante stimolarlo e garantire la propria presenza nei momenti di errore, di caduta o di smarrimento ma trovo improprio e ingiusto voler guidare in modo manipolativo l'apprendimento di un bambino. Ho giocato con loro a "apprendiamo lo spagnolo" senza grosse aspettative, non essendo io madrelingua non pensavo di ottenere grandi risultati. Invece, i miei figli mi hanno sorpreso e continuano a farlo. Non ho mai chiesto loro di cantare canzoncine mostrando agli altri il risultato, non ho mai chiesto loro di rispondermi in spagnolo anche se io mi rivolgevo in tale lingua a loro. Ho difeso a spada tratta la loro capacità di fronte ad un mondo adulto invidioso che la negava e continuerò a farlo. Loro hanno imparato praticando, senza che nessuno li sottoponesse allo stress di un apprendimento dimostrativo, come invece succede spesso nelle scuole. La scuola confonde spesso la sua competitività con l'apprendimento dei bambini fino a stressarli pur di mostrare, dimostrare e risultare migliori (scuole) di altre. Ma davvero pensate che l'apprendimento di una lingua duri un anno e in quell'anno pensate di avere la possibilità di giudicare (diverso da valutare) lo sviluppo di un bambino?

Il processo di apprendimento è innato nell'uomo ma il leggere e lo scrivere no. Specifico questa cosa perché se da una parte è vero che stimolare presto un bambino a leggere e scrivere sembra dare ottimi risultati non bisogna mai dimenticare che ciò che si deve stimolare è il suo percorso di apprendimento che può manifestarsi anche in un leggere e scrivere precoce. Cercherò di essere più chiara e semplice: un bambino messo a tavolino ogni mattina a tre anni con un foglio davanti e le letterine da calcare, riconoscere, colorare copiare e lasciato senza merenda se tarda a finire il compito assegnato probabilmente a quattro anni e mezzo comincia a leggere e scrivere il suo nome e qualche altra parola. Probabilmente è un bambino stressato. Probabilmente si sta bloccando la sua personale capacità di apprendimento. Diversamente, un bambino che a tre anni viene abituato ad ascoltare le storie, partecipa a letture condivise, gioca ad animare le storie, può interrompere con le dovute regole la maestra che legge per fare domande, probabilmente a quattro anni (ma anche prima), prende in mano i libri (meglio se illustrati coerentemente con le scritte e non con i personaggi di richiamo) e cerca di leggere, si appassiona a leggere. Prende in mano i libri e racconta, prende in mano i libri e cerca le lettere del suo nome ... a quattro anni e mezzo è possibile che cominci a riconoscere qualche parola.  Attenzione perché il bambino non sta apprendendo a leggere pensando di giocare. No, il bambino sta autonomamente apprendendo a leggere consapevole del fatto che sta cercando di leggere e non sta giocando e ciò lo soddisfa, gli da piacere e vuole andare avanti.
Ma la differenza di questo sviluppo la vedrete in età adolescenziale e non alla fine dell'anno scolastico.

