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lunedì 2 gennaio 2017

Magic Teachers. Dal Lazio: Olga Bruno

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 Leggo nella Rete di Eccellenza che la Magic Teacher Olga Bruno ha preparato per i genitori dei suoi DinoAlunni un vademecum su come aiutare i loro bambini nella quotidianità. 
Mi sembra una splendida idea, in fondo i genitori che vengono a chiederci corsi per inglese e hanno scelto il nostro metodo hanno capito benissimo quanto la relazione sia importante nell'apprendimento. 
Olga ha preparato una serie di frasi che i genitori possono utilizzare con i loro figli, contestualizzandole in momenti di vita quotidiana e dividendole per le sei storie di ogni livello. 
Un'idea fantastica!

Penso subito ad una mamma di un mio DinoAlunno di 3/4 anni che qualche tempo prima mi disse di come suo figlio le faceva capire che Brrr significasse freddo e lei provava a spiegargli che si diceva cold.
Le dissi subito di non spiegare con un 
freddo si dice cold e non brrr
perché il bambino non stava sbagliando, 
stava interpretando e formando nella sua mente il concetto inglese di freddo, 
parte da brrr per arrivare a cold 
ed è proprio questo il momento di NON dover tradurre. 
Le ho detto di rispondere semplicemente
"Yes cold, brrr cold".

Letto del Vademecum per i genitori (quello che Olga ha chiamato il Pronto Soccorso del DinoParent) vado subito a impicciarmi della storia di Olga e le chiedo come ha conosciuto Hocus&Lotus.
Il mio amore per le lingue è nato fin da piccola. Con cugini sparsi tra Australia, Canada e Stati Uniti e mio padre interprete per le forze dell’ordine ho avuto la possibilità di crescere sempre a contatto con l’inglese e sviluppare una curiosità per paesi, culture e lingue diverse.
Non a caso ho seguito un percorso di studi nelle lingue e nel turismo e ho vissuto per dieci anni in Inghilterra dove ho potuto fare una fantastica esperienza lavorativa in questo settore.
Quando è nato mio figlio ho desiderato da subito crescerlo bilingue nonché cercavo una professione che mi desse più flessibilità di orario utilizzando le mie capacità linguistiche, perché no, con l’insegnamento. Avendo avuto la fortuna di non imparare l’inglese con il metodo tradizionale, sapevo che pur essendo bilingue ciò non faceva di me una buona insegnante, né per mio figlio che per gli altri. E fu così che navigando sul web trovai Hocus e Lotus. Mi si apri un mondo! Finalmente qualcuno che la pensasse come me. Ho subito amato Hocus e Lotus in quanto mi forniva un metodo valido per l’apprendimento delle lingue, non attraverso traduzioni o regole grammaticali, ma attraverso esperienze vissute ed emozioni positive. Hocus e Lotus mi offriva e mi offre un metodo con cui essere sicura che i bambini stanno imparando e che lo stanno facendo con gioia ed entusiasmo.
Sono così partita con la formazione. E dopo i primi tre anni in cui ho mantenuto il mio lavoro full-time, finalmente da quest’anno ho spiccato il volo come Magic Teacher a tempo pieno e ho da poco fondato la mia Associazione Culturale The Language Lab. Hocus e Lotus mi ha dato la possibilità di cambiare vita sia sotto l’aspetto pratico, posso dire che oggi sono una libera professionista, che sotto quello emotivo, sentimentale, nel modo di porsi agli altri, ma anche nel modo di educare mio figlio.

Cosa significa per te essere una Magic Teacher
Essere Magic Teacher è veramente un’esperienza a 360 gradi. La formazione è continua non soltanto per quello che riguarda il metodo vero e proprio ma anche per tutto il contorno che la rete ci offre, come il nostro ricchissimo forum, i supporti che troviamo nella rete per la nostra promozione e per le nostre lezioni, seminari, aggiornamenti, articoli etc. Essere Magic Teacher vuol dire anche mettersi in gioco in continuazione, interrogarsi, cercare soluzioni, diventare punto di riferimento per il genitore e fonte di ispirazione per il bambino. Il complimento di un genitore che più mi ha lusingato non è stato mio figlio è diventato molto bravo in inglese, ma mio figlio è rimasto stregato da te! Tra l’altro arrivato in un momento in cui ero un po' in crisi con questa classe di treenni scatenati che sembravano proprio non voler seguire il mio acting-out! Ho imparato che ogni bambino è diverso e con i suoi tempi e a tentare e ritentare di trovare il canale di comunicazione con ognuno di loro anche se a volte sembra chiuso o nascosto. Nella mia vita ho imparato, ad esempio, che grazie ai neuroni a specchio se mio figlio la mattina non vuole vestirsi, lavarsi o andare a scuola, se io alzerò la voce anche lui lo farà, quindi faccio un respiro profondo e gli chiedo di farmi vedere come fa il velociraptor o giochiamo a “now I am going slowly….now I am going fast!” e funziona.

