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martedì 14 settembre 2021

Apprendimento: una via relazionale tra neuroni e emozioni

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Cari amici,

Quest'anno con questo lungo post sull'apprenidmento ricomincio l'anno di apprendimento e vi lascio le mie proposte di laboratori on-line

Ultimamente riflettevo sull'apprendimento con alcune persone e mi sono ritrovata a notare che più si va avanti, più si parla di apprendimento logico, programmatico, direi computerizzato. Attenzione, io credo che internet e il computer siano dei mezzi validissimi per l'apprendimento, ma non credo nell'apprendimento considerato come una funzione da computer sia buono. Io credo molto nell'apprendimento analogico, più di quello logico. Logico è più comprensibile e gestibile perché non prevede imprevisti, rassicura ma funziona solo per il riempimento a mio avviso.

Qualche tempo fa mi sono trovata a chiedere delle informazioni legali per una persona che avevo conosciuto. Le ho chieste a una serie di insegnanti di tutta Italia, devo dire anche esperte e gentili. È successo qualcosa di davvero straordinario. La richiesta era: "Ho conosciuto una mamma con un bimbo di seconda elementare con una 104 per la quale non le hanno mai parlato di apprendimento o di intelligenza o di sostegno. Una patologia a sé sempre gestita nel migliore dei modi. In prima elementare questo bambino ha avuto dei disagi e la mamma ha chiesto la relazione delle maestre per controllare che questa malattia non avesse nulla a che fare con le sue difficoltà. Una mamma che va a intuito, che cerca di capire, che usa l'istinto materno per osservare, comprendere e aiutare il figlio con amore. La relazione viene stilata e la mamma la consegna all'ospedale che segue il figlio per la sua 104 e aspetta di sapere se vale la pena fare una valutazione dei disturbi di apprendimento. Nel frattempo il bambino viene bocciato. Una bocciatura giustificata da un esame costruito proprio su quelle difficoltà che la scuola stessa aveva messo in risalto. Il consiglio che mi sono sentita di dare a questa mamma è stato di informarsi bene sulla legge prima di prendere qualsiasi decisione. Chiedo quindi a tutti questi docenti quale sia la legge italiana che regola la bocciatura dei bambini nella scuola primaria".

Prima di riuscire ad avere una risposta sulla legge, c'è stato uno scalpitio di fame di sapere, di conoscere e in qualche caso di giudicare per poter spiegare come la bocciatura sia stata decisa, senza conoscere me, la mamma in questione, il bambino o la scuola. 
Mi aspettavo massimo 3 risposte con link e leggi, mi sono fioccate domande e valutazioni da tutto il paese:

ma la conosci la madre?
ma decide da sola oppure con il padre? 
Ma che disturbo di apprendimento ha il bambino?
Se c'è una 104 il bambino ha un ritardo mentale e non è un DSA. La madre lo deve dire.
La scuola lo ha considerato non maturo e quindi lo ha bocciato per aiutarlo.
La madre deve aver firmato una carta per la bocciatura.
Ma il bambino ora come sta?
Ma lo segue la madre o una persona esperta?

Io non so se riuscite a vedere quanti pregiudizi ci sono in queste domande, che sembrano di curiosità ma sono piene di sapere pregresso che non permette di andare avanti. Giusto un paio di maestre si sono rese conto che io avevo solo chiesto una legge e non una valutazione, probabilmente perché consapevoli che non si può parlare di nulla senza stabilire un contatto, una relazione con la persona in questione e dunque quale è il fine ultimo di tutte queste domande? 
La risposta era "decreto legislativo 17 aprile 2017 n.62". 

Non voglio in nessun modo dire male di queste insegnanti che si sono tanto prodigate, ciascuna pensando a modo suo di aiutare. Hanno passato tanto tempo a riflettere con me e con ogni probabilità, chi per un motivo chi per un altro, si sono emotivamente sentite coinvolte, come io con la signora che mi ha raccontato di suo figlio. 
Questo è il modus operandi al quale siamo abituati e non sempre è male, spesso ti pone anche in moto per riflettere sulla tua vita, sulle tue scelte, su quello che fai e molto altro, però non c'è una semplice risposta diretta.