L'apprendimento linguistico precoce, ovvero prima dei sei anni, avviene allo stesso modo. Il bambino sa che sta apprendendo una lingua, lo vuole fare. Non dimentichiamo che i bambini sono felici di crescere.
Se lo stimolo è interessante per lui, il bambino si aggancia e felicemente studia la lingua straniera. Vi ricordate quando si arrivava in prima media e si cominciava a studiare inglese da zero? I, you, he/she/it (neutro), we, you, they - I am, You are, He/She/It is ...
Ho capito tutto: it si usa per i cani che non vivono in famiglia, la forma verbale è sempre uguale tranne per la terza persona singolare e posso abbreviare le forme verbali meglio se verbalmente ma non per iscritto ... ho capito tutto. 
È così che si parla una lingua dunque? E quale fatica stare seduti ore e ore sui banchi e a casa a memorizzare un mondo lontanissimo da noi, per alcuni nemmeno mai visto e allora ... giù frustrazioni:
"Tu non ti applichi, tu non studi, ti metto 4 se non impari i verbi" ops "ma non erano le tabelline?" 
e professoresse fiere a testa alta perché avevano il potere di metterti quattro e farti sentire un imbecille e tu semplicemente chiedevi aiuto:
"Ma io ci ho provato tutto il giorno, non ci riesco proprio a memorizzare tutta sta roba, dopo un po' mi viene sonno".  
E allora botte anche alle famiglie che non sgridavano abbastanza i loro figli, che non li mettevano a letto presto la sera ... qualche studioso accennava al fatto che la concentrazione dopo un po' ha bisogno di distrazione, come dire che non c'è mai solo un risvolto della medaglia, ma niente da fare, il potere è un'attrazione troppo forte per rinunciarvi e la competizione tra scuole, tra professori, tra genitori ... e per fortuna qualche volta i figli giocavano a pallone insieme, altrimenti era tutto una guerra.

Ad un certo punto si è giustamente pensato di far iniziare lo studio della lingua straniera dalla prima elementare (meglio tardi che mai) ma con lo stesso metodo dell'italiano. Quindi un bambino che fino a quel momento aveva giocato in italiano, ascoltato storie in italiano, vissuto mille cose in italiano arrivava in prima elementare e veniva messo seduto con la penna in mano a copiare cento volte le vocali
"aaah che bravo, mio figli sa scrivere le vocali". 
Allo stesso modo, ma senza averne mai sentito parlare prima, viene messo su una sedia con una penna davanti a scrivere le vocali e pronunciare un alfabeto in inglese ( e certo anche i bambini inglesi apprendono così, ci dicevano a scuola).
"L'unico problema signora maestra è che mio figlio non riesce a memorizzare A = ei e poi pronuncia èppol, come lo posso aiutare?" "Si deve applicare signora, suo figlio si deve applicare di più. Invece di cento volte gli faccia scrivere la letterina duecento volte". 
Quanti di voi ricordano di essere cresciuti così e vorrebbero andare a spaccare il muso alla loro maestra?

Cari genitori se volete donare l'apprendimento della lingua straniera ai vostri figli, dovete avere pazienza, rinunciare alla competizione e alle vostre aspettative, dovete permettere loro di vivere anche a casa un piccolo contesto straniero (libri, film, audiostorie, viaggi ... quello che potete, spesso rinunciando ad altro), dovete provare a studiare anche voi (i bambini adorano fare quello che fanno i genitori), dovete collaborare con la scuola, avere un dialogo con le maestre, saperle ascoltare e saper pretendere da loro.
Non dovete pensare che sia un sacrificio ma dovete viverlo come un dono che fate ai vostri figli, ovviamente crescere un figlio è faticoso ... e se non volete faticare per loro, non fate figli: oggi si può!

Un consiglio, studiatevi i personaggi dei cartoni animati e abituate i vostri figli a guardarli nella lingua originale (così non si abituano ad una lingua tradotta). Ad esempio, Barbapapà esiste solo in francese a casa mia, Paddington solo in inglese e Caillou (benché canadese) i miei figli lo conoscono solo in spagnolo. Io ho sempre scritto per loro e con loro  delle storie che poi insieme riscrivevamo in spagnolo e ora in inglese. Usate ogni trucco che volete, anche cucinare con i vostri figli in lingua.
In bocca al lupo!


lunedì 22 giugno 2015

Bilinguismo e in-lingua in età precoce: Hocus & Lotus

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Bilinguismo e/o in-lingua, l'importante è parlare e parlarne e io sono qui oggi a parlarne con Giulia Francese, responsabile di Hocus&Lotus, i dinocroc che insegnano le lingue ai bambini, una metodologia non nuova ma ... innovativa!
Insieme a Giulia, infatti, oggi conosciamo Hocus & Lotus, due personaggi che appassioneranno i vostri figli alla scoperta di se stessi e del mondo, anche in un'altra lingua.



