venerdì 11 novembre 2016

Un'anima inquieta che trova pace nella natura. Mostra multimediale di Van Gogh

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Come era prevedibile leggendo i miei precedenti post, non potevo mancare alla mostra multimediale su Van Gogh che ha aperto le porte il 25.10.2016 a Roma, al Palazzo degli Esami.
Come molte altre persone anche io mi aspettavo di trovare più quadri.
Ma sono uscita dalla mostra soddisfatta del prezzo pagato.
Infatti, a mio avviso, non è una mostra di Van Gogh ma è su Van Gogh.

Lo scenario iniziale è molto lineare, tranquillo, silenzioso.
La riproduzione reale della camera dell'autore.
Pochi quadri esposti.
La storia del senso della mostra.
Le prime immagini multimediali di grandi dimensioni prima della vera esposizione.

Vorrei sottolineare che non è affatto una esposizione tradizionale.
È un affascinante, coinvolgente ed emozionante viaggio nella mente di Vincent Van Gogh.
Un uomo spinto dalla passione più che dalla razionalità, alla continua ricerca dell'amore forte, a tratti violento, che si placa nell'immensità della natura assorbita da sguardi penetranti.
Il giallo che rappresenta il sole.
Il sole che rappresenta la vita.
La notte buia entra nel nostro inconscio e scova la nostra vera natura.


Qualcuno che ha saputo dare un senso ai colori della natura, o della vita, più che all'economia.
Una storia sempre in bilico tra il sano e il malato.
Tra l'amore e la paura.
Tra la gioia e l'odio.
Immagini giganti in un accogliente buio.

Ogni periodo della sua vita è veicolato da immagini, musica, parole silenziose.

Parole dello stesso autore, tratte dalle sue lunghe lettere al fratello e altro.


Mi ha ricordato il viaggio che si intraprende quando si va in un planetario ci si sdraia a terra.
Silenziosi ci si immerge nelle stelle accompagnati da suoni e dalla voce esperta.



Così come in un planetario sembra di navigare tra le stelle a portata di mano, lo stesso viaggio ho pensato di fare nella coscienza di Van Gogh.

Pur non essendo un'esperta di arte, ora sento di conoscerlo nel suo intimo.
Sarà vero? Chi può dirlo.
Si sa, l'arte è bella ma fa paura proprio perché parla direttamente al nostro animo e ci mostra realtà che diversamente non vedremmo.

Alcuni pensano che la felicità sia poter fare rumore, ridere ad alta voce, sbattere, urlare, lanciare ... io penso che comprendere a fondo il senso della vita di una persona così profonda sia felicità.
Una felicità silenziosa, catartica, cosmica ... e non sono l'unica a pensarla così.

                                               

I bambini entrando hanno riconosciuto alcune delle opere dell'autore e a tratti provavano a far parte delle immagini inserendo le loro ombre.

Correvano ridendo nella notte stellata come la Lucertola Berta (ArteBambini) e riconoscevano i colori della camera di Van Gogh il Pirata dei Colori (leggi il post).

Se qualche volta, queste ombre di bambini sono incorse a coprire le immagini, chiedo scusa a tutti quegli adulti in piedi e seduti composti che giustamente si godevano il viaggio,  ma per fortuna oggi sempre di più, i bambini sono ammessi a godere di tali privilegi.
Ce n'erano diversi alla mostra e questo mi ha fatto molto piacere.

Le sale, dove anche cielo e terra co-operano a farci entrare nella dimensione mentale dell'autore, sono poche ma grandiose e nessuna fotografia può descrivere la meraviglia di questo viaggio.






Forse l'immagine del bambino che non ha saputo resistere alla tentazione e che ha cercato di entrare nel quadro quando, agli occhi suoi, immense bolle di sapone gorgogliavano è la cosa che più di tutti può spiegare quanto sia affascinante questo nuovo modo di esporre.

Multimediale o reale, gli sguardi inquietanti dipinti da Van Gogh, sguardi che ti penetrano e che si fanno penetrare fino in fondo all'animo altrui, all'animo nostro, restano sconvolgenti.

                                                 


Spero un giorno di ricevere un invito per una mostra digitale di questo genere aperta a soli bambini.
Mostra all'interno della quale, i bambini possono osservare, giocare con le ombre, toccare e perché no, anche dipingere e sporcare.

Alla prossima mostra
Silvia