Com’è nata l’idea del Pronto Soccorso del Dinoparent?
Per me la collaborazione con i genitori è un aspetto fondamentale a cui tengo e su cui punto molto. Cerco sempre in tutti i modi di stimolarli e farli partecipi e vedo subito i risultati quando ci sono genitori che seguono i loro figli a casa e quando non lo fanno. Così ispirata dall’esperienza con mio figlio e dai racconti di alcuni dei miei più convinti e attivi genitori, che è nata l’idea del Pronto Soccorso del Dinoparent. Andando avanti con le varie storie del corso mi accadeva spesso di trovarmi in situazioni della vita di tutti i giorni in cui vedevo così palese l’occasione per poter utilizzare frammenti di storie che pensavo, ”Ecco qui ci starebbe proprio bene un ‘what a mess did you do this’ oppure un ‘not so fast’ per tutte le volte che dicevo a mio figlio di non correre. Perché non trasformare questi momenti in occasioni per utilizzare l’inglese che i bambini avevano conosciuto durante la lezione con me? Certo io vedevo queste opportunità perché conoscevo bene le storie, ma un genitore, sempre indaffarato a dividersi probabilmente tra casa e lavoro non se ne poteva certo rendere conto. Così ho pensato di passare questa conoscenza ai genitori, per aprirgli gli occhi, per fornire loro un’altra modalità bella e pronta per creare il loro Dino Momento, giocando, divertendosi, ma facendo così ripetizione, decontestualizzazione, esperienze vissute nella nuova lingua e quindi apprendendo (anche per loro stessi). La risposta è stata.. “è vero!, Non c’avevo mai pensato”… oppure ..”c’è tutto questo nella storia?”…
Penso che i genitori vadano stimolati tanto quanto i figli, che, come Magic Teachers, bisogna lavorare per creare anche una complicità tra genitore e figlio nell’utilizzo dell’inglese, quel giochetto che fanno insieme e che è tutto loro, perché a volte i genitori non si rendono conto che possono fare anche piccole cose nel quotidiano, che non siano “e ora facciamo i compiti d’inglese!”, ed ottenere grandi risultati.
Sono molto felice che questa idea sia stata accolta con entusiasmo anche dalle colleghe Magic Teachers e che sia stata caricata sulla piattaforma. Spero molto presto di preparare anche il Pronto Soccorso del DinoParent del Livello 2 e 3.

Olga ci ha già detto quanto sia importante la Rete di Eccellenza per lei e dunque non lo chiederò di nuovo, la sua assoluta sicurezza del metodo, la nostra assoluta sicurezza del metodo è ciò che ci rende irresistibili agli occhi dei bambini, ma anche agli occhi dei genitori e, mi accorgo, anche agli occhi di molte istituzioni che ci cominciano ad accogliere a braccia aperte.

lunedì 12 ottobre 2015

Bi/In - Lingua: Corsi Hocus et Lotus

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Ciao a tutti,

Come altre volte spiegato nella pagina Bi/In - Lingue, voglio ancora una volta sottolineare l'importanza di un apprendimento precoce della lingua straniera.
NaturalMente deve essere un apprendimento funzionale e non finalizzato ad inserire un glossario nella testa di vostro figlio. È sicuramente vero che un bambino che parte con un bagaglio culturale composto da un forte glossario privilegia l'apprendimento della lingua ma, siete sicuri che sia la quantità delle parole e non altro?
Io penso che ciò che li aiuta a proseguire un percorso linguistico di ottimo livello nasca dalla loro soddisfazione nelle prestazioni iniziali, ovvero quelle precoci.
Quando un bambino percepisce la lingua straniera come qualcosa di piacevole, di interessante e nello sperimentarsi vive situazioni per lui soddisfacenti, quindi a sua misura, ben costruite, elaborate ed esposte, allora il bambino si sentirà felice e sicuro di sé nel proseguire gli studi della lingua straniera. In questo senso si parla di avvio al bilinguismo e non di apprendimento della lingua.
Non si tratta di mostrare le solite flashcards (alzo la carta, what is this? It's a book - e se poi un bambino non lo sa pensa di non avere chances di apprendere la lingua. Per una parola sbagliata!) o di insegnare numeri, colori e stagioni.
Si tratta di aiutare il bambino a pensare, esporre, giocare, sentire in lingua, senza passare per la traduzione come invece avviene con le vecchie metodologie. Il problema è che per aiutare il bambino in questo percorso, l'insegnante stessa deve sperimentarsi e mettersi in discussione.
Ah che fatica insegnare!
Non sono tutti capaci, non è detto che essere madrelingua significhi saper insegnare, anzi io conosco una Paola e una Simonetta che dimostrano proprio il contrario.
Guardate qui cosa fa Hocus et Lotus nel mondo.
Io sono pronta a mettermi in discussione e, se ve la sentite di sostenere lo sviluppo linguistico del vostro bambino, mi trovate nella rete di eccellenza Hocus et Lotus, sotto Silvia Corridoni.
Pur continuando a tradurre e a fare consulenze linguistiche, insegnare ai bambini mi appassiona oltremodo.
Sono a vostra disposizione per due chiacchiere, per una lezione dimostrativa e soprattutto per aprire un gruppo di studio con i vostri bambini. L'ottimale sarebbe un gruppo di 8 bambini ma parliamo anche per meno o per più bambini.