Spesso si parla di apprendimento in termini di cervello, di memoria e di velocità di lavoro individuando le parti del cervello che svolgono queste funzioni. B
revemente cercherò di riassumere l'argomento ma vi ricordo che se avete curiosità scientifiche, il mio blog non è il posto giusto, dovete parlare con esperti di neuro-psichiatria e sviluppo dell'età evolutiva.

Il cervello

Se io oggi cammino è grazie allo sforzo del primo ominide che ha deciso di scendere dagli alberi e battendosi ferocemente per sopravvivere, si è alzato su due zampe/gambe, perché le mani servivano per raccogliere pietre e tirarle o per coprire gli occhi dal sole e vedere lontano il predatore. 


Ogni Bambino che nasce ripercorre questa fase. A quanti di voi viene in mente il mal di schiena leggendo queste parole? Ebbene ognuno di noi porta con sé questa evoluzione e ci si è spesso chiesti cosa succede al cervello in fase evolutiva? È un bene che ci si facca queste domande e che si riesca a capire che alcune difficoltà sono solo differenze, solo così si è riusciti a comprendere che non ci sono bambini scemi da lasciare da parte ma bambini con diversi percorsi di apprendimento, con diversa modalità di apprendimento. 


Questo è ciò che ha reso possibile l'evoluzione umana rispetto all'inclusione. Pensate a quando prima della guerra ma anche subito dopo, esistevano famiglie con ragazzi disabili che dovevano cavarsela da soli, ai quali non veniva data importanza perché considerati senza speranza e invece oggi sappiamo che hanno le stesse speranze degli altri, basta lavorare a rendere l'ambiente accogliente e inclusivo. Al di là delle barriere architettoniche (che non sono poco) cosa vuol dire ambiente accogliente e. inclusivo?


Avete sicuramente sentito dire migliaia di volte che la parte destra del cervello è quella che elabora le informazioni visive, è dove avviene il processamento spaziale. L’emisfero sinistro invece svolge tutte le funzioni di elaborazione del linguaggio. 


Ciascun emisfero poi è diviso in più lobi ciascuno con una diversa funzione: 

  1. frontale, 
  2. parietale, 
  3. occipitale,  
  4. temporale. 


A tenere in piedi tutta questa struttura troviamo: 

  1. I neuroni, che sono responsabili del passaggio  dell’impulso nervoso, ovvero del passaggio di informazioni attraverso i loro legami reazionali.
  2. La glia, che sviluppa la mielina che ricopre i neuroni man mano che crescono, potremmo pensare che protegge il nostro sapere.

Il lavoro del cervello è quello di associare gli stimoli che percepisce da fuori attraverso i 5 sensi (vista, udito, odorato, gusto e tatto), ai concetti astratti, ovvero ai significati imparati nel percorso di crescita per poter elaborare una reazione. 


L’amigdala, (nel sistema limbico), agglomerato di funzioni nervose. 

È coinvolta nella formazione dei ricordi legati alle emozioni (forse la parte di noi più collegata al nostro passato genetico)

Fortemente coinvolta con il condizionamento pauroso derivante da situazioni di forte dolore (processo cognitivo esperenziale)

Elaborazione delle emozioni, strettamente correlate al dolore da superare, quindi alla paura.


Il tronco encefalico sul quale poggia il cervello, è la stazione dove passano tutti i segnali che dal cervello vanno al corpo e dal corpo vanno al cervello. Come un albero e il suo sistema linfatico.


In ogni lobo si vanno a sviluppare (o meno) le diverse funzioni del cervello. 

Allenarle significa anche svilupparle, un po’ come il fisico, se ci alleniamo e non diventiamo obesi, il nostro fisico non peggiorerà. Non scendo in altri particolari perché l'intento non è fare un trattato scientifico ma solo mostrare la scientificità dello studio sull'apprendimento. 


