giovedì 11 febbraio 2016

La via del pepe di Massimo Carlotto e Alessandro Sanna (finta fiaba africana per europei benpensanti)

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È proprio vero che un libro è come un viaggio, nulla ti può cancellare mai le sensazioni vissute, le cose apprese, i meccanismi emotivi e culturali innescati ... e così oggi ho conosciuto un nuovo scrittore: Davide Enia. In realtà mi è capitato per puro caso di leggere un suo pensiero, un pensiero che mi ha rapito dalla confusione virtuale del mondo in rete e mi sono chiesta "Chi riesce a formulare un pensiero tanto importante, con tanta semplicità?". Quello che ho letto è un suo ricordo,  non lo so ma è molto bello e descrive bene qualcosa di molto attuale. Questo suo ricordo descrive ciò che avviene molto meglio delle mille, foto, immagini e notizie che vediamo e leggiamo nei notiziari.
Leggendo le parole con cui Davide descrive il suo ricordo, per il quale ho avuto l'autorizzazione a condividerlo, subito sono riapparse nella mia mente più emotiva che visiva le parole del libro di Massimo Carlotto, ed è per questo che le condivido qui:
(Su Lampedusa) Tre anni fa, a Lampedusa, un pescatore mi disse: «Sai che pesce è tornato? Le spigole». Poi si addumò una sigaretta, la svampò tutta, in silenzio e concluse: «E sai perché le spigole sono tornate in mare? Sai di cosa si nutrono? Ecco». Buttò la sigaretta e se ne andò. Non c'era niente, davvero, da aggiungere. Di Lampedusa (ero andato per scrivere un pezzo) ricordo le mani piene di calli dei pescatori, i racconti (che non riportai, come da accordo) dei cadaveri trovati sistematicamente tirando su le reti -«Come sempre?», «"Sempre" 'u sai chi bole diri? Sempre» -, qualche barcone arrugginito al sole, forse l'unica forma di testimonianza onesta -corrosione, polvere, ruggine- al giorno d'oggi, i dubbi sul senso del tutto nei piccirìddi e la parola «sbarco» usata a sproposito, ché tutti erano recuperi veri e propri, e il barcone scortato nel porto e i poveri cristi portati nel Centro di Permanenza Temporaneo. E i vestiti dei lampedusani dati loro dagli stessi abitanti, in un rilancio di misericordia che non voleva né riflettori né pubblicità, perché c'era freddo e quelli erano corpi da scaldare.
e ancora:
(su Lampedusa, #2) mi ricordo il tono di voce, calmo, come quando ci si trova di fronte all'inesorabile - una tempesta in alto mare, lo scirocco sull'isola. Agitarsi, lamentarsi: era inutile. Tanto, continuava ad accadere, come accade la risacca, come arriva il maestrale. Con questa flemma, il pescatore mi spiegò che il puzzo dei corpi in decomposizione era talmente penetrante che, per riuscire a recuperare i cadaveri, era necessario prendere le foglie della menta, arrotolarle e inserirle nelle narici. Era l'unico modo per riuscire ad avvicinarcisi, sottraendo alle onde la carne spolpata dalla salsedine. Era l'unico modo per dare ai morti riposo sotto la terra. È questo che accade, non altro, è questa la scanna di cui stiamo parlando, in cui anche la pietà da sola non ce la fa, e ha bisogno delle foglie della menta perché l'umanità, o quel che ne resta, non venga inghiottita dalla tempesta.
In realtà chi sia Davide Enia, io non lo so. È la prima volta che lo sento, che lo leggo e fatico un po' nella lettura a voce alta perché usa la punteggiatura in modo assai diverso dal mio!
Questo pensiero che ho condiviso è molto forte, molto ben fatto, in poche righe ti trascina dentro un mondo. Per questo l'ho apprezzato, il resto lo scoprirò, o forse lo scoprirete voi.

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Mentre spulciavo le prime pagine di Canto di Natale di Charles Dickens, mentre scoprivo il segreto di The Snowman di Raymond Briggs (vedi il video), mentre cercavo libri sul Natale e libri di Natale, tradizioni e credenze popolari in attesa del Natale e di san Nicola. Per un Natale consapevole e soprattutto per un Natale vero, giravo tra una libreria e l'altra cercando di rispondere alla solita domanda di metà dicembre: che libro regalo quest'anno a... ?
Andare in libreria oramai non è più una semplice passeggiata tra gli scaffali e due chiacchiere con un bravo ed esperto libraio che a seconda della persona che descrivi ti sa indirizzare su un libro piuttosto che su un altro.
Oggi ci sono le librerie storiche dove puoi fare le passeggiate di cui sopra ... ma si contano sulle dita di una mano. Ci sono le grandi librerie, piene di gente e di confusione, commessi a volontà ma, soprattutto sotto natale, riescono a seguire dieci clienti insieme e a spolverare gli scaffali possibilmente a un prezzo da miseria e senza giorni di riposo. Oppure ci sono le librerie giovani, quelle che come i funghi sorgono e come i funghi spariscono inghiottite dal niente e dall'inesperienza. Succede spesso di sognare di avere una libreria, di volerci provare ma poi, senza il sostegno di un esperto ... e figuriamoci se in Italia chi è del mestiere da una mano al prossimo. Lo so che è Natale e che dovrei dire: naturalmente i librai più esperti cercano di sostenere il sorgere di queste nuove realtà aiutandoli, inserendoli, consigliandoli. Un po' come un tempo si faceva nel tramandare un mestiere: sarebbe stato meglio l'idraulico, come il libraio, non si fosse estinto nei meandri della globalizzazione!

