martedì 6 settembre 2016

Lingue opache e lingue trasparenti. A ciascuna il suo metodo

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Sfumatura nel multilinguismo.
Una piccola sfumatura linguistica molto importante ai fini dell'apprendimento delle lingue nel bambino.
Una sfumatura che se compresa quando il bambino è piccolo si è anche in grado di guidarlo meglio nel prevenire alcuni errori di ortografia in una o nell'altra lingua.
Una sfumatura che sicuramente in molti conoscono, ma alla quale forse si da ancora troppo poco peso (che strane le parole, ogni volta che scrivo "troppo poco" cerco una frase in cui poter usare "poco troppo" e non la trovo mai!).

Ci sono lingue che si definiscono trasparenti e lingue che si definiscono opache.
Sicuramente è subito facile comprendere perché chiamo l'italiano una lingua trasparente e l'inglese una lingua opaca (io parlo sempre di lettura e scrittura) ma voglio lo stesso essere precisa e specificare che differenza c'è tra l'una e l'altra.
La trasparenza, o opacità, di una lingua si stabilisce analizzando la sua struttura fonologica, ovvero la corrispondenza tra un grafema e un fonema.
In parole ancora più semplici tra scritto e parlato.
Per meglio intenderci, quanto la lettura di un fonema sia vicina o lontana dal suo stesso grafema. Molti genitori direbbero "poter leggere come si scrive".
Mentre l'italiano e lo spagnolo sono due lingue con un'alta corrispondenza tra scritto e parlato (l'italiano più dello spagnolo), il francese e l'inglese sono due lingue con una bassissima corrispondenza tra scritto e parlato.
In questo preciso punto dell'analisi si inserisce l'importanza della scelta del metodo di insegnamento della lingua là dove si tratta di insegnare/apprendere a leggere e scrivere.
Dalla mia esperienza di studente-bambino di lingua, di studente-adulto di lingua, di studente-professionale di lingua, di madre-insegnante-di lingua, di insegnante di lingua per bambini e insegnante di lingua per adulti, faccio scelte diverse a seconda della lingua con cui lavoro, ma sicuramente utilizzo sempre la lettura condivisa, la lettura per immagini e il format narrativo.

La mia scelta parte sempre dal presupposto che considero un privilegio, ma anche una necessità, quella di poter abituare il bambino da subito a diverse lingue straniere utilizzando diversi canali percettivi e una relazione umana gioiosa.
Sono convinta che i bambini devono apprendere a scrivere partendo dagli scarabocchi per arrivare ad una buona e comprensibile grafia nonostante la possibilità di avere a disposizione moderni e validi strumenti tecnologici.
Strumenti tecnologici che non vanno messi da parte o sottovalutati ma usati come mezzi per sviluppare dei potenziali.
Io personalmente scelgo sempre di insegnare a leggere ai miei alunni lettera per lettera e possibilmente seguendo le linee con il dito (la lettura intuitiva crea a mio avviso superficialità e non velocità, spesso da vita a confusione).

Spingo ad una lettura quotidiana condivisa che può andare dai dieci minuti, come qualcuno ha consigliato, alle due ore al giorno purché avvenga all'interno di una relazione amorevole, allegra e rilassata.

 All'interno della narrazione partecipo al narrato attraverso l'espressione emotiva del viso e del corpo cercando, con l'attesa e con lo sguardo, di coinvolgere chi ascolta. Cerco la condivisione e rinuncio a coloro che stabiliscono a priori che non parteciperanno, attendo i loro tempi senza forzarli.





All'interno della lettura condivisa io stessa seguo con il dito quello che leggo se sono a tavolino, per essere da esempio e per stimolare la visione della parola che leggo, mostro le illustrazioni senza il testo se invece voglio stimolare la fantasia e aprire gli orizzonti lessicali. In modo particolare per le lingue opache come l'inglese, spingo un po' di più per la lettura condivisa utilizzando l'uso del dito che segue la parola per stimolare in modo naturale l'acquisizione dei fonemi, ovvero l'acquisizione della corrispondenza tra il fonema e il grafema, in modo da non creare imbarazzo quando ai bambini si chiede di scrivere una frase semplice in inglese.

Immaginate di avere sei anni e di arrivare in prima elementare. Siete bravi, sapete già leggere e scrivere, fate bei disegni, sapete contare fino a 100 e tutti sono fieri di voi. La maestra ogni tanto vi insegna i nomi delle stagioni e dei colori anche in inglese (accenno di abituare un bambino alla seconda lingua ma, cari genitori, le maestre in un'ora a settimana con circa 20 bambini non credo che possano fare dei miracoli) e poi all'improvviso vi danno un esercizio:
leggete e scrivete GOOD NIGHT ... e già ... good night my darling. Dunque è facile che il bambino cominci scrivendo GUD NAIT ma gli viene fatto notare che è sbagliato. Allora riprova e fa attenzione perché in mezzo c'è un'H senza senso e deve ricordare dove metterla. Deve ricordarlo a memoria. GOOD lo impara abbastanza presto ma NIHGT, no allora potrebbe essere che ... decide di fare prima e copia, e per copiare cosa fa? Ripete dentro di se GOODNIGHT (godnig/t) e certamente poi da grande saprà scrivere questa parola ma tutte le altre?
Magari è furbo e fa lo sforzo di crearsi una doppia memoria, quella dello scritto e quella dell'orale e quindi da una parte tanto vale memorizzare l'intero vocabolario e dall'altra basta ascoltare canzoni e film e dunque: "perché studiarlo a scuola?". 
Forse qualche lettura aggiuntiva in inglese, soprattutto se mirata all'apprendimento dei fonemi, forse se si comincia da subito, dai primi anni poi magari qualche fonema gli rimane (magari come una specie di lettura intuitiva iniziale per perfezionarsi con il tempo e per permettere loro di non sentirsi degli stupidi a scrivere NEIM invece di NAME.

  Poi ci sono le letture condivise in cui si stimola l'attenzione, la fantasia, il lessico, l'amore per le storie e la condivisione, sono quelle in cui le illustrazioni ti aiutano a portare gli ascoltatori in ogni magico mondo raccontato. Sono spesso molto emozionanti e difficilmente si dimenticano.


L'ultimo consiglio che do a chi inserisce i suoi bambini in modo precoce nell'apprendimento della seconda lingua straniera è quello di non avere fretta. Di stare, di continuare, di sorridere, di non forzare ma stimolare, di non giudicare ma valutare e soprattutto di non avere fretta perché le cose buone hanno sempre bisogno di più tempo per crescere. Io non ho fretta, a presto!