La memoria

La memoria fisica è quella delle esercitazioni, abituare la mano alla penna, abituare le gambe a camminare o sciare, abituare gli occhi a fissare un punto, le mani a suonare … tutto ciò che facciamo fisicamente possiamo immaginare che crea un solco in una zona del nostro cervello e ogni volta che dobbiamo fare quel movimento, è come se ripercorressimo quel solco. All’inizio è un po’ come farlo sulla sabbia, se lo fai una volta è possibile che il mare lo cancelli. Ma se lo passi e lo ripassi più volte, il mare non lo cancella e voi lo potete recuperare quando serve, la memoria dunque ha a che vedere con il recupero delle informazioni.


La memoria intellettuale può dividersi in 3 processi.

  • Fase di codifica: è il processo con il quale noi acquisiamo una informazione e la immagazziniamo;
  • Fase di ritenzione: è la fase in cui l’archiviazione diventa stabile e di facile recupero al momento opportuno (conosciuta come memoria di lavoro a lungo termine, o antica);
  • Fase di recupero: è la fase in cui una informazione ci serve e viene recuperata dalla memoria a lungo termine per essere messa in evidenza nella memoria a breve termine, ovvero in quel piccolo magazzino di passaggio che ci permette di utilizzarla proprio in quel momento (mamma mi dice di telefonare a zio Paolo, io recupero nella memoria a lungo termine la informazione telefono e la informazione zio Paolo e le metto nel piccolo magazzino fino a che mi ricordo di telefonare a zio Paolo)

Queste memorie ci servono per allenare e evolvere le nostre funzioni cerebrali (allenamento, memoria, conoscenza. Creatività e consapevolezza emotiva si uniscono ma ne abbiamo già parlato … credo).


Oggi si considera una delle caratteristiche dell’intelligenza anche la velocità con cui si eseguono le funzioni intellettive. Dal mio punto di vista, però, accelerare troppo i tempi e aumentare sempre più la quantità di nozioni, nella speranza di creare persone brillanti, genera tanti malesseri, può essere fonte di stress e di nevrosi.


L'emotività

Comprese tutte queste questioni scientifiche, più o meno precise (per favore se vi interessano documentatevi da professionisti del settore neuro-psichiatrico e non da una blogger qualunque), vi domando: cosa ricordate voi di quando eravate bambini e apprendevate? Vi ricordate la maestra simpatica? Ma anche quella megera che puniva. Vi ricordate la compagna o il compagno che vi faceva ridere, che vi faceva paura, che vi ha fatto innamorare. I compiti fatti insieme, i cartelloni in gruppo, vi ricordate l'evento in cui qualcuno ha fatto qualcosa di strano, vi ricordate il suono della voce di una maestra ... mille cose possono esser dette e tutte hanno un filo conduttore: la relazione.


La relazione è fondamentale per stabilire un percorso di apprendimento. Oggi si lavora molto da remoto, ma in fondo l'importante è che si stabilisca una relazione, che non sia un incontro unidirezionale tra ragazzi e digitale, una relazione in cui loro assorbono senza possibilità di risposta, di reclamo, di battuta. Ci deve comunque essere qualcuno che risponde, che ride, che scioglie dubbi e i professori e i maestri di questi due anni sono stati eccezionali, in breve tempo si sono messi in discussione, hanno studiato, costruito lezioni digitali e faticato tantissimo, bravi!! 

Ma, al di là del digitale, perché la relazione è fondamentale per l'apprendimento? Cosa corre sul filo della relazione? Ci corrono i ricordi (la memoria, lontana e vicina), ci corrono i richiami (il ripescaggio delle informazioni), ci corrono le emozioni che stimolano in un modo o nell'altro lo studente (positive per incuriosirlo e dargli fiducia in se stesso, negative per ... non mi voglio esprimere, io sono contraria allo stile educativo di carattere punitivo e riempitivo). 

Allora mi domando, siamo sicuri che la velocità c'entri? Può essere una caratteristica per un certo tipo di lavoro, segreteria, inserimento dati, compilazione moduli ma a volte per essere precisi, corretti, accurati e efficaci serve la lentezza, la capacità di ascoltarsi e di ascoltare, la possibilità di riflettere e di cercare. 


