martedì 5 gennaio 2016

Educazione al bilinguismo: è la relazione che fa la differenza

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Da quando sono piccola i miei genitori cercano con i loro mezzi di insegnarmi una seconda lingua. Ricordo che sostenevano che apprendere le lingue da piccoli era meglio che farlo da grandi e tanto lo credevano che mia madre, quando facevo la prima elementare, ha convinto una mamma bilingue di un mio compagno, d'accordo con la maestra e le altre mamme, a farsi pagare per insegnarci un'ora a settimana inglese. Erano gli anni '70 e mi ci sono voluti circa 40 anni per capire la lotta che mia madre aveva cominciato a portare avanti per me, per la mia cultura e per la mia libertà. Eppure lei non parlava inglese, eppure lei non era laureata e non era una maestra ... era solo intelligente.

Forse per questo motivo ho studiato inglese e francese alle scuole superiori (con soggiorni in Francia e in Inghilterra), ho studiato inglese e spagnolo all'Università (con soggiorni in Inghilterra, Spagna e Finlandia), ho continuato a studiare le lingue fino a diventare quello che sono: Traduttrice e Magic Teacher Hocus&Lotus.
Ricordo ancora la fatica di studiare e capire: parole, grammatica, modi di dire, regole ed eccezioni, la pronuncia. Ho pensato spesso "non ce la farò mai" tutto scollegato, apprendere ogni pezzo per poi un domani, quando li conosci tutti, metterli insieme. Una follia eppure...

Sono diventata madre abbastanza tardi (per fortuna lo sono diventata) e da subito ho deciso di continuare con l'ideologia del bilinguismo precoce ma in modo più strutturato. Dico strutturato perché la consapevolezza è venuta solo dopo, grazie ai miei meravigliosi figli e per fortuna con il sostegno di mio marito che ha creduto in me.
Io non potevo avere figli ma lo stesso arriva la prima. Lei nella culla, io da sola seduta davanti al mio computer, davanti ad una traduzione. Ho guardato mia figlia e mi sono chiesta:
"E ora che faccio?" 
le mie risposte sono state forse bizzarre ma mi hanno portato lontano. Mi sono risposta:
"Le leggo qualche libro e le canto qualche canzoncina, male non le fa sicuramente".  
 Così tra una poppata e l'altra ho cominciato a leggerle e a cantarle. Sembrava felice. Poi, ancora, mi sono chiesta:
"E se lo facessi in un'altra lingua? Io migliorerei la mia conoscenza facendole compagnia e magari a lei rimane qualche parolina". 
Così bambina in fascia e quasi sempre attaccata al seno ho cominciato a leggere e cantare in spagnolo e anche in inglese.
Cresceva ed era felice e capiva, così cominciai a parlarle in spagnolo e mio marito, per non rimanere indietro, si è messo a studiare la lingua.
Ne abbiamo parlato con il pediatra per capire se stavamo generando confusione. Ci ha esortato a continuare, a farlo anche con il secondo e ad andare avanti per questa strada.
I miei figli ora hanno 4 e 6 anni e stanno imparando la terza lingua.
Parlano perfettamente spagnolo e italiano e noi faremo di tutto per continuare.

Insegnare le lingue ai miei figli mi ha insegnato qualcosa di veramente importante. Il naturale processo di apprendimento della lingua nei bambini. Non è vero che apprendono prima le parole, non è vero che se colorano ore e ore consapevolizzano la lingua (o qualsiasi altra materia), non è vero che ci vogliono anni e anni per apprendere una lingua, neanche da adulti (a meno che non abbiamo deciso che non ce la faremo).
Quello che serve è l'armonia relazionale, la voglia di farcela, la condivisione, il rispetto l'uno dell'altro.
Là dove l'esperienza della lingua straniera è un momento piacevole e fa parte di una relazione serena e accogliente, il bambino si predispone all'apprendimento ed è velocissimo.
Là dove gli strumenti sono adeguati come metodologie competenti e strumenti innovativi come CD per ascoltare le canzoni che si cantano con mamma o con la maestra, DVD e cartoni animati documentari e film per ascoltare madrelingua e professionisti, LIBRI ILLUSTRATI interessanti e divertenti che ci emozionano, la condivisione non violenta e non competitiva tra bambini.
Questi sono gli strumenti che permettono l'apprendimento corretto e veloce della lingua e di molto altro.

Una laurea, diversi percorsi studio all'estero, un'anno di insegnamento all'estero, lo studio del teatro e delle arti, l'essere gestalt counselor, diventare mamma ... sembrano tutte fasi separate della mia vita ma piano piano ho capito che è il mio percorso.
La mia missione interiore è diffondere il bilinguismo creando relazioni sane e rispettose con l'auspicio di vedere culture e persone amalgamarsi nel rispetto e nella condivisione.
Questo il mio desiderio quando lavoro con le lingue e con i bambini.