Giulia Francese mi spiega:
Sono la creatrice, insieme a Traute Taeschner, dei Dinocroc Hocus e Lotus. I due personaggi di fantasia, metà dinosauri e metà coccodrilli, che accompagnano i bambini nella fantastica avventura di imparare una nuova lingua.
Hocus&Lotus è un programma di insegnamento della lingua ideato dalla Prof.ssa Traute Taeschner, ordinario di Psicologia dello Sviluppo del Linguaggio e della Comunicazione all'Università di Roma. Nasce all'interno di un progetto di ricerca europea che coinvolge diverse istituzioni, tra le quali il Ministero della Pubblica Istruzione e diverse Università Europee. Il fine è ricreare in classe, attraverso e con l'insegnante, le condizioni appropriate per l'apprendimento di una nuova lingua.
La ricerca svoltasi in 120 Scuole dell'infanzia statali, è durata 3 anni, con ottimi risultati (L'insegnante Magica a cura di Traute Taeschner, Borla Editori) e si è poi prolungata in molteplici e più ampi progetti di ricerca nella scuola primaria, in famiglia, con i bambini immigrati e ora anche nel nido.
In seguito al successo della ricerca, e al fine della produzione del primo cartone animato psico-linguistico con RAI fiction, nasce la Dinocroc, casa editrice che si occupa di formazione degli insegnanti e della pubblicazione del materiale. 

Questa, come altre metodologie, riguarda l'Italia ma non solo. La pluri-nazionalità della metodologia porta a pensare che accostare lo sviluppo della seconda lingua in età precoce, deve essere importante.
Ho sottoposto a Giulia la domanda che faccio a tutti coloro che pensano all'educazione della seconda lingua per i bambini: a parte numeri, alfabeto e qualche parolina, cosa si propone di insegnare H&L ai suoi bambini nel mondo? Giulia spiega che il proposito di H&L è insegnare a parlare ai bambini. Infatti, con Hocus&Lotus, i bambini acquisiscono la nuova lingua senza "studiarla". 
"Andiamo a colmare ciò che lo studio tradizionale non apporta: l'espressione orale spontanea". Ci dice Giulia Francese.
I DinoAlunni apprendono a raccontare le storie in inglese (la lingua maggiormente diffusa ma non l'unica) e ad utilizzare il lessico acquisito in contesti nuovi e appropriati. Tutto ciò con gioia e amore verso la nuova lingua. 
"Per questo, i 'Magic Teachers', ossia gli insegnanti che con i nostri corsi diventano Esperti in Glottodidattica Infantile, devono seguire una formazione lunga e intensa (3 anni con 3 esami)". 
Uno spazio fatto di Insegnati Magici/che e di DinoAlunni/e.
Un obiettivo non facile che necessita di una forte dose di passione e tanta energia, capacità empatica e comunicativa ma, anche consapevolezza teorica. 
Dietro ogni cosa che i DinoAlunni vivono all'interno della Magic Lesson con la Teacher, c'è una ragione pedagocica specifica. Nulla è improvvisato. Bisogna dire che anche i materiali, cartoni animati, libri e CD, creati appositamente allo scopo, aiutano a far amare Hocus&Lotus ai bambini. Non sono le favole classiche, ma storie prese dal vissuto quotidiano dei bimbi, trasformati in divertenti avventure. È fondamentale che un bambino riesca a immedesimarsi in una storia per poterla ricordare e quindi raccontare.
Mi fermo un momento per guardare il cartone animato sulla nascita di Hocus (guarda il cartone animato), credo proprio il primo della serie. Immagino quanto un bambino possa essere curioso di sapere cosa verrà fuori dall'uovo e scoprire insieme a lui chi è. Mi domando se oltre a stimolare la lingua straniera, almeno questo primo cartone animato, non stimoli anche l'interesse del bambino a conoscere se stesso a prescindere dalla lingua.
A chiusura del post chiedo a Giulia se ha qualche consiglio da dare ai genitori che cercano di capire cosa proporre ai loro bambini quando pensano di avviarli alla lingua straniera.
Bisogna tenere in considerazione che i tre fattori che influiscono sull'apprendimento dei bambini sono: il metodo, l'insegnante e l'atteggiamento del genitore. Se il metodo è tradizionale, come lo sono quelli presenti nel mercato anche se si vendono diversamente, possiamo aspettarci un certo tipo di apprendimento (i colori, i giorni della settimana, presentarsi, canzoncine con rime) qualora l'insegnate sia brava. La cosa importante è che i genitori abbiano un atteggiamento positivo verso la nuova lingua e che diano ai loro figli tante e diverse occasioni di contatto. La cosa più facile? I cartoni animati: comprare i DVD e far vedere esclusivamente la versione originale e farlo INSIEME a loro, godendo INSIEME dei suoni della nuova lingua. Prima è, meglio è, e più entusiasti i genitori, più lo saranno i figli. 