Vi fareste curare da un medico che ha fretta di finire? Alcuni parlano di velocità di connessioni neuronali e non velocità di azione fisica, ma poi si valuta di continuo (ancora oggi, nell'era digitale, al pari di quando studiato stenografia) chi è più veloce a finire il compito, a scrivere, ad alzare la mano a discapito dei bimbi più piccoli, o di quelli più lenti e riflessivi, o di quelli che hanno capito meno un argomento. Sono scelte.


Ancora oggi ci si concentra sulla velocità e sulla quantità perché, ritengono alcuni, l'insegnante di ogni ordine e grado deve solo insegnare la materia e non l'educazione, soprattutto emotiva. 

Sull'insegnamento emozionale io sono d'accordo, infatti io non credo proprio che le emozioni possano essere insegnate, le emozioni si trasmettono per contagio virale come la febbre e dunque si possono solo vivere, proprio per questo è importante creare un mondo accogliente, sereno e inclusivo. 


Insegnare non vuol dire che più cose spieghi e più hai fatto bene il tuo lavoro. 

Le competenze che i bambini devono acquisire non hanno nulla a che vedere con la quantità di informazioni che vengono messe (si crede) all'interno del loro cervello, perché il cervello non è un contenitore in cui mettere dentro delle informazioni ma un organismo vivente che vive di relazioni, le relazioni neuronali. Più si stringono relazioni neurnali più si evolve. 

Questo sì che ha a che vedere con le competenze da acquisire. 


L'arte, la musica, l'apprenidmento delle lingue in modalità bilingue (cioè con apertura mentale verso la lingua, in modo accoglente e non mnemonico), la storia, la geografia, la scienza, tutto corredato da visite ai musei, ricerche di gruppo, dialogo, curiosità e lentezza, quella che permette di appassionare, di desiderare di conoscere, di scoprire piacevolmente una materia; tutto questo ha a che vedere con le competenze da acquisire. 

Il recupero della memoria può esser legato alla velocità. Se memorizzate le tabelline, sicuramente siete più veloci nello svolgere le moltiplicazioni o le divisioni, ma in che modo migliora la vostra vita? 

La velocità però non è sinonimo di intelligenza per me, perché anche chi è lento può imparare le moltiplicazioni e le divisioni. 


L'empatia invece, è condizione essenziale per un insegnamento di successo, che permette di stabilire la giusta relazione tra il maestro e i suoi discenti, che riesca quindi a centrare la sua funzione di insegnante per tutti. L'empatia, non lo dimentichiamo, è molto difficile perché prevede una estrema consapevolezza di se stessi e la capacità di distinguere la propria emotività rispetto a quella dei discenti, solo con una grande consapevolezza personale si può osservare e comprendere l'altro. Pensate a quanti psicologi ogni giorno devono fare questo lavoro e in momenti di difficoltà personali, lutti, malattie, stanchezza fanno errori, perché è davvero un lavoro estremamente difficile la consapevolezza.


Per me questo è insegnamento, tutto riassunto nelle parole amore, relazione, positività, inclusione, calma, privo di giudizio, una mano che ti accompagna e ti guida per la tua strada e non per la strada di altri.


Buona scuola, homeschooling e apprendimento a tutti

SilviaC

venerdì 27 agosto 2021

Torniamo a parlare di apprendimento bilingue con SilviaC

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Carissimi Amici,

La brutta notizia è che l'estate sta finendo molto rapidamente, le nostre ferie, per quelli fortunati come me che hanno potuto farle, stanno diventando fotografie. 
Dove siete stati a rilassarvi? 
In città, al mare, in montagna, al lago ... l'estate del 2021, bella o brutta che sia stata, sta diventando un ricordo che va custodito gelosamente, come un album fotografico al quale attingere quando vogliamo ricaricarci ... sognare!