Nella mia proposta mi sento di aggiungere degli incontri, da definire con i genitori, per supportare quei genitori che non conoscendo la lingua, anche loro hanno bisogno di un mini-musical in lingua, per supportare i figli, per divertirsi e ... non ci crederete mai ... per apprendere voi stessi.


lunedì 18 maggio 2015

Bilinguismo e in-lingua in età precoce: consapevolezza e traduzione della parola

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Ancor prima di parlare di una metodologia di acquisizione della seconda lingua straniera vorrei scrivere qualcosa sul perché, secondo me, un'approccio alla seconda lingua in età precoce è un dono prezioso per i nostri bambini e spero che anche in Italia diventi un diritto acquisito dei bambini e non sia più argomento di conflitto tra genitori e istituzioni.
Io traduco, non spesso quanto vorrei ma ho avuto la possibilità di tradurre diverse cose, alcune delle quali molto interessanti e altre meno. Cosa faccio quando guardo un testo in lingua spagnola (o inglese) e lo devo riscrivere (qualcuno direbbe trascrivere) in lingua italiana? Per qualcuno prendo un vocabolario, e controllo parola per parola che abbia riprodotto l'intero testo; per altri uso qualche applicazione di traduttore e poi affino lo stile, sempre che si possa affinare lo stile di una traduzione digitale automatica; qualcuno si rende conto del grande sforzo che un cervello fa nel compiere questa nuova scrittura di un testo in altra lingua.

Normalmente, se mi danno tempo e possibilità, sicuramente necessario per un lavoro di qualità, leggo il testo (parlo in questo caso di un testo letterario o pseudo-letterario), lo comprendo, lo analizzo, studio le parole, l'accostamento delle parole, la scelta del verbo o dell'aggettivo nella lingua madre, meglio sarebbe se potessi confrontarmi direttamente con l'autore.
Poi devo pensare al periodo storico in cui è stato scritto, al luogo geografico-politico in cui è stato scritto, al pubblico per cui è stato pensato. Analizzato tutto ciò formulo ipotesi di ri-scrittura nella seconda lingua facendo attenzione alle singole parole, al loro significato, al loro accostamento, alla scelta de verbo, dell'aggettivo. Confronto il periodo storico in cui scrivo con quello in cui il testo di origine è stato scritto, analizzo il luogo geografico-politico in cui vivo e tengo chiaro in mente a quale target si rivolge la traduzione.
Nella realtà il tradurre è molto più complesso di come lo sto descrivendo qui, ma già questo mi aiuta a porre un focus e a riflettere sul trascendente che si cela dietro ogni traduzione. 
Adesso provate ad immaginare quanto sia complesso fare questo lavoro traducendo da una lingua all'altra, c'è bisogno di intuire il significato nascosto di una parola straniera per riportarlo in italiano ma poi non si è sicuri della propria interpretazione perché manca l'esperienza pratica e la dimestichezza con la lingua.

Mi spiego meglio: se a 3 anni imparate i colori in italiano e in inglese da grande quando sentirete dire rosa, saprete a che tipo di colore si riferisce perché ricorderete la rosa che vi ha regalato vostro nonno; oppure ricorderete come pink il naso del vostro coniglietto preferito. Questo perché prima di una certa età i bambini apprendono per immagini. Apprendendo la seconda lingua da adulto vi potreste trovare di fronte a un terribile pensiero, "oddio non ricordo rosa si dice pink o red?" (ovviamente sto enfatizzando scherzosamente) o ancora "ma pink è rosa rosa o rosa fucsia?" e così via ... perché l'apprendimento è cambiato, è scattato l'apprendimento mnemonico e quando la scatola della memoria si riempie, i pezzi cominciano a cadere.
Non essendo sicuri della traduzione, né del significato della parola, figuriamoci come possiamo essere sicuri della supervisione del testo.

Torniamo ora all'apprendimento della seconda lingua in età precoce, probabilmente il bambino non sarà mai bilingue, benissimo! Che c'è di male?
Sicuramente però avrà acquisito un ricco vocabolario in età di apprendimento per immagini, in età in cui tutto ciò che entra trova un posto nella nostra storia e non si muove più. Un apprendimento viscerale e non mentale, un apprendimento consapevole.
Adesso provate ad immaginare che il vostro bambino entro i 6 anni acquisisca un vocabolario importante in un'altra lingua, nello stesso momento in cui acquisisce quello della lingua madre, immaginate un cervello che impara a camminare su due binari contemporaneamente anziché su un solo binario  ... ciuf ciuf tu tuuuuuu ciuf ciuf ... in fondo lo sappiamo che è solo una questione di buon allenamento e così un cervello che si abitua a fare il lavoro doppio in metà del tempo e con ottimi risultati ... non è un regalo questo per il vostro bambino?

Prima di lasciarvi a questa veloce riflessione vi chiedo: pensate se questo apprendimento avviene attraverso la voce della mamma, le risate del papà, le coccole di una nonna mezza sorda? Se a questo si associa una maestra magica, allora il gioco è fatto!