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lunedì 24 agosto 2020

Scuola, genitori e alternative ai tempi del COVID-19

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Dopo tanto tempo torno a confidare i miei pensieri sul mio blog LeggiCON. 
In questi ultimi anni ho riflettuto a lungo sulla questione apprendimento, scuola, socializzazione, mode e malattie del secolo. È uno degli argomenti che condividiamo più spesso mio marito e io la sera quando i bambini dormono e tutto tace. 
Siamo giunti alla conclusione che siamo entrati in un punto di svolta, per citare Fritjof Capra. Un momento storico che presto, se la Terra non ci abbandona, entrerà nei libri di storia come "rivoluzione".

Da anni oramai ci si chiede perché sprecare ancora tempo e materiali inquinanti quando si può lavorare da casa, si può studiare da casa, si può mettere in rete fisco con agenzia delle entrate con datori di lavoro pubblici e privati e gli incroci permetterebbero di controllare l'evasione fiscale; così come renderebbero meno personali i giudizi di maestri e professori pur permettendo loro di personalizzare il programma (che invece sembra sempre più standard); gli ospedali potrebbero essere in rete per dibattere delle malattie e delle medicine e soprattutto della prevenzione; i giornalisti potrebbero citare le fonti nei loro articoli e le fonti essere a disposizione di tutti ... ma questo è niente. 

Sembra che il digitale tolga lavoro alle persone e tutti dovranno morire di fame, e la popolazione mondiale sia destinata a morire molto presto. Una catastrofe atomica, accompagnata da malattie inguaribili,  dalla calotta polare che si scioglie, dal mare che si innalza, dalle foreste che scompaiono ... sicuramente un periodino difficile in cui per fortuna molti di noi hanno mantenuto una vena artistica con cui salvarsi. 
Ma proviamo a pensare che ce la faremo, che una possibilità c'è, che non è tutto perduto e che magari si può lavorare meno e avere più tempo libero e lavorare in più persone, magari da casa lavoriamo incontrandoci due volte la settimana ma abbiamo più tempo per socializzare e rendere il posto in cui viviamo migliore. Lo abbiamo fatto e funziona.

Soffermo il mio pensiero sul cambiamento mondiale che stiamo vivendo e sulla scuola, mi limito ad osservare e a pensare a questa istituzione che per tanti lustri, a fatica, ha tirato fuori l'Italia dall'analfabetismo e che ora, se non le permettono di rinnovarsi, rischia di colare a picco. 

Il vero problema è la rivoluzione che stiamo vivendo e la fatica di alcuni a lasciare andare il passato. 

La scuola non può più essere quella esperienza di scrittura delle letterine e di scrittura di tutte le lezioni "che così sia impara a scrivere che memorizza l'argomento", perché nell'era digitale scrivere in corsivo non è neppure necessario e la memorizzazione di dati la lasciamo fare al computer. Quello che oggi serve è l'apertura mentale, l'apertura al nuovo e al diverso, la creatività nell'organizzare una scuola che non lasci indietro nessuno ma che aiuti il governo e i cittadini ad andare avanti, nonostante i disastri ambientali, nonostante la pandemia, nonostante l'idea semi-collettiva che la Terra sta per implodere dall'inquinamento e non ci sarà un futuro per i nostri figli, perché per noi già questo è il futuro che abbiamo costruito. 

Il 14 settembre ricominciano le scuole ma le direttive ministeriali sono strette e difficilmente ci sono le giuste caratteristiche per mandarle avanti, pubbliche ma anche private, non sanno più cosa inventarsi. Quello che di buono emerge è una forte volontà da parte dei genitori di organizzarsi per non lasciare i propri figli senza istruzione. Serve che le istituzioni smettano di blindare le decisioni ai dipendenti pubblici e si aprano al colloquio con i genitori, con le loro proposte e con un sistema alternativo che vuole navigare per mano alla scuola, in sinergia con la scuola e non necessariamente come un subalterno o un sottoposto o un ribelle antagonista.

Riapriranno le scuole? Quanti casi di contagiati servono per chiudere una classe? e una scuola? Vanno in quarantena la classe, la scuola e tutta la famiglia e tutti i colleghi di quei genitori che hanno condiviso anche solo pochi minuti di operato nelle ultime 48 ore? Si fermerà il mondo? 
Ma se la pandemia c'è ed è realmente così grave, non si può sottovalutarla.

A me sembra ridicolo anche solo aver passato del tempo a progettare sedie di plastica tonde con rotelle come alternativa al rientro a scuola. 
Come un tempo, basta il banco singolo e il distanziamento di almeno 1,5mt tra un banco e l'altro. 
Così, però, si riducono gli spazi e non si può più arrivare a 26 bambini per classe. 
Ma in fondo sappiamo da tanto tempo che una sola maestra con tanti alunni riduce la qualità del suo lavoro e la capacità di apprendimento degli studenti, piccoli e grandi, che poi si ritrovano a dover rifare il lavoro a casa.
L'esperienza della DAD ci ha insegnato che in fondo in fondo non serve fare 5 ore al giorno piene e poi riempire di compiti i bambini il pomeriggio, anche perché va bene che devono socializzare e stare con gli altri, ma cinque ore al giorno in una stanza con 26 bambini e una o due maestre per 5 anni e poi a casa a studiare da soli, questo non è socializzare.

Mi sento fortunata perché attraverso le maestre di mia figlia ho scoperto che la DAD è fattibile, se ad operarla sono persone competenti, se i genitori un pochino trovano il tempo di aiutare i propri figli nello scalino iniziale. 

Osservo e vedo genitori disperati che non vogliono la DAD ma preferirebbero lasciare i figli in una scuola o simile; genitori che vorrebbero in qualche modo partecipare alla formazione dei figli; genitori che assolutamente non li vogliono a casa (ma questo lo vivo con una stretta al cuore, mi fa tanto triste); genitori in difficoltà perché non tutti hanno o sanno usare un computer e magari alcuni oltre al fatto che lavorano hanno da 2 a 6 figli, durissima per loro.