E con questo INSIEME CON AMORE, LeggiCON vi lascia fino al prossimo post della serie Bilingue e in-lingua dove andremo a conoscere nuove metodologie.



martedì 9 giugno 2015

Bilinguismo e in-lingua in età precoce: cosa apprendono i bambini a lezione di inglese?

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Molto spesso mi domando "cosa apprendono i miei figli in un'altra lingua?" le risposte sono tante, poi sorrido e quando qualche mamma mi chiede un corso di una lingua straniera per bambini  le chiedo "Cosa vorrebbe che suo figlio apprendesse?" e di solito la risposta è ovvia e scontata (scontata?): "la lingua che lei insegna, ovvio!" Se ci fosse qui Micro Maselli gli chiederei di disegnare una bella linguaccia a più bandiere.
I genitori sono spesso contenti di sentire come i loro figli imparino i numeri, l'alfabeto, un centinaio di parole e due frasi ... a memoria! E così la loro capacità di apprendere e approfondire e comunicare in una lingua straniera è persa.
La questione si fa ancora più complessa se allo stesso genitore chiedo: "Ha preferenze di metodologia?", a questo punto è molto probabile che il genitore scelga un'altra insegnante ed ha ragione: la vita è già tanto complicata che nessuno vuole pagare per sottomettersi a domande imbarazzanti di difficile risposta. È proprio su questo punto che io mi fermo e specifico: bilinguismo e in-lingua in età precoce è sempre un regalo.
Ciò che il bambino in età precoce apprende, a mio avviso, ad un corso di lingua riguarda diversi aspetti, anche con un'ora a settimana. Il bambino infatti può:
aprire la mente a suoni diversi (di altra lingua) trasformando in spontaneo ciò che altri hanno etichettato come diverso, 
abituarsi ad esistere in un contesto linguistico diverso dal proprio (predisponendosi ad una maggiore apertura alla diversità) e senza passare per la traduzione (razionale), 
apprendere senza filtri razionali, già a sei anni (a volte prima) l'attitudine nell'apprendimento cambia e il tutto viene trasformato dalla razionalità e dal giudizio, 
semplicemente apprendere e immagazzinare in una memoria antica una gran quantità di parole, 
acquisire sicurezza e abilità nell'esposizione 
Apprende ad elaborare con una diversa mappa cognitiva in modo veloce,
giocare con le mille sfumature di ogni parola e perché no anche il loro sense of humor o la loro tragicità,
Risulta chiaro a questo punto che l'apprendimento va misurato non in quantità di parole ma in qualità di uso. Non c'è nulla di più fastidioso di una mamma, un papà, una nonna o chiunque altro che chiama il bambino e insiste su "fai sentire la canzoncina che sai cantare! Fai sentire come conti bene in inglese! Di a zia come si chiamano gli animali in tedesco!" Sono richieste di prestazione abbastanza inutili e con grandi possibilità di frustrazione per il bambino che io eviterei accuratamente, anche nella sua stessa lingua-madre.
Immaginate quale fatica fa il bambino nel salire sopra la sedia e farsi vedere da tutti mettendosi a cantare una canzoncina che forse ricorda a malapena e non ama (ma il genitore si, perché ne va del suo orgoglio e non della crescita del bambino) in una lingua che ancora non è sua interamente. Peggio se poi, a conclusione, la nonna aggiunge: "Visto? Io l'inglese non lo conosco ma lui è bravo!"
(Bravo a esibirsi o a parlare inglese?)