In ogni caso, anche durante le vacanze ho continuato a pormi domande sull'apprendimento. 
Su alcune cose mi sono ricreduta, su altre no. 
Ho ascoltato persone, esperte e non esperte e ho compreso io stessa tante cose. 
Rimango dell'idea che al di là dei mille metodi moderni, che sono benvenuti e assolutamente positivi, quello che conta nell'apprendimento di qualsiasi età è la relazione umana: accogliente, positiva, allegra, assertiva, sicura, coinvolgente e soddisfacente. 
Eccomi qui, all'esordio della nuova stagione di apprendimento con le mie riflessioni, pronta a rispondere alle vostre domande, alle vostre esigenze e alle vostre richieste.

Questa estate ho ripensato a quando vivevo in Finlandia, insegnavo italiano a ragazzi adolescenti. Insegnavo italiano in inglese a ragazzi adolescenti che parlavano solo finlandese. 
Allora non c'erano telefonini e internet lo potevo usare in biblioteca ma non era così avanzato come oggi (comunque sono giovane, non vi fate strane idee). 
Una mattina, parlavamo di gite in Italia e si faticava a far dire loro qualcosa. In un momento siamo finiti a parlare delle Dolomiti e proprio mentre tutto cominciava a scorrere, uno di loro mi chiede: 

"Scusi, come si chiama in italiano lo zoccolo della capra?". 

Purtroppo, ahimé, non lo sapevo. 
Provate voi a prendere il vecchio zingarelli da 4 kg e vedete se riuscite a capire come dalla definizione, arrivate al nome.
La settimana dopo, ancora non lo avevo trovato (ero molto giovane e poco furba, non ridete), così si alzò un ragazzo, venne alla lavagna, fece il disegno dello zoccolo di capra e provò a spiegare in Italo-Finlandese, che lo zoccolo della capra si chiama unghia fessa perché ha una spaccatura.  
Alla fine di quella spiegazione tutti applaudirono e da là in poi il compito diventò "cercare le domande a cui la prof non sa rispondere". 
Fu un anno all'insegna delle risate. 
Ero felice, davvero! 
In Finlandia non usavo voti, non punivo, non mettevo in ridicolo ma parlavo con i ragazzi, spiegavo loro cosa avevano imparato a dire e cosa ciascuno di loro doveva migliorare. 
Sbagliavo, ridevo e mi lasciavo prendere in giro.

Da allora ho compreso quanto è importante avere un approccio bilingue verso la lingua straniera. Immaginate quante volte mi sono sentita dire: "Ma tu sei italiana e non vai nemmeno tanto spesso in Inghilterra, non puoi saperlo, non puoi farlo, non sai niente" oppure "Ma io sono bilingue, io vivo in Inghilterra e anche se non sono laureata so insegnare e tradurre meglio di te", e molto altro.

Ci tengo a precisare che io sono dell'idea che un approccio bilingue non ha nulla a che vedere con - 3 mesi di corso e parli inglese come italiano  - vedrai che alla fine dell'anno saprai dire e capire tutto ... 
Un approccio bilingue è il modo in cui si approccia l'apprendimento delle lingue e l'apertura mentale che ti lascia. 
Te ne accorgerai quel giorno in cui pagherai dei soldi (sudati) per mandare tuo figlio in Inghilterra e lui tornerà felice perché ha parlato inglese, ha sbagliato e ha saputo ridere dei suoi errori, ha compreso le battute degli amici, ha potuto vedere un musical a teatro anche se non ha compreso ogni parola, ma non ha passato il suo tempo a cercare il significato di quello che ascoltava nel suo cervello italiano. 

Questo è un percorso che si costruisce piano piano, lentamente, con pazienza, sorridendo e con tanta curiosità. Chiaramente poi, come ogni cosa, la lingua va coltivata e allenata. Qui subentra la preferenza per l'insegnante madrelingua, che però deve avere una certa preparazione pedagogica. Quanti italiani avete sentito che sono madrelingua e sbagliano i verbi, le H, le preposizioni ... ? La stessa cosa vale per l'Inglese. 