Noi ci siamo trovati a vivere delle ottime esperienze scolastiche ma anche di brutte, abbiamo intrapreso un percorso di HomeSchooling con grande successo, ma abbiamo anche affrontato la DAD con grande successo e questo ci ha portato a pensare che si può, ci si può aiutare invece di stare in contrasto. HomeSchooling non è un percorso di ribellione all'attuale pubblica istruzione, perché sappiamo l'importanza delle scuole in tutti i territori e guai a toglierle. 
Ci chiediamo però perché tanta chiusura verso la HomeSchooling che poi, non dimentichiamo, è sempre esistita. In tempi di guerra, ma anche dopo, erano spesso i più poveri a studiare a casa mentre i ricchi andavano a scuola. 
Oggi sembra diventare il contrario, ma non è così.

Mi piacerebbe una scuola dove l'apprendimento non passa per la punizione che l'insegnante da ai ragazzi per mostrare la sua autorità, per fermarli perché non li vuole più sentire, perché deve parlare lei o non riesce a portare avanti il programma. 
Mi piacerebbe una scuola fatta di pochi bambini e una maestra, dove si trova il tempo per essere lenti e veloci, per conoscersi e relazionarsi, dove l'obiettivo principale non è la velocità o la furbizia ma la crescita, lo sviluppo di competenze, l'interazione rispettosa e felice dei bambini, dei ragazzi, degli insegnanti.

Ci si arrampica sugli specchi con banchi, mascherine, plexiglass, sedie rotanti ma siamo sempre là: la soluzione è insegnanti competenti empatici e sempre formati, piccoli gruppi di studenti e collaborazione tra scuola e genitori. 
Se gli spazi non ci sono, se le aule non bastano, se il corpo insegnanti non ce la fa più ed è anche sottopagato, perché insistere su questa via?
Perché non accogliere modelli ibridi e alternativi.

Alcuni genitori vogliono i figli a scuola anche senza mascherina, altri li preferirebbero in DAD, altri ancora a casa. 
Bene, organizziamoci, permettiamo a ciascuno di scegliere.
Si fa la didattica normale e tradizionale, allo stesso tempo si mette in piede la DAD, si fa un sondaggio tra i genitori e anche solo fosse il 10% ad intraprendere la DAD, rimarrebbe più spazio per gli altri.
Se una maestra viene messa con tutta la classe in quarantena, può lavorare da casa in smart working e agganciarsi alla DAD che già esiste, in modo che nessuno perde lezioni e apprendimento. 
Se quarantena vuol dire malattia siamo fritti, bastano 2 classi da 26 alunni cadauna per mettere gli studenti a casa a fare niente e il corpo docente in malattia, e i genitori in difficoltà. 
Solo il corpo docente? E i bidelli, i genitori e i colleghi dei genitori? 

Alcuni genitori vorrebbero organizzarsi in piccoli gruppi di HomeSchooling ma hanno paura perché le scuole controllano, fanno gli esami e addirittura ho sentito usare il termine "ritorsioni" ... ma per favore!!
Siamo nel 2020, perché queste realtà non possono collaborare?
HomeSchooling in questo momento vuole anche dire limitare i contagi. 
Si creano piccoli gruppi di studio organizzati dai genitori, se necessario rivolgendosi a collaboratori esterni. 
Si intravede anche un momento di ripresa economica, seppur piccola, per coloro che non sono mai riusciti a entrare a scuola, per coloro che con la chiusura COVID hanno visto sfumare il loro lavoro.

Ogni scuola dovrebbe organizzarsi per classi poco numerose con banchi singoli distanziati, va bene anche con piccole spondine di plexiglass attaccate ai banchi durante le lezioni per non stare con le mascherine 5 ore, che si porterebbero però durante la pausa. 
Serve una pausa per mangiare e una pausa per interagire con i compagni, sempre gruppi piccoli.

Ogni scuola dovrebbe organizzarsi con la DAD per permettere a quei genitori che non lavorano, che lavorano da casa o che hanno bisogno di allontanarsi per motivi familiari di far seguire una scuola ai propri figli, sperando che i genitori abbiano premura di far socializzare i figli in altri contesti, sempre piccoli.

Ogni scuola dovrebbe organizzarsi per aprire le porte agli HomeSchooler accettando i loro programmi e organizzando per loro gli esami di fine anno, vivendo ogni volta questa esperienza come uno scambio e un momento di apprendimento, rilasciando non bocciature ma relazioni in cui si attestano le competenze eccellenti, quelle ottime, quelle buone e quelle in fase di sviluppo. 

A tutto questo aggiungo che bisogna staccarsi dalla territorialità a aprirsi e vivere l'Italia non come un agglomerato di regioni che fanno capo ad un unico governo, ma come tanti cittadini che fortunatamente hanno culture, tradizioni, idee e risorse diverse, perché sono proprio queste mille diversità raccolte in un territorio piccolo e impervio che rendono l'Italia una nazione unica in tutto il mondo, perché è proprio da tutte queste diversità raccolte in questo bel paese che troviamo sempre la forza di rialzarci e farcela.

Immaginate quante cose possono imparare un gruppo di HomeSchooler sardi che vanno a fare l'esame in Veneto, e quanto una scuola toscana che riceve degli HomeSchooler dal Friuli Venezia Giulia. Immaginate quanto forti e uniti si possono sentire un gruppo di studenti del Piemonte o della Lombardia che frequentano una scuola in DAD della Puglia.