Anche a voler essere proprio negativi e pessimisti, posso felicemente dire che alcune piccole realtà che cercano di tenderti una mano ci sono, anche se sono difficili da scovare.
Proprio in questo mare dove tutto è possibile ma non c'è mai spazio per nessuno, dove tutti vorrebbero ma nessuno può e chi può non vuole, dove ti concedo una mattonellina se tu mi permetti di accedere ai tuoi contatti facebook, dove ... !

L'unico settore che non muore nell'editoria, in questo momento, sembra essere quello degli albi illustrati. Dicevo, passeggiando in una libreria storica di Testaccio mi è caduto l'occhio su una copertina tendente all'azzurro e ho comprato

La via del Pepe. Finta fiaba africana per europei benpensanti
Massimo Carlotto e Alessandro Sanna
edizioni e/o

Massimo Carlotto che sarei felice di avere come ospite nel mio blog per parlarci di cosa significa essere uno scrittore impegnato oggi, scrive una fiaba africana che possa mettere in serenità i nostri animi europei su una questione davvero penosa, per le nostre tasche e per il nostro cuore: i barconi di trasferimento della umana merce dall'Africa a Lampedusa. Sottolineo Lampedusa e non scrivo Italia perché dal mio punto di vista Lampedusa, in un contesto così definito rappresenta l'Europa e non l'Italia. Mi permetto di ricordare che: Queste persone una volta erano chiamate schiavi ... ma poi la schiavitù è stata abolita e sono diventati illegali.

Massimo Carlotto ci racconta questa illegalità in modo gentile.
Con un albo illustrato da Alessandro Sanna.
Illustrazioni apparentemente semplici, ombre nel mare azzurro che parlano di speranza e di morte, di non vita, di magia di ... illustrazioni che ci prendono per mano e ci accompagnano in questo racconto così elegantemente costruito dall'autore.

Amal parte dall'Africa insieme ad un numero non ben definito di persone che in unico respiro, dolore, fame, sonno, stanchezza, in un parto, in un'unica speranza arrivano alle porte di Lampedusa dove muoiono annegati tutti tranne uno. Amal riesce a parlare con la morte. Questa gigantesca, affascinante, donna ombra che si muove nell'azzurro e innocente mare e forse, questa donna, questa ombra, è l'insieme delle ombre dei numerosi corpi appena morti in fondo al mare, tutti, tutti tranne uno. Il nonno, uno sciamano che parla con la luna. Amal, parla con la morte ... e la tradizione continua.

Illustrazioni di Alessandro Sanna


Una morte di gruppo che uccide ogni speranza, anche la speranza di chi rimane in vita. Una morte cattiva perché aspetta la fine del viaggio prima di portarli via stanchi, tumefatti, sporchi, umiliati, anche il bambino nato in viaggio. Prende tutti in un sol fiato come il bicchiere di acqua che si manda giù veloce con la pasticca del benessere ... o della morte.
Ma di cosa parlano Amal e la morte? 
Io ho regalato il mese scorso questo libro a me stessa, ne ho comprato un altro da regalare ad una persona speciale per Natale. 
Lo consiglio di cuore perché è una storia dolce, melodica, ben scritta che. nonostante la gravità dell'argomento  crea il giusto ambiente per un Natale consapevole.
È breve, ben scritto, una fiaba, illustrata per giunta, tutti possono leggerlo e chi non sa leggere può facilmente ascoltarlo perché non ti perdi, altrimenti sono guai. 
Anche i pigroni lo leggono volentieri.
Mi permetto di regalarvi, sperando che edizioni e/o e Massimo Carlotto e di sue musicisti non abbiano da ridire, il lavoro presentato a più libri più liberi, musicisti e autore leggono questa e altre due storie. Una cosa: Massimo Carlotto se ci leggi, hai promesso e io adesso aspetto di leggere con te: di libri ne ho comprati due!

Il finale molto forte nello scambio tra Amal e suo nonno. Molto europeo nel rilancio di uno o un altro posto dell'Africa dove abbandonare Amal ... tanto l'Africa è tutta uguale. Tanto loro sono tutti uguali. Non vivono nella realtà (di chi?) ma in un mondo di fantasia (di chi?) e sognano streghe e stregoni ... sognano di avere una possibilità ma incontrano streghe e stregoni che li portano a fondo.