mercoledì 22 aprile 2015

Bilinguismo e in-lingua in età precoce

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Quasi per gioco, quando è nata la mia prima bambina (e a seguire il secondo) ho cominciato a parlarle in spagnolo con lei, le ho cantato ea la nana invece di ninna nanna, le ho cambiato pañales e lavato el culito.
Te quiero mucho mi amor le dicevo ogni giorno e le cantavo saco una manita la hago bailar ...
A casa mia non si guarda la televisione ma si guarda ciò che io decido e insieme a lei ho studiato le parole spagnole attraverso libri e video.
Cantavamo que lo cumplas feliz ogni anno e molto altro.
Libri di disegni e parole spagnole, foto e parole spagnole, racconti per la notte e per il giorno in spagnolo. Anche el principito (il piccolo principe) abbiamo letto insieme, in spagnolo, Platero y yo, Libros sobre Salvador Dalì y Don Quijote e molto altro.
Poi, grazie alla sua e alla nostra determinazione, la mia bambina ha cominciato a frequentare una scuola spagnola.
La bambina rispondeva benissimo alle due lingue. Io non avevo cognizione reale del bilinguismo e ho pensato che per riuscire avesse bisogno di entrare in contatto con la cultura spagnola.
La bambina è andata avanti ed io ho cominciato ad interessarmi all'apprendimento delle lingue in età precoce.

Ho scoperto che il bilinguismo può essere precoce (quando l'apprendimento avviene prima dell'inizio della scuola e di uno studio più strutturato della lingua), simultaneo (quando le due lingue vengono apprese contemporaneamente), passivo (quando ci si abitua ad una seconda lingua e si è in grado di comprenderla perfettamente ma non si conosce la struttura grammaticale e non si acquisisce la competenza della scrittura) e molto altro.
Il bilinguismo, inoltre, può essere completo, parziale e addirittura monolinguistico e vi è anche una distinzione geografica nazionale e regionale ... insomma, un mondo molto più ampio di quello che io pensavo.
Esiste anche l'abitudine alla seconda lingua come ad esempio lo studio di un argomento in-lingua senza impostare rigidamente l'obbligo di esprimersi in quella lingua. Non si parla in questo caso di bilinguismo ma è comunque un'apertura mentale che il bambino in formazione riceve, una predisposizione in più rispetto alle sue future capacità e possibilità.
Sappiamo bene tutti che la cosa che più si avvicina alla utopica libertà è una scelta ampia, più puoi scegliere più puoi sentire il sapore vicino della libertà.
Così ho cominciato a chiedermi in che modo io avevo aiutato mia figlia ad apprendere la seconda lingua.

Il primo step, a mio avviso, è conoscere le possibilità e le varianti dell'apprendimento di una lingua. Sapere che in ogni caso si sta offrendo un'ottima opportunità al proprio figlio, stabilire cosa si può e si vuole fare a questo proposito.
Quando cominciai questa strada della seconda lingua, mi dicevo spesso "è inutile, i miei figli non saranno mai bilingue" e un mio amico rispondeva "benissimo, al limite sapranno parlare lo spagnolo come un gran numero di italiani che non hanno voglia di studiare, ma in questo caso parliamo della loro seconda lingua e se la ritrovano gratuitamente e senza sforzo, almeno non da parte loro", così sono andata avanti e ne sono felice.

Non vi tedierò con tutte le riflessioni che faccio da circa sei anni ma posso dire che la conclusione a cui sono giunta è che per essere un bilingue d.o.c. devi avere concezione e familiarità con le due culture di riferimento oltre che con le lingue. Ciò non toglie che puoi parlare perfettamente la seconda lingua anche senza una profonda conoscenza della cultura, basti pensare a tutte le persone che lavorano in enti organizzativi internazionali e che dopo qualche anno parlano spediti almeno 3 o 4 lingue, anche se non sempre benissimo e spesso qualcuna la scrivono male.
Volendo insistere con toni ironici e positivi è facile rendersi conto che anche solo un bilinguismo passivo può dare una chance in più alla persona. Nonostante queste mie riflessioni siano alla portata di tutti e non si tratti di nulla di profondamente complicato, in Italia ancora non si inserisce la seconda lingua a scuola (ma io aggiungerei la matematica, la musica, l'espressione artistica e perché no l'informatica; naturalmente ogni cosa rapportata all'età scolare o prescolare).

Io credo che, in primis, ciò che permette un buon apprendimento della lingua straniera, ma di qualsiasi altra materia, è una relazione affettiva felice e sincera, un insegnante deve a mio avviso necessariamente essere empatico.
L'altra componente per una buona riuscita dello sviluppo intero e integro di un bambino che affronta l'educazione scolastica è il clima accogliente e positivo che si dovrebbe creare nella scuola, intorno alla scuola, tra la scuola e i genitori, tra i genitori stessi. Un po' come Paolo ci racconta nella Scuola nel Bosco: genitori e corpo docente si incontrano senza competizione per parlare delle problematiche dei bambini e aiutarli a risolverli. Ne parlano, non si nascondono, non competono ma lavorano tutti insieme a creare una piccola società sinergica.

Sembra una follia?
Eppure io sono fermamente convinta che la differenza nell'insegnamento la fa la relazione umana.
Per quante competenze possa avere una maestra io non credo proprio che possa permettere un sano sviluppo di un bambino, non solo linguistico ma di qualsiasi tipo, se l'empatia non le appartiene. Una brava maestra non è infatti colei che ti insegna a leggere e scrivere ma è colei che ti insegna ad amare la lettura e la scrittura. Molto più esplicitamente voglio dire che sappiamo bene che ci sono state e purtroppo ci sono ancora, scuole che insegnano a leggere e scrivere a suon di punizioni, restrizioni e perché no, schiaffoni. Ma pensate voi che un bambino che viene messo in punizione, al quale viene sottratta la merenda per imparare ad essere più obbediente, il quale sente usare nei suoi confronti appellativi come "cretino", "non hai capito nulla" ecc. possa amare leggere e scrivere? Ciò nonostante, può imparare a leggere e scrivere e anche molto velocemente, per paura e non per amore.
Ma a leggere e scrivere si può apprendere anche da grandi mentre la felicità rubata a un bambino è perduta per sempre.
La prima cosa da fare, è cercare di capire cosa veramente si può fare e cosa veramente si vuole fare. Un po' come avviene per il rischio economico in cui più è alto il rischio, più è alto l'impegno richiesto, più è forte e doloroso il fallimento nel caso di non riuscita, maggiore è il grado di soddisfazione in caso di riuscita.
Dal momento che ci sono diversi gradi di bilinguismo e di apprendimento ho immaginato la possibilità di avere diversi tipi di insegnamento e così mi sto organizzando per andare a parlare con i rappresentanti di diverse scuole, metodologie e orientamenti scientifici con il desiderio di creare una piccola panoramica su come apprendere una lingua.