Un pensiero utopico che ho voluto condividere con tutti voi, un segno di speranza e di fiducia in una Italia che alla fine non sono mai riusciti veramente ad abbattere. Un pensiero che condivido con mio marito, anche lui giunto alla conclusione che alternative creative e condivise sono la via migliore.

lunedì 12 giugno 2017

NaturalMente: Le sorgenti di acqua in montagna

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Tra una corsa e l'altra in questa vita senza riposo ogni tanto un rallentamento e uno stacco dalla quotidianità ci stanno bene. Sono momenti di condivisione, di riflessione e di apprendimento, se poi si fanno in mezzo a tanta magnifica natura ... sono anche intramontabili.
Tre ore di camminata in famiglia nel sentiero del bosco fino alle sorgenti del fiume con un dislivello di 250mt. Prima che io vi racconti la mia esperienza, vi chiedo di provare ad immaginare cosa un'intera famiglia può imparare in queste tre ore.
Fuori dai problemi, dal rumore, dalla velocità, dalla routine ... cosa impariamo?

                   

Ci troviamo in un'atmosfera rilassante. Verde. Dove il rumore del ruscello e degli uccelli diventano sinfonia. Non dobbiamo sbrigarci e possiamo anche tornare indietro senza arrivare alla meta.
Siamo noi, ciascuno con le sue competenze, ciascuno con le sue difficoltà.
Il più esperto, il più intraprendente, il più pauroso, il più lento.
Riusciamo a distinguere i rumori dei nostri passi e possiamo rallentare e respirare regolarmente.
Sì, perché ci affatichiamo meno se camminiamo lentamente. Un passo dopo l'altro. Senza affannarci. Possiamo osservare le cascatine del ruscello e accorgerci che in un punto scorre lento e in un altro punto velocissimo pur essendo lo stesso corso di acqua.
Osserviamo i fiori e come gli insetti succhiano il nettare.
Ti sei accorto quali alberi crescono in questo bosco? Siamo in alto, siamo a 1600mt di altitudine sul mare e questi alberi crescono proprio qui. Che colore sono? Che forma hanno? Che profumo? Ce ne sono di giganti e di piccolini.
Fiori mai visti prima, per poi scoprire che sono orchidee italianissime, rare e protette. La scarpetta gialla, sembra il titolo di una storia per bambini.






Arrivare ad una sorgente in montagna non è facile, soprattutto per i bimbi. Di solito stanno in posti alti, sgarrupati e scomodi ma proprio questo da l'idea concreta del fatto che la beltà è una conquista dura, faticosa e difficile. Non basta indossare un bel vestito, la bellezza va cercata nel profondo degli occhi e gli sguardi veloci non la vedono.
Mentre camminiamo, ci accorgiamo più profondamente l'uno dell'altro. Anche se siamo una famiglia molto unita, c'è sempre da scoprire nell'altro. C'è chi preferisce stare al caldo sole e chi si sbriga a ripararsi sotto le fronde del bosco. Chi preferisce il sentiero sterrato, chi quello a scaletta tra le radici, chi osserva i fiori e chi gli insetti e chi ne ha paura ma si fa coraggio. Si fa coraggio perché la famiglia si ferma, attende il suo coraggio e tende una mano.

Poco dopo che si cammina ci si sente liberi e il dialogo si fa più aperto e più profondo. Escono i ricordi, i sogni, i segreti, gli scherzi, le paure, le debolezze di grandi e piccini e le mani si stringono più forte. Chissà, forse i figli, che vedono le nostre difficoltà e la nostra fatica ... cominciano ad umanizzare i loro genitori, mitici.
Forse noi genitori vediamo quanto sono piccoli e inesperti ma fortissimi i nostri figli e gli diamo più fiducia, gettiamo via le aspettative, impariamo a rallentare, permettendo loro una crescita più rilassata e serena. In questo mondo frenetico ci si dimentica di rallentare ed è bene fermarci per chiederci:
ha senso trascinarci velocemente una generazione dietro l'altra per sbrigarci ad arrivare alla fine?
Nell'ultima salitona del percorso l'acqua sparisce.
Per un po' non sentiamo nemmeno il rumore.
Poi il terriccio vischioso a scalini diventa un lungo letto di pietre bianche, ghiaione.
Un rumore di acqua torna, non la vediamo ma sappiamo che c'è.
Dunque non esiste solo quello che vediamo!
Finalmente si arriva alla sorgente, più liberi, più leggeri, più allegri e perché no, anche con un po' meno ciccia.
Ci si siede come si può a riprendere fiato e a godere della propria soddisfazione.
È proprio il caso di essere soddisfatti!
A turno ci si avvicina, si osserva l'acqua che spunta dalle rocce:
Scende da quella neve lassù (ghiacciaio) passando dentro la roccia, figooo!
Chi altri può descrivere in questo modo una sorgente se non un bambino curioso e vivace che la osserva per quello che è, accentandola così senza un perché, amandola subito!
A turno la assaggiamo, è freschissima e sembra leggera.



Ha un sapore diverso ma è difficile spiegare il sapore dell'acqua!
Provate!
Eppure ha un altro sapore:
Sembra quella con le bollicine ma è liscia come piace a noi!
Stanchi, sudati, assetati, affamati ... torniamo indietro.
Alla faccia della stanchezza questa volta si corre, si tirano fuori le carte in inglese con i nomi dei fiori e degli insetti per riconoscerli, imparare parole e giocare agli esploratori. Mi sono chiesta cosa può ridare tanta energia ai bambini, che sembravano sfiniti dalla stanchezza di questa scarpinata?
Mi sono risposta che l'energia e la voglia di continuare la generano dalla soddisfazione, dalla gioia della riuscita, dall'apprendimento della scoperta, dal non giudizio, dal piacere della relazione positiva, dall'ambiente circostante pulito e sereno, dalla positività dell'esperienza che proprio per questa sua caratteristica, da loro la forza di produrre (e non trovare) le energie rinnovate per ri-proporla, ovviamente sempre più approfondita e sempre più piacevole.
Per questo non credo nei metodi educativi punitivi, frustranti e rigidi, perché uccidono la voglia di farcela e di apprendere, bloccano la produzione dell'energia vitale, generano paura e rabbia.

