venerdì 21 agosto 2015

Bilinguismo e in-Lingua in età precoce: consigli per un apprendimento pratico e precoce della lingua straniera

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La fortuna vuole che io sia una donna del fare e poi mi trasformo in una donna del dire, a volte troppo velocemente. Questo mio fare che precede il dire è ciò che più di tutti mi ha aiutato ad avviare i miei figli ad una seconda lingua straniera: entrambi a tre anni erano capaci di esprimersi in egual modo in italiano e spagnolo, chiaramente se al momento possono sembrare bilingui, non sarà così in futuro per il mancato e costante contatto con la Spagna, la sua tradizione, la sua cultura e la pratica forte della lingua ma sicuramente avranno un'alta conoscenza della lingua e hanno acquisito delle abilità mentali importanti. A tre anni, entrambi hanno cominciato a prendere contatto con l'inglese, non lo conoscono allo stesso livello ma già leggo loro i primi libri.
La bambina sta per compiere sei anni e proprio ora, quando leggo in un altra lingua, comincia ad usare una spiegazione semantica che passa per la traduzione. Ahimè, sto facendo di tutto per rallentare questo processo ma è inevitabile.

Questa mia riflessione per sottolineare l'importanza di un apprendimento pratico, meglio se un apprendimento in contatto con la natura. Ho insegnato lo spagnolo giocando allo spagnolo con loro. Questo vuol dire che, pur essendo traduttrice non sono madrelingua e il più grande sforzo che ho fatto è stato acquisire lo spagnolo bambinesco. Per fare questo percorso ho letto libri e guardato film, video e cartoni per bambini in lingua (spesso di notte) per poi riproporli a loro durante il giorno. Ho cantato loro pajarito que duermes la sera prima di addormentarsi, abbiamo giocato insieme a la patacoca, abbiamo imparato a contare con un patito mueve la colita, abbiamo letto Caperucita Roja, poi Los Tres Cerditos, los Cuentos de Esopo fino al Principito. Abbiamo giocato a Veo Veo e a Cuento yo e ora stiamo ripercorrendo queste tappe in inglese ma raggiungendo i sei anni cambia il modo di apprendere.

Perché l'importanza di un apprendimento pratico? Io non sono una maestra ma sono laureata in lingue e mi sto certificando come insegnante di lingue per bambini. Quello che ho appreso e che sto apprendendo in questo mio percorso di traduttrice, mamma, educatrice e studiosa è che l'apprendimento è un processo innato in ciascuno di noi e proprio per questo è molto personale. È estremamente importante stimolarlo e garantire la propria presenza nei momenti di errore, di caduta o di smarrimento ma trovo improprio e ingiusto voler guidare in modo manipolativo l'apprendimento di un bambino. Ho giocato con loro a "apprendiamo lo spagnolo" senza grosse aspettative, non essendo io madrelingua non pensavo di ottenere grandi risultati. Invece, i miei figli mi hanno sorpreso e continuano a farlo. Non ho mai chiesto loro di cantare canzoncine mostrando agli altri il risultato, non ho mai chiesto loro di rispondermi in spagnolo anche se io mi rivolgevo in tale lingua a loro. Ho difeso a spada tratta la loro capacità di fronte ad un mondo adulto invidioso che la negava e continuerò a farlo. Loro hanno imparato praticando, senza che nessuno li sottoponesse allo stress di un apprendimento dimostrativo, come invece succede spesso nelle scuole. La scuola confonde spesso la sua competitività con l'apprendimento dei bambini fino a stressarli pur di mostrare, dimostrare e risultare migliori (scuole) di altre. Ma davvero pensate che l'apprendimento di una lingua duri un anno e in quell'anno pensate di avere la possibilità di giudicare (diverso da valutare) lo sviluppo di un bambino?

Il processo di apprendimento è innato nell'uomo ma il leggere e lo scrivere no. Specifico questa cosa perché se da una parte è vero che stimolare presto un bambino a leggere e scrivere sembra dare ottimi risultati non bisogna mai dimenticare che ciò che si deve stimolare è il suo percorso di apprendimento che può manifestarsi anche in un leggere e scrivere precoce. Cercherò di essere più chiara e semplice: un bambino messo a tavolino ogni mattina a tre anni con un foglio davanti e le letterine da calcare, riconoscere, colorare copiare e lasciato senza merenda se tarda a finire il compito assegnato probabilmente a quattro anni e mezzo comincia a leggere e scrivere il suo nome e qualche altra parola. Probabilmente è un bambino stressato. Probabilmente si sta bloccando la sua personale capacità di apprendimento. Diversamente, un bambino che a tre anni viene abituato ad ascoltare le storie, partecipa a letture condivise, gioca ad animare le storie, può interrompere con le dovute regole la maestra che legge per fare domande, probabilmente a quattro anni (ma anche prima), prende in mano i libri (meglio se illustrati coerentemente con le scritte e non con i personaggi di richiamo) e cerca di leggere, si appassiona a leggere. Prende in mano i libri e racconta, prende in mano i libri e cerca le lettere del suo nome ... a quattro anni e mezzo è possibile che cominci a riconoscere qualche parola.  Attenzione perché il bambino non sta apprendendo a leggere pensando di giocare. No, il bambino sta autonomamente apprendendo a leggere consapevole del fatto che sta cercando di leggere e non sta giocando e ciò lo soddisfa, gli da piacere e vuole andare avanti.
Ma la differenza di questo sviluppo la vedrete in età adolescenziale e non alla fine dell'anno scolastico.

