giovedì 31 marzo 2016

Lupi buoni e lupi cattivi

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Quante volte noi bambini ci siamo addormentati tremando all'idea del lupo cattivo, quasi a sentire l'olezzo delle loro fauci spalancate e sicuramente ne abbiamo percepito ombre oscure nella notte ovunque.
Abbiamo rimboccato le coperte fino alla fronte per scoprire il viso subito dopo, sotto le coperte si respira male ed è meglio vedere che non vedere, è meglio respirare.

Nella storia della letteratura infantile quasi sempre troviamo il volto di un mostro o di un lupo cattivo che mettono i bambini in contatto con la paura, a volte con lo spavento, a volte con il terrore, a volte con il pericolo.
La figura del lupo sembra raccontare bene il sottile confine tra sperimentare la paura ed essere terrorizzati. L'essere in contatto con la propria paura, infatti, ci permette di affrontarla e superarla. L'essere terrorizzati blocca ogni nostra possibilità di reazione.
Da sempre le fiabe utilizzano animali per raccontare cose che riguardano l'uomo e la sua umanità.
Ci tengo a precisare che non parlo da esperta di letteratura dell'infanzia perché non lo sono, ma sono stata bambina e, da gestalt counselor, riconosco le vibrazioni emotive, o meglio amo parlare di quelle che riconosco.

Le fiabe raccontano le cose dell'umanità in generale, nella sua storia filogenetica(1), e nello specifico di un particolare periodo, contesto, momento, nella storia ontogenetica(2) dell'umanità.
Tanti anni or sono, il lupo rappresentava un pericolo dal quale mettere in guardia i piccoli del villaggio, la loro famiglia, il bestiame.
La loro sopravvivenza.
Con questo scopo didattico si raccontavano fiabe in cui un animale diventava simbolo dei pericoli per l'uomo, spesso il lupo in quanto reale nemico dell'uomo che feroce si aggirava nei boschi e nel buio e improvvisamente colpiva a morte.
Un'iniziazione ai pericoli della vita, al suo lato tenebroso.
Pian piano il lupo è divenuto simbolo di pericolo, di aggressione, di paura ed è stato associato ad altri pericoli che riguardano l'uomo e non più il lupo: ruberie, soprusi, violenza sulle donne e chi più ne ha, più ne metta.

Le fiabe di lupi hanno cominciato a mostrare un significato didattico-morale, quindi, più spirituale (si fa-non si fa) che oggettivo (il lupo mangia le nostre pecore).
Poi il lupo e l'uomo sono entrati in contrasto-contrapposizione di potere creando attorno alla vittima un trio psico-sociale alquanto complicato: Vittima-Carnefice-Salvatore.
A oggi ho la sensazione che il lupo navighi sì sulla didattica dell'attenzione ai pericoli, ma piuttosto si stia muovendo verso l'integrazione sociale.
Non facciamo di tutta l'erba un fascio: ci sono lupi cattivi e lupi buoni e perché no, lupi furbi e lupi tontarelli.
Questo pensiero ha scatenato la mia curiosità portandomi alla ricerca del primo lupo e della sua evoluzione simbolica. Ovviamente la mia è una ricerca domestica e non scientifica e altri suggerimenti saranno ben accetti.

Tutto nasce da Alfonso Cuccurullo che un giorno, durante un incontro di formazione Nati per Leggere, ci ha mostrato come una storia diventa emozione condivisa attraverso la lettura espressiva in gruppo e così ci sono momenti lenti e momenti veloci, pause e parole, silenzi e rumori ... ma l'importante è creare una relazione affettiva di condivisione e accorgersi di quanto è bello leggere insieme.
Alfonso in quell'occasione ci ha letto Una zuppa di sasso di Anaïs Vaugelade un libro Babalibri editore che porto sempre con me per la sua semplicità e i suoi molteplici messaggi.
Messaggi per ogni età.
Un vecchio e sdentato lupo solitario che entrando nel paese sotto il freddo della silenziosa neve bussa alla porta della curiosa e impaurita gallina per fare ... una zuppa di sasso!
Poi è vegetariano? Risparmia la gallina perché è troppo vecchio? Perché è bello stare in compagnia? Comunque un lupo è solitario nell'animo e non può fuggire da questo stato.

Nella mia ricerca semplice e inesperta ho trovato i seguenti lupi:
Il Lupo e l'Agnello di Esopo (620 - 650 aC).
Un lupo dialoga con un agnello e lo vuole convincere che è giusto che lo mangi. L'agnello ha sempre una risposta per dimostrare il contrario ma il lupo alla fine lo mangia lo stesso.
La fame selvaggia e feroce del lupo in un ambiente feroce, famelico, primitivo, antico, in cui non c'è posto per il dialogo e per l'umana ragionevolezza.