lunedì 15 maggio 2017

Magic Teachers. Dalla Toscana, Giselle Pons

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Inizio questa mia intervista con una data:
New York 1933, l'anno in cui nasce Giselle Pons da costumisti franco-armeni.
Questa semplice frase già racconta tanto della nostra fantastica Magic Teacher Giselle Pons. La prima domanda che pongo a Giselle è:
In che modo nel tuo lungo percorso di vita hai sentito di essere una Magic Teacher? In che modo ti sei sentita in armonia e in accordo con il Metodo del Format Narrativo della Professoressa Traute Taeschner?
Sorridente, dolce e determinata, spiega:

La mia infanzia è stata caratterizzata dal trilinguismo e dal teatro, che hanno fortemente influenzato il mio successivo lavoro con la lingua inglese.
Subito mi rendo conto del perché Giselle, a oggi, lavora come Magic Teacher. La sua storia si spiega da sé. Giselle ci racconta:
Devo premettere che già bambina mi ero prefissa due obiettivi:1) Mai fare figli.2) Mai fare l’insegnante.Invece ... mi sono sposata a 20 anni e ho avuto ben 4 figli e 7 nipoti. Ho svolto mille mestieri e ho fatto la mamma. Poi ... avevo più di 40 anni quando ho dato le mie prime lezioni private. Ho iniziato insegnando inglese ad alcuni psicanalisti romani. Una volta che mio marito è andato in pensione ci siamo trasferiti dapprimaad Ansedonia, poi a Canino.A Canino ho iniziato facendo StoryTelling nella scuola primaria e sono poi passata a fare teatro in lingua nelle scuole di Canino, Arlena e Cellere. Con i miei alunni ho fatto spettacoli in inglese con ‘antipasto’ di francese partecipando ai festival teatrali di Bolsena e Grosseto.
Su suggerimento di Grazia Olimpieri, ex insegnante d’inglese e ora dirigente scolastico dell’I.C. di Montalto di Castro, alla fine degli anni ’90 ho seguito il corso di formazione di Hocus e Lotus.
Sembra un romanzo e invece è la storia vera di una persona che tanto ha lavorato nella sua vita e non ha mai smesso di re-inventarsi. Finalmente l'incontro di Giselle con Hocus&Lotus. Domando:
Immagino sia stato subito amore?
Lei spiega sicura:
Il format narrativo mi ha subito incantato perché raccoglieva e confermava tutte le mie esperienze e conoscenze del multi-linguismo ... e del teatro.
La curiosità diventa grande e il mio interesse è attirato come una calamita nel mondo personale di Giselle.
È stato difficile il tuo inserimento come Magic Teacher nelle scuole?
Dapprima, ho insegnato Hocus&Lotus con successo nelle scuole materne e primarie di Canino, Valentano, Montalto di Castro, Grotte di Castro, Acquapendente, Bolsena e a Pitigliano, dove abbiamo fatto un delizioso spettacolo Hocus&Lotus nel Teatro Comunale nel 2001.In seguito, oltre ad insegnare le lingue con Hocus&Lotus, man mano che la mia professionalità cresceva, sono diventata esaminatrice orale per le gamme d’esami dell’Università di Cambridge da Young Learners a Proficiency.Attualmente tengo corsi Cambridge nella scuola media, primaria e liceo di Tarquinia, oltre che nelle scuole primarie di Montalto e Pescia Romana.
Subito ripenso al matrimonio tra la metodologia Hocus&Lotus e i diversi livelli di esami del Trinity College e subito risalta all'occhio che Hocus&Lotus sposa bene l'apprendimento in qualsiasi valutazione o certificazione. Chiedo: 
Vuoi dire che hai abbandonato Hocus&Lotus oppure oggi ancora insegni con il metodo?
Giselle ci spiega come la sua vita sia stata un work in progress costante e tra una metodologia e l'altra abbia sempre portato con sé il Format Narrativo.
Dopo tanti anni, ho ripreso ad insegnare Hocus&Lotus nella scuola materna di Pescia Romana. Avevo dimenticato quanto fosse divertente e stimolante questo straordinario metodo. È una gioia ritrovarmi con deliziosi bambini che assorbono Hocus&Lotus comespugnette!
"Spugnette", la dolcezza con cui parla dei bambini mi fa chiudere gli occhi e ripenso a qualche giorno fa, quando una persona mi ha chiesto: conosci questa Magic Teacher? E io ho risposto che la Magic Teacher è certificata lei deve stare tranquilla perché quello che apprendiamo è proprio l'importanza della relazione sana all'interno di un percorso di apprendimento e dunque i bambini sono in mano sicura. Chiedo ancora:
In che modo l'incontro e re-incontro con il metodo ha cambiato la tua vita?
Soprattutto questa rinnovata DinoEsperienza mi ha fatto riflettere sui problemi con cui i ragazzi italiani si confrontano a tutti i livelli.Purtroppo raramente si prosegue con la metodologia Hocus&Lotus nella scuola primaria, tralasciando l'importanza della pratica nell'apprendimento di una lingua viva e presente.Molto più spesso accade che se chiedi a un bimbo della classe quinta “How old are you?” probabilmente lui risponderà “I’m fine”.E se chiedi “How are you?”, ti risponderà “I’m ten years old”.La comunicazione in inglese è fortemente impedita a causa dai programmi in vigore che non tengono conto dei progressi che hanno fatto la psicologia cognitiva e le neuro-scienze.
La questione assume un carattere serio e propositivo e proprio per la sua lunghissima esperienza nel mondo dell'insegnamento dell'inglese mi sento di chiedere apertamente:
Di cosa non tengono conto i programmi ministeriali secondo te?
Anni fa insegnavo inglese anche alla Università della Terza Età di Orbetello. I miei studenti erano prevalentemente ex professori di scuola. Quelli che trovavano maggiori difficoltà erano i matematici perché non riuscivano a concepire l'anarchia della lingua inglese. Alla fine ho provato a sottoporre loro la prima storia di Hocus&Lotus ed è avvenuto un miracolo: hanno capito ... e insieme a loro anche io ... che l’apprendimento di una lingua non passa sempre per la corteccia frontale. Abbiamo capito che ‘vivere’ la situazione è uno strumento didattico vincente a tutti i livelli per superare le insidie di questa meravigliosa ma folle lingua che è l’inglese.
Non farò altre domande a Giselle, che ancora insegna inglese ai bambini con il Metodo del Format Narrativo, ma terminerò il mio post con una frase, la stessa con la quale l'ho iniziato e lascio a voi sognare di avere la forza e la determinazione di andare avanti sempre, comunque e coraggiosamente:
New York 1933, l'anno in cui nasce Giselle, da costumisti franco-armeni ... e ancora insegna inglese ai bambini!

