venerdì 11 marzo 2016

DSA e BES sono i benvenuti nel magico mondo di Hocus&Lotus

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Da un po' mi sto interessando al significato delle sigle DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento) e BES (Bambini con Bisogni Educativi Speciali), ma anche HSP (High Sensitive Persons) ovvero PAS (Persone Altamente Sensibili) e mi domando: possono delle sigle condizionare tanto la vita di un bambino?
Soprattutto mi domando, davvero pensiamo che essere etichettati come DSA o come BES o PAS possa avere una connotazione negativa?
E se invece ci chiedessimo cosa vuol dire davvero?
Nel percorso di studi gestalt ricordo ancora che uno degli esercizi più difficili che facevamo riguardava l'allenamento ad osservare un evento senza giudicarlo.
Finalmente oggi il modello educativo sta cambiando, la possibilità di usare mezzi digitali non fa più paura ai genitori.
È finalmente giunto il momento di un'educazione completa e non nozionistica.
Basta annoiare e demotivare i bambini con nozioni a memoria e noiose ripetizioni, anche i bambini possono dibattere su un libro (ovviamente con i loro mezzi e le loro possibilità) e non saranno frustrati da un giudizio o da un compito non portato a termine.
Lo scambio e la condivisione di nozioni ma anche di valori tra bambini mediati da adulti responsabili e professionisti, capaci di diversificare il lavoro in base alle possibilità del bambino, li aiuterà a crescere responsabili e critici.
I materiali sono più moderni, coinvolgenti e sicuramente meno noiosi ma, cosa più importante, finalmente si è capito che una scuola che non passa per la relazione umana positiva, affettiva e felice non insegna null'altro che noia e frustrazione.
Basta persone insicure che si nascondo dietro a giudizi frettolosi e insignificanti:
"Ma hai visto quello come si veste?"
"Hai sentito che dice? Quella è pazza"
Pettegolezzi!
L'apprendimento e la crescita dei nostri figli è altra cosa.
Schematizzo velocemente per mettere a confronto, senza metodo scientifico (e per questo sono pronta a ricevere ufficiali correzioni), le caratteristiche della dislessia e le caratteristiche di un bambino con Bisogni Educativi Speciali (spesso temporanei ma che se lasciati al caso potrebbero diventare permanenti) ad esempio causati dal suo trasferimento in altra nazionalità:

Un bambino dislessico è colui che acquisisce le nozioni in modo più lento, così come è più lento per l'apprendimento motorio di alcune azioni che a noi sembrano semplici, come ad esempio allacciarsi le scarpe. Ha difficoltà con la memoria a breve e lungo termine e con la scrittura in minuscolo o in corsivo. Questa sua diversa via dell'apprendimento lo rende spesso ansioso di fronte alle alte aspettative di genitori/maestri/professori, il suo non raggiungimento degli obiettivi comuni lo porta alla bassa autostima, la sua rabbia sconsolata a volte sfocia nella depressione, si avvia verso l'infelicità e invece, magari, è più intelligente di altri e nessuno lo aiuta a trovare la sua strada.

Un bambino con Bisogni Educativi Speciali (ad esempio a causa di un trasferimento da una nazione ad un'altra, situazione dunque in cui perde i punti di riferimento e se ne deve costruire altri, deve apprendere nuovi usi e costumi e spesso una nuova lingua, farsi dei nuovi amici ecc) può avere difficoltà di comprensione delle regole, delle lezioni, della semplice socializzazione con i compagni. Spaesato in un contesto culturale che non conosce, con poche (spesso solo i genitori), pochissime persone di riferimento, nessun amico di cui fidarsi o con cui condividere le proprie emozioni oltre che i propri giochi. Se non adeguatamente supportati da professionisti capaci ed esperti quali le maestre e i professori di oggi sono chiamati ad essere, da genitori consapevoli e nel caso da un temporaneo supporto psicologico, la nostalgia per i luoghi e gli affetti lasciati possono spingere i bambini verso l'isolamento, verso una bassa autostima, verso l'infelicità. Un'infelicità che pagherà cara tutta la vita, spesso per una scuola svogliata, per genitori stanchi e sopraffatti anche loro dal cambiamento, e per molto altro, perché poi nella vita c'è sempre molto altro rispetto alla teoria.

Un bambino con un'Alta Sensibilità Emotiva che viene trattato con la stessa superficialità con cui si tratta un bambino incurante dell'emotività arriva a piangere anche più volte al giorno, arriva ad aver paura di parlare, di esprimersi, di raccontare, di divertirsi.
Un bambino spinto maniacalmente a mangiare tutto, anche ciò che non gli piace instaura un rapporto di dolore con il cibo e può formare con il tempo diverse forme di disturbi alimentari, anche gravi.
Un bambino con un'Alta Sensibilità deve imparare a condividere e a gestire questa densa attività emotiva che da una parte lo porta ad avere spesso un QI molto alto (principalmente perché usano più canali ricettivi alla volta) e dall'altra richiede tempi lunghi di gestione ed elaborazione.