Ma non è tutto, ci sono anche genitori che si compiacciono perché con una fava due piccioni: "Il mio va a giocare ad un corso di inglese e si diverte tanto", ma perché pagare un corso di inglese quando basterebbe lasciarlo al parco con la tata per divertirsi tanto e giocare. Giocare all'aria aperta è meglio che giocare al chiuso.
È chiaro che un corso con personaggi e materiale che appassiona i bambini li rende più gioiosi ma ricordate che non vanno a giocare, vanno ad imparare una lingua e la vostra aspettativa deve essere quella di pagare un corso di lingua in cui imparano la lingua straniera e non quella di pagare un corso di lingua in cui per un'oretta almeno giocano. Cosa poi vi aspettate dal corso è scelta e responsabilità vostra l'importante è che sia chiara a voi, all'insegnante e al bambino, per evitare frustrazioni inutili a tutti.

lunedì 18 maggio 2015

Bilinguismo e in-lingua in età precoce: consapevolezza e traduzione della parola

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Ancor prima di parlare di una metodologia di acquisizione della seconda lingua straniera vorrei scrivere qualcosa sul perché, secondo me, un'approccio alla seconda lingua in età precoce è un dono prezioso per i nostri bambini e spero che anche in Italia diventi un diritto acquisito dei bambini e non sia più argomento di conflitto tra genitori e istituzioni.
Io traduco, non spesso quanto vorrei ma ho avuto la possibilità di tradurre diverse cose, alcune delle quali molto interessanti e altre meno. Cosa faccio quando guardo un testo in lingua spagnola (o inglese) e lo devo riscrivere (qualcuno direbbe trascrivere) in lingua italiana? Per qualcuno prendo un vocabolario, e controllo parola per parola che abbia riprodotto l'intero testo; per altri uso qualche applicazione di traduttore e poi affino lo stile, sempre che si possa affinare lo stile di una traduzione digitale automatica; qualcuno si rende conto del grande sforzo che un cervello fa nel compiere questa nuova scrittura di un testo in altra lingua.

Normalmente, se mi danno tempo e possibilità, sicuramente necessario per un lavoro di qualità, leggo il testo (parlo in questo caso di un testo letterario o pseudo-letterario), lo comprendo, lo analizzo, studio le parole, l'accostamento delle parole, la scelta del verbo o dell'aggettivo nella lingua madre, meglio sarebbe se potessi confrontarmi direttamente con l'autore.
Poi devo pensare al periodo storico in cui è stato scritto, al luogo geografico-politico in cui è stato scritto, al pubblico per cui è stato pensato. Analizzato tutto ciò formulo ipotesi di ri-scrittura nella seconda lingua facendo attenzione alle singole parole, al loro significato, al loro accostamento, alla scelta de verbo, dell'aggettivo. Confronto il periodo storico in cui scrivo con quello in cui il testo di origine è stato scritto, analizzo il luogo geografico-politico in cui vivo e tengo chiaro in mente a quale target si rivolge la traduzione.
Nella realtà il tradurre è molto più complesso di come lo sto descrivendo qui, ma già questo mi aiuta a porre un focus e a riflettere sul trascendente che si cela dietro ogni traduzione. 
Adesso provate ad immaginare quanto sia complesso fare questo lavoro traducendo da una lingua all'altra, c'è bisogno di intuire il significato nascosto di una parola straniera per riportarlo in italiano ma poi non si è sicuri della propria interpretazione perché manca l'esperienza pratica e la dimestichezza con la lingua.