venerdì 10 marzo 2017

Lettura, illustrazione e narrazione. Riflessioni personali

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Oggi condivido la mia opinione sull'importanza in società del leggere, illustrare e narrare. Sono traduttrice, insegnante di lingue, StoryTeller promotrice della lettura, scrittrice per passione, lettrice libera e mamma. In questi giorni guardavo i numerosi libri che ho messo insieme in questi ultimi 7 anni. Libri quasi tutti per bambini … per bambini? Dipende, ma di questo vi dirò dopo.
Numerosi e bellissimi albi illustrati. Gli albi più amati sono stati, Piccolo blu e piccolo giallo, La voce del noce, Dove vanno le nuvole, La sedia vuota, La zuppa di sasso, Il tuo colore.
Ma anche libretti studiati proprio per i bimbetti sotto i tre anni: la Pimpa e Barbapapà ci hanno accompagnato in tantissimi viaggi e serate.
Poi i libri di parole, quelli che hanno qualche accenno di illustrazione ma tante parole da leggere: Il piccolo principe, le storie di Sepúlveda, Pinocchio.
Ma anche piccole e importanti saghe come quella di Hogard, le Storie di Querciantica e il vecchio e indimenticabile Zorro.
Ma anche le storie che ho inventato per i miei figli (e che spero presto far uscire un compendio), ho dovuto scriverle per non sbagliare le parole mentre le raccontavo ricordandole, perché le ripetizioni per noi sono noiose e prive di valore ma per i bambini sono importantissime per la serenità, per l'apprendimento, per l'autostima e per molto altro.

Ieri sera stavo proprio riflettendo sul fatto che questi libri in qualche modo sono la storia del mondo che ho costruito nell'immaginario dei miei figli e dunque è importantissimo scegliere libri, metodi, giochi e via discorrendo ... ma non bisogna assolutamente avere paura dei libri e delle storie.
Quello che fa crescere i nostri figli non è il libro di per sé, l'oggetto e forse nemmeno il contenuto (anche se hanno entrambi la loro importanza) bensì è la relazione tra il lettore e l'ascoltatore.
Una mamma, un papà, una nonna, una zia … che leggono felici ad un bambino per 15 minuti, gli hanno regalato un'esperienza che non ha valore monetario, uno stimolo verso l'amore per la lettura … perché bisogna amare la lettura e non l'oggetto libro (che poi può nascere ed è bello, ma è un'altra cosa).

Come scegliere i libri da leggere?
Ci si può far consigliare da chi ha tanta esperienza. Ci sono tante persone che organizzano momenti di lettura importanti per bambini e genitori, ci sono biblioteche attivissime al riguardo.

Per poter scegliere bisogna anche sapere cosa si cerca.

Un libro per argomento? (Io non amo i libri che ti guidano con la morale alla nanna, a togliere il ciuccio e il pannolino o a mangiare frutta e verdura, ma so che ne esistono di belli e divertenti).

Un libro semplice per le prime parole? (La Pimpa ma anche Abbaia George ma anche le storie di Elmer e molti altri).

Un libro che voglia stimolare la vista e porre l'attenzione sull'osservazione?
Di fantastici albi illustrati ce ne sono milioni, l'importante è che le illustrazioni non siano eccessivamente piene e soprattutto corrispondenti a quanto si legge. Ovviamente, che quanto si legge sia posizionato vicino all'immagine che rispecchia.

Ci sono anche albi illustrati senza parole e con quelli potete sviluppare la fantasia, vostra e del vostro bambino … e la memoria. Perché le ripetizioni sono importanti e il bambino tende a ripetere sempre uguale (lui ha una grande capacità di ripetere sempre uguale, mentre l'adulto, con la testa sempre più piena di parole e pensieri tende a ripetere il concetto ma non la parola uguale).

Un libro che voglia stimolare l'attenzione all'ascolto. L'attenzione all'ascolto è oggi secondo me un deficit in espansione tra i bambini sempre più stimolati da rumori, plastica, luoghi chiusi e pieni di rimbombi. I bambini sanno stare concentrati all'ascolto sempre meno e (ma è una mia opinione personale) al contempo vengono diagnosticati sempre più bambini con deficit di attenzione, o di iperattività (non saprei cosa altro aspettarmi da bambini non abituati ad ascoltare storie e abituati a lanciarsi come pazzi da una parte all'altra di enormi muri di gomma con musica sparata a tutto volume).

Quando non esisteva la scrittura esisteva già la scuola. Affinché un bambino diventasse adulto, era fondamentale che gli venisse passato il sapere del suo stesso popolo. Quando i popoli hanno cominciato a mischiarsi fra loro il corpo umano si è fortificato e le conoscenze condivise hanno creato la scienza per progredire, per migliorare.