Attenzione a non fare dell'apprendimento una schiavitù, avete mai provato a danzare sulle punte odiando il balletto? Non potrete essere ballerine o ballerini se non amate la danza, cioé se non aprite il vostro cuore e il vostro sorriso alla danza, come alla lingua, anche quando il gioco si fa duro. 
Io conosco un bambino che non è riuscito mai a fare un corso di nuoto fino alla fine, diciamo pure che avrà fatto 6 mesi di corso a 3 anni, quando il nuoto è gioco, è semplice acquaticità. In ogni caso a partire da questa meravigliosa acquaticità, lui ha cominciato ad andare in piscina ogni estate con i genitori che sempre nuotavano in piscina. Lui giocava, si attaccava ai piedi, faceva lo squalo e a 10 anni sapeva nuotare a stile libero e cominciava a praicare il delfino, senza fatica, con il sorriso più grande del mondo e pieno di energia.

Con queste parole riapro la stagione dei corsi di lingua on-line, quest'anno ancora più ingarbugliati. Quest'anno non offro solo corsi di lingua ma possibilità stimolanti per questi ragazzi che da due anni a questa parte vivono nella paura, con la bocca chiusa, isolati e molti con meno possibilità. 
Laboratori che si possono intersecare tra loro, tra teatro, giornalismo, traduzioni, e ricerche. 
Pubblicheremo nuovi giornali e nuovi video e spero che nessuno di voi manchi, chi fa tutto e chi fa poco, vi voglio tutti positivi, sorridenti, capaci di sbagliare e di ricominciare e pronti a produrre competenza e un pizzico di felicità.
Laboratori che promuovono l'incontro intelligente on-line tra ragazzi e ragazze di diverse città d'Italia, magari anche oltre nazione e oltre continente. Insieme potrebbero creare un mondo fantastico. 

Oltre ai laboratori offro percorsi di counseling per aiutare i genitori dei bambini più piccoli ad aiutarli con le lingue e magari imparano la lingua anche le mamme, proprio mentre si dedicano ai propri figli. 

A presto
SilviaC.









Let's talk again about learning: a bilingual approach with curiosity and love by SilviaC

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Dearest friends,


The bad news is that summer is quickly ending. Our holidays are becoming photographs.

Where have you been to relax?

City, sea, mountains, lake ... the 2021 summer is changing into a memory, like a photo album to look at, when we want to ... dream, in wintertime!


During my holidays, I speculated about learning.

Sometimes I changed my mind. In others, I didn't.

I listened to people, experts and non-experts, and I understood many things myself.

I still believe that beyond the thousand modern methods, which are welcome and absolutely pleasant, the important in learning is the human relationship: welcoming, positive, cheerful, assertive, safe, engaging and satisfying. 

At any age! 




Here I am, at the beginning of the new learning season with my reflections, ready to answer your questions, needs, and requests.

This summer, I recalled when I was living in Finland, teaching Italian to teenagers. 

I was teaching Italian in English to teenagers who only spoke Finnish.

There were no mobile phones at that time, and I could use the internet in the library, but it was not as advanced as today (anyway, I'm still young, don't get strange ideas).


One morning, we talked about trips to Italy, and it was hard to get them to say something. 

In a moment, we ended up talking about the Dolomites, and just as everything was starting to flow, one of them asked:  "Excuse me, what is the goat's unguis called in Italian?".

Unfortunately, I did not know.


Try to take the old 4 kg vocabulary, and see if you can understand how you get to the name from the definition.

I still hadn't found it (I was very young and not very smart, don't laugh). 

A boy got up, came to the blackboard, made the drawing of the goat's unguis and tried to explain it, in Italian-Finnish. 

He said that the unguis of the goat is called "unghiafessa" because it is a split nail.


In the end, everyone was enthusiastic, and from then on, the task became "looking for the questions that the teacher cannot answer".

It was a happy year.


In Finland, I did not use grades. I did not punish. I did not roast anyone, but I simply talked to the teens. 

I explained to them what they had learned and what each of them needed to improve.

If I was wrong, I laughed and let myself be fooled.

I understood the importance of a bilingual approach to a foreign language. 


Imagine how many times someone told me: 

"But you are Italian, and you don't even go to England very often, you can't know it, you can't do it, you don't know anything." 

or 

"But I'm bilingual, I live in England, and even if I'm not graduated, I know how to teach and translate better than you ", and much more.