Mi sembra unica eccezione la storia di Romolo e Remo, figli della Rea Silvia (colpevole e selvaggia o colpevole di essere selvaggia?).
I gemelli abbandonati a loro stessi vengono cresciuti e allattati da una selvaggia lupa (o dalla madre selvaggia come una lupa?).
In ogni caso una storia che parla di nascita e origini (21 aprile 253 a.C. nascita Roma).
Ma forse è lei la madre di ogni lupo?
È per questo che viene rappresentato sempre come selvaggio e famelico?

In Conte de ma mère l'Oye ( I racconti di mamma Oca) di Charles Perrault (1628 - 1703) troviamo credo il primo Cappuccetto Rosso scritto (Le Petit Chaperon Rouge, 1697).
Sembra che Perrault abbia dato scrittura ad una storia Europea diffusa già nel XIV secolo, sicuramente in Francia.
Cappuccetto Rosso attraversa il Bosco per portare bevande e cibarie alla nonna malata. Incontra il lupo nel bosco che si fa rivelare dove vive la nonna. Il lupo precede la bambina, mangia la nonna e al suo arrivo, mangia anche Cappuccetto rosso e nessuno li salva.

Nel 1812, i Fratelli Wilhelm e Jacob Grimm riprendono in mano la storia di Cappuccetto Rosso in una versione tedesca più mite (più mite?), compresa in Kinder-und-Hausmärchen, nella quale introducono la figura del cacciatore come salvatore di nonna e bambina.
Cappuccetto Rosso attraversa il bosco per portare bevande e cibarie alla nonna malata. Incontra il lupo nel bosco che si fa rivelare dove vive la nonna. Il lupo precede la bambina, mangia la nonna e al suo arrivo mangia anche Cappuccetto Rosso. Questa volta viene attirata l'attenzione di un taglialegna che arriva di corsa in casa della nonna, uccide il lupo, apre la sua pancia e salva Cappuccetto Rosso e la nonna che per fortuna non erano ancora state digerite e nemmeno masticate. Ma forse doveva essere un serpente più che un lupo, comunque ... vado avanti.
Nella stessa collezione i Fratelli Grimm trascrivono anche Il lupo e i sette capretti,
Mamma capra va a fare la spesa. Per ben tre volte il lupo cerca di entrare in casa e mangiare i capretti che però erano stati ben messi in guardia dalla loro mamma. Alla fine il furbo e spietato lupo riesce a farsi aprire in un sol boccone ingolla sei capretti. Si salva solo il più piccolo che al rientro della mamma, mentre il lupo dorme sazio, racconta tutto.
Questa volta a salvare i capretti sono mamma capra e il più piccolo dei fratelli che aprono la pancia del lupo, salvano i fratelli mangiati ma non masticati, riempiono la pancia di sassi e la ricuciono. 
Il lupo al risveglio, appesantito dai sassi prova a bere, cade in acqua e muore.

Nel 1843, James Orchard Halliwell-Phillipps all'interno delle sue Nursery Rhymes and Nursery Tales introduce la storia de Il lupo e i tre porcellini (sempre di tradizione europea incerta), ripresa poi da Joseph Jacobs nel 1890.  Metafora della crescita dei tre fratellini in tre diverse fasi, una crescita che si evolve attraverso le proprie esperienze positive e negative. Stessa metafora de Il lupo e i sette capretti che però attinge a tre esperienze ma a sette fratellini.
I tre porcellini vanno fuori a costruirsi una casa loro (la loro vita). Prontamente il lupo vede in loro un facile pasto e subito si muove nel suo astuto intento di mangiarli in un sol boccone. 
Sono tre gli attacchi del lupo. Il primo porcellino costruisce una casa di paglia e basta un soffio del lupo per distruggerla. La seconda casa ad essere distrutta è quella di legno. L'ultima casa viene costruita in solidi mattoncini e il lupo muore in un pentolone bollente cercando di entrare dal caminetto.
Qui mi sembra che filogenesi ed ontogenesi vadano a braccetto: case di paglia, poi di legno, poi di mattoni.

Nel 1933 Burt Gillett, attraverso l'esperta produzione Disneyana ci regala I tre porcellini, un fedele, ottimo ed edulcorato ricalco dell'europeo Il lupo e i tre porcellini.
Il lupo cattivo, di nome Ezechiele Lupo, è inizialmente affiancato da tre altrettanto famelici nipotini che vengono però presto rimpiazzati dal figlio, in netto contrasto con il padre, perché buono, amico e salvatore delle vittime.

Nel 1936 il compositore russo Sergej Prokif'ev porta a in musica Pierino e il lupo, una lettura con trama personalizzata in cui Pierino si trova ad affrontare il lupo e riesce a salvare l'anatra (che era stata mangiata ma non masticata) facendolo vomitare, lega poi lui un qualcosa alla coda che non gli permetterà più di muoversi indisturbato. Ritroviamo un bambino, il lupo e il salvataggio degli animali dalla pancia dell'animale ma non altro.