Gli anziani del villaggio sedevano in mezzo alla natura con i piccoli del villaggio, insegnando loro a vedere, ascoltare e riconoscere suoni e segni della natura. Era un processo lento e spesso silenzioso, bisognava saper aspettare, ascoltare, con pazienza e concentrazione per poi, al momento giusto, essere pronti rapidi e abili. I saggi raccontavano loro bellissime storie di avventure con fantastici personaggi, per spiegare loro il mondo. Insegnavano loro l'arte di usare quanto la natura metteva a disposizione attraverso l'apprendimento della pittura (per lasciare segni e segnali), della scultura (per preparare armi e utensili), del canto (per comunicare tra loro anche da lontano), della danza (per entrare in contatto con le proprie emozioni).

Provate ad immaginare di vivere in una grotta, riscaldati e illuminati solo da un fuoco centrale tanto caldo quanto pericoloso. Dovete alimentare il fuoco ma temerlo perché può prendere piede e uccidere tutti. Gli uomini devono cacciare gli animali per sfamare il villaggio intero. Chiusi in una grotta di ombre e luci, gli uomini si preparano alla caccia grossa, siamo agli albori dell'arte. L'uomo ha paura ma deve cacciare o non sopravvive. Gli animali fuori sono grossi, hanno zanne, code e zampe spaventose, emettono suoni forti e terrificanti.
L'uomo ha paura ma deve cacciare.
Per poter sopravvivere l'uomo non cancella la sua paura e si trasforma in una macchina da guerra ma cerca la sua paura, vi entra in contatto, la affronta e la fa sua amica. L'uomo entra in contatto con la sua emozione attraverso l'arte e le storie.

Il saggio, il capo, il guerriero più forte siede con gli altri uomini intorno al fuoco. Racconta il piano. Poi racconta storie di antenati che hanno combattuto la stessa paura, la stessa fiera feroce. La narrazione coinvolge tutti, ci sono dei graffiti sulla parete della caverna che rappresentano le storie del passato, le stesse che racconta il capo.
Quando tutti hanno capito che cosa spaventosa stanno andando a fare, suonano, cantano e danzano la loro stessa paura, per entrarci in contatto e farla alleata. Non c'è nessuna morale dietro, solo una presa di contatto con se stessi e con il proprio mondo.

Così io credo che nasca l'arte. A questo io credo che servano le storie che scegliamo di leggere ai nostri figli. È nella relazione salda, di amore e condivisione e nel rispetto reciproco, che le storie funzionano. Se sviluppate l'attenzione visiva, l'ascolto attivo, la fantasia di espressione, il disegno libero … regalate al bambino la via alla consapevolezza di se stesso.

Il metodo principale che uso per insegnare le lingue ai bambini (Il Format Narrativo attraverso le avventure di Hocus & Lotus) funziona proprio perché prevede l'uso di tutti questi canali: relazione umana, ascolto attivo, condivisione, espressione teatrale, canto … possono anche danzare le bellissime musiche del format.
Condivisione a lezione e a casa.
Tutto in un'altra lingua, abbandonando in quello spazio la lingua madre che volentieri cede il passo alla seconda lingua e senza bisogno di oggetti di transizione e di traduzioni.
Il metodo funziona perché riprende le più antiche tecniche di insegnamento, perché propone un percorso che riguarda sia l'ontogenesi che la filogenesi dell'uomo, senza morale.

domenica 15 gennaio 2017

Letture e StoryTelling. La mia storia personale

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Gennaio 2017, inizia un nuovo anno.
Da neanche due anni trasferiti a Trieste, inizia una nuova vita.
Quest'anno prima di tutto voglio mettere insieme i pezzi del puzzle della mia vita passata, di ciò che mi ha portato fino a qui, di ciò che mi ha portato ad essere ciò che sono.
Lo faccio qui con voi perché è da questa condivisione che ho trovato la forza di portare avanti tutto. Perché in fondo anche la mia è una storia.
Una storia tra le storie.
La mia storia, le storie che ho scritto per i miei figli e che alcuni amici hanno illustrato e nessun editore ha mai voluto leggere.
Le storie che ho letto ai bambini in giro per l'Italia: le mie storie, le storie dei grandi autori, storie in italiano, in inglese e in spagnolo.
Le storie che ho fatto costruire ai bambini i sorrisi dei quali sono la mia forza.

A 6 anni ho fatto amicizia con una bambina greca nell'isola di Andros e per alcuni anni ci siamo riviste là ogni estate. Lei era più grande di me e parlava molto bene l'italiano, e suonava molto bene la chitarra.
Mi ha insegnato i numeri e alcune parole in greco che non ho mai più dimenticato.
Mi ha insegnato l'arpeggio alla chitarra sulle basi di Giochi proibiti che non ho mai più dimenticato (anche se sono molto arrugginita e oltre quello non so nulla).
Mi ha insegnato che condividere, scambiare e comunicare è meglio che rubare, copiare e isolare.
Lei ha praticato l'italiano, è venuta in vacanza a Roma ed è entrata nel mio cuore. Il suo nome è Despina e farà parte della mia vita per sempre.

In adolescenza, ho scelto scuole dove potevo imparare un mestiere ma anche le lingue perché parlare con gli altri e capire gli altri mi ha sempre appassionato. Scrivevo storie strampalate per gli amici e, poi, poesie con le persone che conoscevo nel pub dove lavoravo quando facevo l'università.
Per fortuna ho avuto due genitori che mi hanno permesso di vivere.

A 17 anni ho saputo/capito che non avrei mai avuto figli miei.
Ho cancellato dunque questo desiderio dalla mia testa.
Ma i bambini, i viaggi e la comunicazione sono sempre stati nel mio cuore.
Dunque anche quando andavo a Parigi, Londra, Canterbury, Salamanca, Madrid, Barcellona, Cuba se trovavo dei bambini, raccontavo loro storie. In Finlandia mi sono fermata ad insegnare italiano ai bambini e non amando i libri di testo pieni di grammatica, prima della lezione tradizionale raccontavo loro piccole storie e poi chiedevo loro di inventarne altre.