I would like to clarify that my idea is that a bilingual approach has nothing to do with 

- 3 months English course and you speak English as Italian 

- you will see that you will be able to say and understand everything ...


A bilingual approach is a way to approach a new language, learning and opening our minds to the different. Different sound, way of being, way of thinking ... 

You will believe me the day when you pay to send your son or daughter to England, and they will be happy again because they spoke English (or Italian, but in this case, I am also mother tongue), they made a mistake and knew how to laugh at that. 

They understood the jokes of their friends, they could see a musical or a film.

If they didn't understand every word, they didn't spend their time looking for their meaning in Italian; but they had a bilingual approach to the second language.

It's a path built slowly, patiently. 

Smiling with curiosity. 


Indeed, the language must be cultivated and trained. 

Here comes the preference for the mother tongue teacher, who must have a specific pedagogical preparation. 

To be Italian is not the primary ability; to be an excellent Italian teacher.


Be careful not to make learning bondage. Have you ever tried to dance on pointe, hating ballet? You cannot be a dancer if you do not love dance. If you do not open your heart and smile to dance and language, you won't go on.


I know a child who has never managed to take a swimming course to the end. 

He had done 6 months swimming course when he was 3 years old. The age when swimming is just aquatic. In any case, he started going to swim every summer with his parents, and he loved it so much that he got it.


He played. He was a shark or a dolphin or anything else. 

At ten, he knew how to swim freestyle and began to practice the dolphin, effortlessly, with the biggest smile in the world.


That is learning for me.

See you soon.

SilviaC

giovedì 13 maggio 2021

Apprendimento precoce e apprendimento delle lingue

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Buongiorno a tutti,

Questo anno difficile di pandemia va avanti e tutti noi speriamo di uscirne per tornare ad una vita normale. Chissà cosa sarà una vita normale? Chissà che idea si stan facendo i nostri adolescenti di normalità? Speriamo sia serena, senza paura e non violenta.  Intanto vi racconto la mia idea di apprendimento precoce e cosa significa per me insegnare le lingue molto presto. 
Prima di iniziare questo argomento ci tengo a dire che una persona quando fa una scelta deve essere convinta di quello che fa ed essere pronta a mettersi in discussione ogni momento. Ogni volta che qualcuno bussa alla sua porta per analizzare insieme il percorso, è il benvenuto ma solo se sincero e se comunica direttamente e apertamente con voi. 
Può capitare, ed è auspicabile, che qualcuno vi chieda del vostro percorso e vi esponga le sue idee: i suoi suggerimenti, o anche solo le sue esperienze, vi possono aprire uno spiraglio per una nuova via di comprensione, per correggere il tiro o per cambiare qualcosa ma chi vi viene a parlare non ha il diritto di pensare che voi cambiate direzione solo perché vi ha parlato ed ha la percezione di esser migliore di voi. Fiducia in voi stessi e apertura mentale, questo è il primo passo per tutto.

Dovete stare attenti alle persone che non sanno dire ciò che pensano: 
forse non sanno cosa pensano, 
forse sono incapaci di comunicare, 
forse non voglio comunicare con voi ma comandarvi, 
forse sono influenzate da loro personali sentimenti negativi nei vostri riguardi.
Queste persone sono fuorvianti e potrebbero mettere a dura prova il vostro cammino. Il mio consiglio è diffidare di quelle persone che invece di comunicare serenamente con voi ammiccano, intendono, alludono, vi parlano intorno ma non direttamente. 
Parlano agli altri come se voi non esisteste ma parlano della vostra vita e di ciò che vi riguarda.
Persone che cercano di manipolare il vostro percorso, 
persone che non sono state capaci di fare quello che avete fatto voi e allora vi vogliono buttare giù,  persone che non sorridono nemmeno più a Peter Pan ma lo giudicano,
persona che probabilmente non hanno più amore e cercano qualcosa,
persone vuote e incapaci,
persone da allontanare o aiutare.