L'apprendimento linguistico precoce, ovvero prima dei sei anni, avviene allo stesso modo. Il bambino sa che sta apprendendo una lingua, lo vuole fare. Non dimentichiamo che i bambini sono felici di crescere.
Se lo stimolo è interessante per lui, il bambino si aggancia e felicemente studia la lingua straniera. Vi ricordate quando si arrivava in prima media e si cominciava a studiare inglese da zero? I, you, he/she/it (neutro), we, you, they - I am, You are, He/She/It is ...
Ho capito tutto: it si usa per i cani che non vivono in famiglia, la forma verbale è sempre uguale tranne per la terza persona singolare e posso abbreviare le forme verbali meglio se verbalmente ma non per iscritto ... ho capito tutto. 
È così che si parla una lingua dunque? E quale fatica stare seduti ore e ore sui banchi e a casa a memorizzare un mondo lontanissimo da noi, per alcuni nemmeno mai visto e allora ... giù frustrazioni:
"Tu non ti applichi, tu non studi, ti metto 4 se non impari i verbi" ops "ma non erano le tabelline?" 
e professoresse fiere a testa alta perché avevano il potere di metterti quattro e farti sentire un imbecille e tu semplicemente chiedevi aiuto:
"Ma io ci ho provato tutto il giorno, non ci riesco proprio a memorizzare tutta sta roba, dopo un po' mi viene sonno".  
E allora botte anche alle famiglie che non sgridavano abbastanza i loro figli, che non li mettevano a letto presto la sera ... qualche studioso accennava al fatto che la concentrazione dopo un po' ha bisogno di distrazione, come dire che non c'è mai solo un risvolto della medaglia, ma niente da fare, il potere è un'attrazione troppo forte per rinunciarvi e la competizione tra scuole, tra professori, tra genitori ... e per fortuna qualche volta i figli giocavano a pallone insieme, altrimenti era tutto una guerra.

Ad un certo punto si è giustamente pensato di far iniziare lo studio della lingua straniera dalla prima elementare (meglio tardi che mai) ma con lo stesso metodo dell'italiano. Quindi un bambino che fino a quel momento aveva giocato in italiano, ascoltato storie in italiano, vissuto mille cose in italiano arrivava in prima elementare e veniva messo seduto con la penna in mano a copiare cento volte le vocali
"aaah che bravo, mio figli sa scrivere le vocali". 
Allo stesso modo, ma senza averne mai sentito parlare prima, viene messo su una sedia con una penna davanti a scrivere le vocali e pronunciare un alfabeto in inglese ( e certo anche i bambini inglesi apprendono così, ci dicevano a scuola).
"L'unico problema signora maestra è che mio figlio non riesce a memorizzare A = ei e poi pronuncia èppol, come lo posso aiutare?" "Si deve applicare signora, suo figlio si deve applicare di più. Invece di cento volte gli faccia scrivere la letterina duecento volte". 
Quanti di voi ricordano di essere cresciuti così e vorrebbero andare a spaccare il muso alla loro maestra?

Cari genitori se volete donare l'apprendimento della lingua straniera ai vostri figli, dovete avere pazienza, rinunciare alla competizione e alle vostre aspettative, dovete permettere loro di vivere anche a casa un piccolo contesto straniero (libri, film, audiostorie, viaggi ... quello che potete, spesso rinunciando ad altro), dovete provare a studiare anche voi (i bambini adorano fare quello che fanno i genitori), dovete collaborare con la scuola, avere un dialogo con le maestre, saperle ascoltare e saper pretendere da loro.
Non dovete pensare che sia un sacrificio ma dovete viverlo come un dono che fate ai vostri figli, ovviamente crescere un figlio è faticoso ... e se non volete faticare per loro, non fate figli: oggi si può!

Un consiglio, studiatevi i personaggi dei cartoni animati e abituate i vostri figli a guardarli nella lingua originale (così non si abituano ad una lingua tradotta). Ad esempio, Barbapapà esiste solo in francese a casa mia, Paddington solo in inglese e Caillou (benché canadese) i miei figli lo conoscono solo in spagnolo. Io ho sempre scritto per loro e con loro  delle storie che poi insieme riscrivevamo in spagnolo e ora in inglese. Usate ogni trucco che volete, anche cucinare con i vostri figli in lingua.
In bocca al lupo!