L'università l'ho fatta a Perugia, dove ho incontrato amici meravigliosi e una professoressa magica di nome Yvette. Un nome francese per una professoressa americana in Italia, già questo è un programma.
Lei era decisa ad insegnarci l'inglese oltre che la letteratura e lo fece ad ogni costo.
Lavorava di più e ci sosteneva anche quando eravamo in difficoltà.
Ci ha passato la passione per la letteratura e per la lingua ed è grazie a lei se sono finita in Finlandia.

In Finlandia sono stata benissimo. Ho conosciuto finlandesi, indiani d'America fuggiti dalle riserve, emigranti, altolocati tristi perché chiusi nelle loro gabbie d'oro, professori, baristi, artisti e, nonostante quello che si dica, tanta allegria e voglia di cultura.
E se in Italia ero brava, in Finlandia ho dovuto ricominciare da capo perché loro erano più bravi di me.
I finlandesi sono persone meravigliose, visti i miei sforzi hanno cercato di integrarmi e aiutarmi ad alzare il mio livello professionale, nessuno di loro ha mai cercato di abbassare il mio livello, anzi ... grazie Finlandia per la grande esperienza che mi hai regalato.

In Messico ho sognato tra cenotes e catamarani.
In Egitto tra gli abissi della barriera corallina.
Mio marito mi ha fatto superare la paura degli sci e dei cani.
L'Umbria mi a ha lasciato il desiderio dei boschi.
Roma l'amore per le sculture.
Il mare ... non si può vivere senza il mare.
Trieste .... ma questo è il presente, lo racconto un'altra volta.

A Ostia ho incontrato Stefania e Andrea che hanno voluto credere alla mia idea di raccontare in forma teatrale le storie che tutti ritengono difficili e noiose, in modo divertente e aperto a tutti. Ho portato in scena in quello che allora era conosciuto come Teatro Fara Numé le storie di Nietzsche e di Leopardi e, da non credere, hanno riso tutti, tutto il tempo.
Di questo grazie anche ai ragazzi che hanno voluto prodigarsi con me in questa avventura teatrale sperimentale: Andrea, Fabrizio, Liliana, Francesca, Eslisa, Stefano, Anna ... mia cugina Lara e tutti gli altri.

Ero grande quando ho incontrato la professoressa Traute Taeschner e il suo metodo del Format Narrativo e Giulia che principalmente lavora affinché le Magic Teachers sappiano apprezzare e dare valore loro stesse per prime a ciò che fanno, senza deprezzarsi, tenendo sempre alta l'autostima e la forza di volontà si può arrivare. Questo è quello che le Magic Teachers nel mondo trasmettono ai bambini: passione, desiderio, fiducia, autostima nella lingua che si apprende, anzi con la lingua che si apprende.

I percorsi di studio di counselling e arte teatro terapia mi hanno regalato la passione per il teatro e la considerazione dell'arte nel suo divenire, nel suo movimento, nella sua relazione con se stessi e con il mondo e poi ... qualcuno diventa opera d'arte. Ma un'opera d'arte viene dall'arte e diventa materia di osservazione e di studio di critici e restauratori e professori.
L'arte, per me, è il movimento che crea, che sia un fare arte o che sia l'emozione che hai guardando un'opera d'arte. Grazie a Maria Giovanna Rosati Hansen e al suo metodo teatrale, quello nel quale il teatro è e non recita.
Grazie a Paolo Quattrini e a Oliviero Rossi per avermi portato ad un alto livello di consapevolezza personale e per insegnarmi l'importanza del fare.

A 40 anni sono diventata madre e ancora non ho capito come è stato possibile, avevo rinunciato a questa idea a 17 anni.
Mio marito e io, eravamo pronti per adottare due bambini e mi sono ritrovata incinta. Una bambina prima e un bambino dopo.
Non ero pronta.
Tanti anni prima avevo rimosso questa idea dalla mia testa.
Non ero pronta e che ho fatto?

Un pediatra molto bravo ci ha avviato alla nostra genitorialità, si chiama Federico, ci ha detto che sarebbe andato tutto bene, sempre.
Ci voleva pazienza, amore, attenzione e le fatiche dei genitori attenti.
Ci ha detto di leggere qualche libro e noi lo abbiamo fatto.
È un pediatra che appoggia il progetto Nati per Leggere e io ho preso spunto.

Mia figlia era molto più piccola di un bimbo prematuro e dovevamo stare attenti a non farla ammalare i primi mesi di vita. Lei stava nella sua culla e io non sapendo che fare spesso la cambiavo e le parlavo. Le cantavo canzoni in spagnolo e le leggevo libri in italiano e spagnolo.
Veramente leggevo libri che piacevano a me, ma li leggevo ad alta voce perché avevo notato che se lei mi sentiva leggere stava nella sua culla serena, dormiva, guardava, toccava le mani, i piedini, sorrideva.
La voce della mamma e lo sguardo della mamma e le carezze della mamma sono importanti come il seno della mamma i primi mesi.

Le ho raccontato storie e letto libri che molti sconsiglierebbe mai a quell'età, come il Piccolo Principe.
Ma non importa, le piace, lo riconosce, lo rilegge ... oggi lo comincia a leggere da sola. Ho letto il Piccolo Principe in francese e Storia di una lumaca che voleva conoscere le ragioni della sua lentezza in spagnolo e lei era sempre serena e felice.
Poi è arrivato il fratello, leggevo gli stessi libri. Lui dormiva, stava nella sua culla sereno, si toccava le mani, i piedini, guardava, era sereno.
Lei cominciava a guardare le figure, a girare le pagine con me.
Quando cucinavo lei prendeva il libro e raccontava la storia al fratello e così via ... storie nelle storie, storie inventate e storie vere che si mescolano, che si tramandano.