Mi spiego meglio: se a 3 anni imparate i colori in italiano e in inglese da grande quando sentirete dire rosa, saprete a che tipo di colore si riferisce perché ricorderete la rosa che vi ha regalato vostro nonno; oppure ricorderete come pink il naso del vostro coniglietto preferito. Questo perché prima di una certa età i bambini apprendono per immagini. Apprendendo la seconda lingua da adulto vi potreste trovare di fronte a un terribile pensiero, "oddio non ricordo rosa si dice pink o red?" (ovviamente sto enfatizzando scherzosamente) o ancora "ma pink è rosa rosa o rosa fucsia?" e così via ... perché l'apprendimento è cambiato, è scattato l'apprendimento mnemonico e quando la scatola della memoria si riempie, i pezzi cominciano a cadere.
Non essendo sicuri della traduzione, né del significato della parola, figuriamoci come possiamo essere sicuri della supervisione del testo.

Torniamo ora all'apprendimento della seconda lingua in età precoce, probabilmente il bambino non sarà mai bilingue, benissimo! Che c'è di male?
Sicuramente però avrà acquisito un ricco vocabolario in età di apprendimento per immagini, in età in cui tutto ciò che entra trova un posto nella nostra storia e non si muove più. Un apprendimento viscerale e non mentale, un apprendimento consapevole.
Adesso provate ad immaginare che il vostro bambino entro i 6 anni acquisisca un vocabolario importante in un'altra lingua, nello stesso momento in cui acquisisce quello della lingua madre, immaginate un cervello che impara a camminare su due binari contemporaneamente anziché su un solo binario  ... ciuf ciuf tu tuuuuuu ciuf ciuf ... in fondo lo sappiamo che è solo una questione di buon allenamento e così un cervello che si abitua a fare il lavoro doppio in metà del tempo e con ottimi risultati ... non è un regalo questo per il vostro bambino?

Prima di lasciarvi a questa veloce riflessione vi chiedo: pensate se questo apprendimento avviene attraverso la voce della mamma, le risate del papà, le coccole di una nonna mezza sorda? Se a questo si associa una maestra magica, allora il gioco è fatto!

sabato 2 maggio 2015

Bilinguismo e in-lingua in età precoce: La Maisonnette

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La prima persona che ho conosciuto in questo tour su bilinguismo e in-lingua è Teresa Genova, fondatrice a Roma di La Maisonnette (1980), una scuola bi-lingue (italiano e francese) che negli anni '90 si conquista l'appellativo di scuola internazionale aggiungendo la lingua inglese nel suo piano formativo e diventando così una scuola tri-lingue.
La scuola (nido e materna) mi spiega la fondatrice, ha lo scopo di educare il bambino nei seguenti punti:

1) favorire lo sviluppo dell'autonomia e dell'identità
2) arricchire saperi e strategie di apprendimento
3) sollecitare lo sviluppo della creatività
4) stimolare il trilinguismo (italiano, francese, inglese) quale strumento di comunicazione e di apprendimento

A scuola, che per gli abitanti di La Masionnette è una piccola casa, i bambini guardano, toccano, odorano, ascoltano, assaggiano il mondo che diventa pensiero attraverso le azioni, le parole e l'affetto.


                                         

Molto importante per lo staff educativo di La Maisonnette sono la relazione affettiva e il rispetto dei tempi dei bambini. Lo scambio linguistico avviene NaturalMente, senza frustrazioni e senza costrizioni. A turno, diversi argomenti vengono trattati nelle diverse lingue e il bambino, NaturalMente, segue il suo personale percorso per arrivare ad una spontanea comprensione e ad un ottima capacità di comunicazione in ciascuna delle tre lingue.
A La Maisonnette, l'apprendimento passa attraverso la relazione affettiva che si instaura tra l'educatore empatico e il bambino, ma anche attraverso la collaborazione con i genitori.
Per quanto concerne le problematiche dell'apprendimento, mi conferma Teresa, non ci sono ostacoli da parte dei bambini ma soltanto qualche difficoltà con le aspettative da parte dei genitori sulla capacità di verbalizzare e sulla confusione che le tre lingue possono creare nel bambino:

Le aspettative del genitore sono molto alte, credono che il bambino inizi subito a parlare le lingue straniere e vogliono sempre essere rassicurati su quante ore fanno di inglese e francese. Sono diminuite le perplessità sulla confusione che può causare l'esposizione precoce a codici diversi fin da 1 anno di età.

Sulla confusione linguistica tanto temuta mi sento di aggiungere che qualche bambino la riporta e qualcuno no ma che molto NaturalMente la superano se non sono sottoposti a frustrazioni e pressioni, quindi tranquilli, l'apprendimento naturale di un'altra lingua è sempre un regalo che fate al vostro bambino.

mercoledì 22 aprile 2015

Bilinguismo e in-lingua in età precoce

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Quasi per gioco, quando è nata la mia prima bambina (e a seguire il secondo) ho cominciato a parlarle in spagnolo con lei, le ho cantato ea la nana invece di ninna nanna, le ho cambiato pañales e lavato el culito.
Te quiero mucho mi amor le dicevo ogni giorno e le cantavo saco una manita la hago bailar ...
A casa mia non si guarda la televisione ma si guarda ciò che io decido e insieme a lei ho studiato le parole spagnole attraverso libri e video.
Cantavamo que lo cumplas feliz ogni anno e molto altro.
Libri di disegni e parole spagnole, foto e parole spagnole, racconti per la notte e per il giorno in spagnolo. Anche el principito (il piccolo principe) abbiamo letto insieme, in spagnolo, Platero y yo, Libros sobre Salvador Dalì y Don Quijote e molto altro.
Poi, grazie alla sua e alla nostra determinazione, la mia bambina ha cominciato a frequentare una scuola spagnola.
La bambina rispondeva benissimo alle due lingue. Io non avevo cognizione reale del bilinguismo e ho pensato che per riuscire avesse bisogno di entrare in contatto con la cultura spagnola.
La bambina è andata avanti ed io ho cominciato ad interessarmi all'apprendimento delle lingue in età precoce.

Ho scoperto che il bilinguismo può essere precoce (quando l'apprendimento avviene prima dell'inizio della scuola e di uno studio più strutturato della lingua), simultaneo (quando le due lingue vengono apprese contemporaneamente), passivo (quando ci si abitua ad una seconda lingua e si è in grado di comprenderla perfettamente ma non si conosce la struttura grammaticale e non si acquisisce la competenza della scrittura) e molto altro.
Il bilinguismo, inoltre, può essere completo, parziale e addirittura monolinguistico e vi è anche una distinzione geografica nazionale e regionale ... insomma, un mondo molto più ampio di quello che io pensavo.
Esiste anche l'abitudine alla seconda lingua come ad esempio lo studio di un argomento in-lingua senza impostare rigidamente l'obbligo di esprimersi in quella lingua. Non si parla in questo caso di bilinguismo ma è comunque un'apertura mentale che il bambino in formazione riceve, una predisposizione in più rispetto alle sue future capacità e possibilità.
Sappiamo bene tutti che la cosa che più si avvicina alla utopica libertà è una scelta ampia, più puoi scegliere più puoi sentire il sapore vicino della libertà.
Così ho cominciato a chiedermi in che modo io avevo aiutato mia figlia ad apprendere la seconda lingua.

Il primo step, a mio avviso, è conoscere le possibilità e le varianti dell'apprendimento di una lingua. Sapere che in ogni caso si sta offrendo un'ottima opportunità al proprio figlio, stabilire cosa si può e si vuole fare a questo proposito.
Quando cominciai questa strada della seconda lingua, mi dicevo spesso "è inutile, i miei figli non saranno mai bilingue" e un mio amico rispondeva "benissimo, al limite sapranno parlare lo spagnolo come un gran numero di italiani che non hanno voglia di studiare, ma in questo caso parliamo della loro seconda lingua e se la ritrovano gratuitamente e senza sforzo, almeno non da parte loro", così sono andata avanti e ne sono felice.