Passiamo così, tra il 1959 e il 1965, ai primi cartoni animati sui lupi di Hanna e Barbera: Loopy de Loop, ovvero il nostro Lupo de Lupis. Un lupo ... forse il primo lupo ... tanto buonino. Gentile e generoso vuole assolutamente proteggere il piccolo agnellino che sempre si mette nei guai. Ma vista la sua terribile fama di cacciatore, predatore, feroce e cattivo l'agnellino e il suo custode Setola (un cane bobtail anche in questo caso) si fidano e il lupo finisce sempre per avere la peggio, perché un lupo non può essere buono.

Nel 1974  la figura del lupo nasce dalle mani di Guido Silvestri (in arte Silver) nelle sue strisce di Lupo Alberto sul Corriere dei Piccoli. Questa volta il lupo prende il nome da una persona, dall'attore Alberto Lupo. La triade è più moderna: Lupo Alberto tenta sempre di rubare la sua fidanzata la Gallina Marta, difesa a spada tratta dal bobtail Mosè.
Il cane protegge la gallina dal feroce lupo, anche se il lupo ama la gallina e non vuole mangiarla ma si sa, i lupi mangiano le galline, così è e così deve essere sempre.

Troviamo poi tutta una versione di lupi più o meno buoni o impauriti o vittime piuttosto che carnefici tra i quali mi vengono in mente:
Nel 1998 Yuichi Kimura ci regala In una notte di temporale.
Un lupo, e questa volta un lupo cattivo, di quelli tradizionali si ripara dalla grande pioggia in una buia, buissima caverna. Illuminata a tratti dai lampi. Il cattivissimo lupo cammina con un bastone che nell'oscurità fa lo stesso rumore degli zoccoli delle capre. 
Improvvisamente entra qualcuno e il lupo si allarma, non vede niente. 
Ha paura. 
Anche il lupo ha paura, proprio come le capre.
Cerca di capire chi è.
Anche il nuovo arrivato ha freddo, ha fame, ha paura.
Sembrano uguali al buio.
I due si parlano ma non si vedono.
Si abbracciano al suono dei tuoni.
Sono diversi ma non lo sanno. 
Hanno la paura in comune e tanta fame, hanno bisogno di conforto, di tanto conforto, talmente tanto che per una serie di casi fortuiti si fraintendono e divengono amici.
Ad unirli la paura, la solitudine, la fame, la stanchezza, il temporale. Ci vediamo domani alla luce del giorno "Per sicurezza diremo: Sono chi ti è diventato amico in una notte di temporale".
Lo diranno? Speriamo!

Nel 2001 credo, Mario Ramos apre le porte ad una serie di Lupi diversi, tra i quali:
Sono io il più bello dove padron Lupo esce col suo vestito più bello per ricevere i consueti complimenti da tutti i bambini che rispecchiano la bocca della verità ... rispecchiano la bocca della verità? La verità o la paura? Poi incontra il draghetto sicuro di sé e con un papà molto forte.
Il lupo è sicuro non c'è padre drago può osare. Ma padre drago è forte nell'animo del suo cucciolo che in un attimo spazza via tutta la vanità del lupo.
Poi torna a giocare.
E ora cosa succede al lupo?
Il lupo che voleva essere una pecora. Piccolo Lupo vuole essere una pecora e vuole volare, i grandi non capiscono e sono cattivi lui ha tanto osservato le pecore e volano. Arriva la signora aquila ad accontentarla e lui è felice di volare, poi però deve tornare a casa e si trova quasi quasi costretto a volare da solo quando per fortuna un gruppo di pecore ... "Certamente io sono un lupo, ma non un lupo qualsiasi ..."

Non posso non menzionare il fantastico Un piccolo cappuccetto rosso di Marjolaine Leray (2012) una versione femminile del lupo cattivo e di cappuccetto rosso che nella sua emancipazione ha sconfitto il lupo a causa del suo alito cattivo. Complimenti per l'originalità.
È praticamente un illustrato senza parole, perché c'è qualche parola ma anche non serve. 
Cappuccetto rosso è una bambina emancipata e proprio per questo il lupo non riesce nei suoi loschi intenti ed è talmente facile uccidere il lupo: come mangiare una caramella.
Lo trovo geniale, è uno dei miei preferiti.

Ultima apparizione capitatami tra le mani la maneggevole versione di Cappuccetto Rosso di Roberto Piumini e Elena Temporin, in cui il lupo di cappuccetto rosso viene riempito di pietre come l'originario lupo dei sette capretti; e Il lupo vegetariano e i sette capretti di Francesca Pirrone che non ho ancora letto ma solo intravisto e con la mente mi riporta a La zuppa di Sasso (che non sia vegano?) e chiude il cerchio della mia ricerca casalinga sui lupi.

Mi sento di dire solo che sono ben felice che il lupo abbia smesso di mangiarci e abbia cominciato a muoversi verso l'integrazione.
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NOTE
(1) Filogenesi: Processo evolutivo degli esseri vegetali e animali dalla loro comparsa sulla terra a oggi
(2) Ontogenesi: sviluppo biologico di un organismo vivente, dalla cellula ovarica fecondata all'individuo completo.