lunedì 31 agosto 2015

Bilinguismo e In-Lingua in età precoce: perché leggere in lingua straniera

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Dopo aver parlato delle difficoltà dell'insegnamento/apprendimento della lingua straniera di qualche anno fa (leggi il post), voglio raccontarvi come leggere in lingua straniera ai vostri bambini sin da piccoli sia un generoso atto di amore.
Si diffonde sempre più l'attitudine alla lettura precoce. La lettura ad alta voce (a partire dai 6 mesi di vita) risulta uno strumento di relazione altamente funzionale che aiuta ad attivare/sviluppare aree cerebrali dell'apprendimento ma anche della conoscenza. Una relazione fondata sul piacere e non sul dovere, il piacere di stare con il proprio figlio, con il proprio nipote, con i bambini. Il piacere di leggere loro, fa nascere in loro il piacere all'ascolto e in seguito alla lettura.
Il lavoro costante e strutturato di alcuni pediatri del mondo in collaborazione con Nati per Leggere hanno fatto si che questa idea si diffondesse (devo dire a fatica) anche in Italia.

Nel prendere in mano un libro da leggere ai vostri bambini, ricordate che quando si parla di lettura in età precoce, non si intende dire
"insegnate ai vostri figli a leggere a due anni così da grandi saranno avvantaggiati" 
Piuttosto si cerca di aiutare a capire come l'uso della lettura-relazionale sia di stimolo alla loro curiosità, alla loro creatività, alla loro fantasia.
Stimoli che accompagnano il bambino verso il desiderio di imparare a leggere e quindi a scrivere, stimoli che abituano il bambino alla lettura percependola come naturale e piacevole, stimoli che invogliano il bambino a leggere lui stesso e quindi al desiderio di autonomia, stimoli che portano i bambini in altri mondi fatti di dame e cavalieri, di foreste e mari in tempesta, di città e tradizioni, religioni e colori diversi dai suoi, stimoli che regalano al bambino parole, fantasia, canali, desideri, autostima ... Leggete La Fabbrica delle Parole e capirete voi stessi.

Tutto questo non significa che dovete dare dei libri ai vostri bambini e obbligarli a provare a leggere e punirli o frustrarli laddove non riescono.
Significa dedicare del tempo quotidiano,  dai 15 ai 40 minuti, alla lettura con i vostri figli: leggendo loro, leggendo con loro, ascoltando le loro domande e fornendo loro risposte.
E se non potete voi, possono i nonni, gli zii o le tate.
Meglio se lasciate che possano sfogliare, guardare, toccare e anche rompere i libri.
Leggere con bambini con disturbi di linguaggio o di apprendimento non è una cura ma sicuramente un notevole aiuto.

Io leggevo ai miei bambini già quando erano in culla.
Mio figlio ha avuto problemi di salute che lo hanno portato ad una sordità temporanea dai 4 ai 6 mesi di vita, un periodo importante per lo sviluppo del linguaggio. Continuavo a leggere con lui, guardavamo insieme le illustrazioni di bellissimi albi, lui era curioso e felice. A un anno e mezzo parlava perfettamente, come se il disturbo non ci fosse mai stato. Ovviamente non è magia e il bambino è stato anche ben curato (lo devo dire grazie alla professionalità, bravura e presenza del dottor F. Marolla, mi perdoni per questa citazione) ma tutt'ora prende in mano gli stessi libri, mi sorride, mi abbraccia e mi chiede di leggerli con gli occhi dell'amore.
A volte mi interrompe e finisce lui di leggere/raccontare la storia, lui ha quasi 4 anni.

A questo punto, la mia idea di creare una familiarità con la lingua straniera in età precoce (da 0 a 3 anni) e la mia idea che leggere sia uno strumento di supporto allo sviluppo del bambino sin dalla nascita si incontrano e si fondano nel pensiero che si potrebbe cominciare a leggere in lingua ai bambini in età precoce.
Anche in due lingue diverse in due momenti diversi.
Li aiuta ad affrontare un futuro percorso di studio (percorso scolastico di qualsiasi livello) con più sicurezza e maggiore desiderio, frutto di quella familiarità piacevole che si è creata all'interno dello spazio lettura.

Alcune mamme coraggiose hanno investito in questo percorso chiedendomi di andare a leggere in lingua ai loro bambini una o due volte la settimana, ora mi sorridono orgogliose del rendimento scolastico e del grado di autostima sviluppato nei loro figli.
Non dimentichiamo che l'autostima dei nostri figli è la chiave del loro futuro successo e non il saper leggere o scrivere in età precoce, per questo si condivide non si insegna. Lasciamo che all'insegnamento pensino maestri e professori.

Cari genitori ciascuno di noi fa errori, è stanco, non si accorge di, non capisce, prende la decisione sbagliata, sgrida la volta sbagliata e da anche una sculacciata di troppo perché quello che affrontiamo con i nostri figli è un percorso in continuo sviluppo per entrambi.
L'importante è saper tornare indietro e ricominciare laddove ci si accorge di aver intrapreso il cammino sbagliato.
Il bambino cresce insieme al genitore, che cresce col bambino.
Il bambino ha l'idea che il genitore sia perfetto e sappia tutto ma un genitore deve ricordare (pur offrendo questa percezione) che non è così la realtà e che lo sviluppo sano ed educato del bambino (e del genitore) sta nella relazione umana e non nelle linee guida di nessun credo medico/religioso/spirituale/culturale/...
Custodiamo la relazione umana, non la trasformiamo in un manuale d'uso, e molti nodi si scioglieranno.