Non vi tedierò con tutte le riflessioni che faccio da circa sei anni ma posso dire che la conclusione a cui sono giunta è che per essere un bilingue d.o.c. devi avere concezione e familiarità con le due culture di riferimento oltre che con le lingue. Ciò non toglie che puoi parlare perfettamente la seconda lingua anche senza una profonda conoscenza della cultura, basti pensare a tutte le persone che lavorano in enti organizzativi internazionali e che dopo qualche anno parlano spediti almeno 3 o 4 lingue, anche se non sempre benissimo e spesso qualcuna la scrivono male.
Volendo insistere con toni ironici e positivi è facile rendersi conto che anche solo un bilinguismo passivo può dare una chance in più alla persona. Nonostante queste mie riflessioni siano alla portata di tutti e non si tratti di nulla di profondamente complicato, in Italia ancora non si inserisce la seconda lingua a scuola (ma io aggiungerei la matematica, la musica, l'espressione artistica e perché no l'informatica; naturalmente ogni cosa rapportata all'età scolare o prescolare).

Io credo che, in primis, ciò che permette un buon apprendimento della lingua straniera, ma di qualsiasi altra materia, è una relazione affettiva felice e sincera, un insegnante deve a mio avviso necessariamente essere empatico.
L'altra componente per una buona riuscita dello sviluppo intero e integro di un bambino che affronta l'educazione scolastica è il clima accogliente e positivo che si dovrebbe creare nella scuola, intorno alla scuola, tra la scuola e i genitori, tra i genitori stessi. Un po' come Paolo ci racconta nella Scuola nel Bosco: genitori e corpo docente si incontrano senza competizione per parlare delle problematiche dei bambini e aiutarli a risolverli. Ne parlano, non si nascondono, non competono ma lavorano tutti insieme a creare una piccola società sinergica.

Sembra una follia?
Eppure io sono fermamente convinta che la differenza nell'insegnamento la fa la relazione umana.
Per quante competenze possa avere una maestra io non credo proprio che possa permettere un sano sviluppo di un bambino, non solo linguistico ma di qualsiasi tipo, se l'empatia non le appartiene. Una brava maestra non è infatti colei che ti insegna a leggere e scrivere ma è colei che ti insegna ad amare la lettura e la scrittura. Molto più esplicitamente voglio dire che sappiamo bene che ci sono state e purtroppo ci sono ancora, scuole che insegnano a leggere e scrivere a suon di punizioni, restrizioni e perché no, schiaffoni. Ma pensate voi che un bambino che viene messo in punizione, al quale viene sottratta la merenda per imparare ad essere più obbediente, il quale sente usare nei suoi confronti appellativi come "cretino", "non hai capito nulla" ecc. possa amare leggere e scrivere? Ciò nonostante, può imparare a leggere e scrivere e anche molto velocemente, per paura e non per amore.
Ma a leggere e scrivere si può apprendere anche da grandi mentre la felicità rubata a un bambino è perduta per sempre.
La prima cosa da fare, è cercare di capire cosa veramente si può fare e cosa veramente si vuole fare. Un po' come avviene per il rischio economico in cui più è alto il rischio, più è alto l'impegno richiesto, più è forte e doloroso il fallimento nel caso di non riuscita, maggiore è il grado di soddisfazione in caso di riuscita.
Dal momento che ci sono diversi gradi di bilinguismo e di apprendimento ho immaginato la possibilità di avere diversi tipi di insegnamento e così mi sto organizzando per andare a parlare con i rappresentanti di diverse scuole, metodologie e orientamenti scientifici con il desiderio di creare una piccola panoramica su come apprendere una lingua.