Detto questo, quando scegliete di approcciare un apprendimento precoce dovete stare attenti a ricordare che un bambino è sempre un essere piccolo, fragile, che non conosce la vita come voi, che la sta sperimentando ma ancora non ha gli strumenti, che la vita sarà comunque dura con lui come lo è con tutti e non c'è quindi bisogno di renderla ancora più dura o metterlo alla prova anzi, va accompagnato con gentilezza. 

Bisogna essere consapevoli del fatto che, accelerare troppo il cognitivo può portare ad una difficoltà emotiva e a un disequilibrio, che le basi per una futura persona intelligente sono semplici. Mi è capitato qualche volta di rispondere a delle mamme che mi prenotavano dei corsi di inglese per i figli che sarebbero nati da lì a poco. 
Quante volte sono rimasta impalata davanti a questa dichiarazione, rispondevo e risponderò sempre: 
"Prima il bambino deve nascere e la mamma si deve assestare con lui. Dovete essere sereni e sicuri, felici e amarvi, poi potete decidere in cosa portare avanti il vostro bambino. Ogni cosa con cui si prende dimestichezza sin dalla nascita sarà più facile per lui nella vita ma non può esser tutto, perché il tutto è come il niente. Non può andare ad interferire con quelle che sono le sue personali attitudini, capacità e desideri. Così mamma devi sempre pensare che gli stai facendo un dono, ma non devi mai pensare che dovrà essere bravo in quella cosa, e non dovrai pretendere che sappia più degli altri o accelerare il suo percorso, deve solo prendere dimestichezza."
Dunque l'apprenidmento precoce ci può essere ma non di tutto. Troppe strutture creano confusione e deve essere un apprendimento molto lento, morbido e non richiedente. 
Non si può chiedere a un bambino di 4 anni di stare attento come se ne avesse 10. 
Sbagliano quei maestri che prendono bambini solo se predisposti al successo, aspiranti del conservatorio più prestigioso, dell'accademia migliore d'Italia o della squadra di serie A. 
Sbagliano perché fare sport, arte e musica fa bene a tutti i bambini, anche in età precoce. Le scuole di arte, danza, musica dovrebbero specificare se tendono al top e alla rigidità per sfornare opere d'arte, o se tendono all'arte pura e generatrice di vita, di creatività, di animi intellettuali, lenta e viva.

Non ve la prendete se a una lezione non seguono, non avete buttato i soldi, li avete buttati se li riprendete e li mortificate. Dovete abbracciarli e spiegare loro che ce la faranno, che una caduta non è la fine ma l'inizio di un percorso sempre più importante.
Non vi arrabbiate se da quando ha 3 anni vostro figlio studia inglese e in prima media ancora fatica, decollerà! 
Pensate piuttosto che gli state facendo un grande dono, che anzi potreste addirittura cercare di conoscere le reali competenze di vostro figlio e scoprire che è più bravo di quanto pensate.

Si inzia con l'abitudine, la dimestichezza, la confidenza per arrivare a certificare le sue stesse competenze, si inizia con le regole base della vita: lava le mani, vai a letto, fai i compiti dopo pranzo, non si alzano mai le mani. Alcuni genitori a questo riguardo mi hanno ripreso: non si alzano mai le mani ... per primi! 
Io non lo dico, dico: impara a difenderti. A volte puoi allontanarti, a volte puoi saper dare una risposta che mette a tacere l'altro, a volte sai schivare i colpi e solo dopo tutti questi tentativi puoi alzare il braccio per bloccare il suo nel momento in cui insiste a colpirvi. 

Sono parole che passano messaggi importanti e se non abbiamo abbastanza parole, rischiamo di dover tacere o di passare un messaggio diverso. La lingua è composta da parole legate a delle esperienze e le esperienze sono legate a emozioni e dal mio punto di vista, più l'emozione tente alla felicità più l'apprenidmento verrà ricordato, più tende alla paura più si cercherà di dimenticarlo. Semplice vero? No, ma è così.

Torniamo all'apprendimento precoce di una lingua e parliamo della motivazione che vi spinge verso questo percorso e poi ... ci vediamo il 3giugno 2021, vi aspetto.