Come sapete i miei studi e le mie ricerche vertono principalmente sull'apprendimento della lingua straniera, a tal proposito mi sento di dire quanto segue.
Letture condivise di meravigliosi albi illustrati in italiano arricchiscono la propria lingua e stimolano la fantasia dei bambini.
Letture condivise di libri che hanno segnato la storia della letteratura infantile, ci portano dentro altri mondi e ci permettono di apprendere come mettersi nei panni del prossimo.
Quanti bei libri illustrati di Pinocchio conosciamo?
Spero tanti.
Ma finora nessuno mi ha mai trascinato in un mondo altro da me così intensamente come le prime righe del testo di Carlo Collodi (e se poi a leggerle è Antonella, referente FVG di NpL, potete anche addormentarvi come bambini, è meravigliosa):
Come andò che Maestro Ciliegia, falegname trovò un pezzo di legno che piangeva e rideva come un bambino. 
-C'era una volta ...
- Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori.
- No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d'inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome mastr'Antonio, se non che tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura.
È subito chiaro che in questo caso non servono illustrazioni (che comunque ben vengano perché spesso sono belle come quadri d'autore) perché la narrazione dell'autore è già di suo una illustrazione.
Adesso vi chiedo di riflettere, immaginate di prendere il libro di Pinocchio, sedere in terra circondato da 10/15 bambini di diverse età, diverso sesso, diverse capacità e/o etichetta.
Con voce calma, bassa, concentrata leggete Pinocchio e sparite nel suo mondo.
È subito chiaro che un bambino BES acquisirà una conoscenza diversa da quella di Tizio e Caio. Così anche il bambino DSA farà i conti con un'esperienza ed un'apprendimento diverso. E ora vi chiedo, siete sicuri che Tizio e Caio siano passati per la stessa identica acquisizione di nozioni? Oppure anche loro hanno percepito e sperimentato un'esperienza unica e diversa?
Prima iniziamo a leggere ad un bambino, in modo caldo amorevole e relazionale, più parole, spunti, messaggi, nozioni, attitudini ... il bambino sperimenta rispetto alla vita, anche se in modo non del tutto consapevole.
I bambini si innamorano subito della lettura, della lettura teatrale ma anche della lettura espressiva, ma anche della lettura semplice.
Se questa stessa magia noi la usiamo per leggere con loro in altre lingue piano piano (ma non troppo piano) vi accorgerete che impareranno ad amare la seconda lingua e questo li invoglierà a rileggere la storia, a comprendere, a sforzarsi senza sentire il peso dello studio, senza manifestare dolore per un'altra lunga e noiosa giornata.
Quando si legge si può fare una lettura alternata in più lingue ma, non serve tradurre parola per parola, soprattutto se si legge a bambini sotto i tre anni.
Acquisiranno attraverso le nostre espressioni, reazioni, desideri.
Funziona bene per Tizio, Caio, Il bambino BES, PSA, DSA ecc...
Esistono oggi metodologie di gran lunga superiori alle schede a risposta multiple o ai cruciverba di paperino per apprendere una lingua straniera.
Hocus&Lotus (il metodo del Format Narrativo della professoressa Traute Taeschner)  è uno di questi, almeno è quello in cui io credo e che ho scelto.
Permette a tutti di partecipare e di apprendere in base al personale impegno e possibilità senza frustrazioni. Volete mettere un bambino con sindrome di down che, sicuramente in percentuale inferiore a Tizio e Caio, ma sicuramente in modo autonomo arriva a raccontare una storia completa in una seconda lingua straniera? Sicuramente deciderà che vale la pena andare avanti nello studio e nella vita e non sceglierà di abbattersi solo perché diverso.
Nulla vale di più della felicità e dell'autostima dei bambini, a casa come a scuola.
Un cerchio in cui tutti sono uguali, almeno nei diritti e nei doveri.
Una narrazione espressiva con gesti studiati e migliorati nel corso degli anni per richiamare e fissare archetipi che appartengono a tutti noi in tutte le lingue. Una relazione umana magica che riporta alla primordiale felicità dell'amore materno.
Storie divertenti.
Parole e rumori che stimolano la dizione e la pronuncia.
Un vocabolario naturale e vasto.
La voglia di condividere perché nessun errore è punibile, frustrante o umiliante ... e magicamente tutti volano verso un'altra lingua: Tizio, Caio, PAS, BES, DSA, Hocus, Lotus, Frog, Duck, Rat ... e le Magic Teachers.
Se poi volano anche i genitori allora l'apprendimento è ottimale per tutti e nessun soldo è sprecato.
Per fortuna ormai tutti hanno capito che dietro alle frustrazioni imposte ad un bambino, alle punizioni, alla rigidità ci sono persone insoddisfatte e insicure, spesso incapaci e irresponsabili.
Adulti, troppo adulti.
Per fortuna oggi si va oltre.