In fondo la storia dell'uomo comincia con le storie. Prima le storie si narravano ed era importante ci fosse un menestrello che raccontasse e girasse per il mondo raccontando storie e raccogliendo storie. Poi le storie invece di essere portate in giro dai menestrelli, hanno cominciato ad essere portate in giro dalla stampa, dai libri e ora dal digitale.
Gli anziani del villaggio raccontavano le storie ai bambini per tramandare le loro storie e passare i loro saperi e le storie, lo sappiamo, nascono tutte là. Poche storie, pochi elementi che da sempre raccontano il mondo intero. Le storie nel digitali forse sono troppo veloci, non so spiegare ma è come se rendessero il presente già passato e va a finire che il tempo si ferma e non esiste più e allora ... ma no dai, io ho voglia di leggere una storia con calma, con la mia emotività, con il tempo di chiudere il libro e poi sognare.

A spingere queste mie letture e per un breve periodo anche a divulgarlo ad altri genitori tra Roma e Perugia, sono stati anche i seminari online gratuiti di Alessandra che, anche se non lo sa, è stata molto importante per me. Anche lei mi ha aiutato a tenere duro nei momenti difficili.

Ho incontrato Paola che mi ha permesso di leggere agli adulti e anche ai bambini nella splendida Biblioteca del Quarticciolo di Roma e che spero di tornare a trovare ora nella Biblioteca della Pace della borgata Finocchio. Paola non la conoscevo e lei non conosceva me.
Mi sono presentata alla sua biblioteca e lei mi ha detto Prima di tutto voglio sentire come leggi.
Mi ha ascoltato e mi ha detto Si, ce l'hai nel cuore. Arrivano emozioni. Crei relazione e armonia, possiamo provare.
Lei è una donna speciale.

Al B&B Il Querceto in Umbria, Paola e Daniele mi hanno chiesto di organizzare StoryTelling e letture per bambini diverse volte, con piccoli laboratori di arte e passeggiate esperenziali nel boschetto del casale, poi mi hanno chiesto laboratori in inglese.
Sono state esperienze meravigliose e molto ricche oltre che genuine.

Ho attinto dai miei sogni, dalle mie relazioni, dalle mie esperienze, dagli studi portati avanti e senza accorgermene ho dato forma alle mie storie e a quelle degli autori importanti andando a leggerle in giro, ai bambini e agli adulti e questo post vuole essere un ringraziamento a tutti coloro che mi hanno ascoltato leggere, soprattutto ai bambini che sono il pubblico migliore che una persona possa desiderare.
Ho messo insieme la mia capacità empatica, la mia fantasia, la mia capacità relazionale, la mia passione e i miei studi per le lingue, il mio divertimento nel praticare l'arte per gironzolare scrivendo, leggendo, leggendo in lingua, raccontando in italiano e in lingua, inventando, colorando, creando ... (potrei dire che di me racconta il racconto Dos Palabras di Isabelle Allende, il mio preferito)
La mia storia prosegue con delle fotografie altrimenti diventa un noioso romanzo mal-scritto.
La mia storia prosegue a Trieste, dove spero di rimanere fino alla vecchiaia tra storie, racconti, bambini e molto altro.

Raccontando la Luna e La Terra 

Raccontando Copernico e il Sol 

Momenti di lettura (bambini) per
la giornata del camminare
Villa Borghese - Roma
Momenti di lettura (adulti) per
la giornata del camminare
Villa Pamphili - Roma
                   

Parole tra le note - Letture musicali
presso la Biblioteca del Quarticciolo
di Roma
Letture per bambini presso
la Biblioteca del Quarticciolo di Roma
Le storie d Alice e Giallo Coniglio (mie)

Lettura al kamishibai per i bambini
del B&B Il Querceto
Le storie di Alice e Giallo Coniglio (mie)
Le Farfatine
Passeggiata nel Bosco del Querceto
in cerca di segni di
Farfatine - post lettura

Lab. artistico post lettura
presso il B&B il Querceto





Esposizione finale del laboratorio
(bambini dai 3 agli 8 anni)
             





                 
Lettura di una storia di
Dorella la Balena (mia)
in scuola materna
StoryTelling di
Mr Winter Mood (mia)
presso scuola materna
                   
Lettura in inglese
presso scuola primaria
StoryTelling con Hocus&Lotus
con bambini dai 4 ai 7 anni
                           


Storie raccontate con le ombre
bambini dai 4 ai 7 anni





















venerdì 14 ottobre 2016

The Secret Garden e i segreti della lettura

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Mio figlio ha l'influenza e rimane a casa, per fortuna i miei figli sono abituati a stare con me anche quando lavoro dunque nessun problema. Io sto al computer a lavorare, studiare testi e cercare di creare percorsi di apprendimento dell'inglese per studenti che vanno dai 3 ai 15 anni, sul tavolo ci sono io, il mio computer libri sparsi e mio figlio che legge il suo libro sugli insetti. Lui ha quattro anni ed è un tipetto sveglio niente male. Ad un certo punto mi guarda e mi dice:
I segreti del giardino, mamma bello questo libro
 Mi si apre la bocca, abbasso lo schermo del computer e confermo quanto sospettato, dietro lo schermo c'è il libro The Secret Garden lo prendo, lo mostro a mio figlio e gli chiedo
Amore, in che lingua è scritto questo libro?
In inglese mamma
Puoi leggermelo piano piano
De-si-cret-ga-rden, ecco il segreto del giardino
Non è la prima volta che rimango a bocca aperta con i miei figli. La prima a quattro anni venne un giorno e cominciò a raccontarmi storie in spagnolo, le inventava lei, facevano ridere e io ero talmente sorpresa che le scrissi.
Tutti e due intorno ai quattro anni hanno iniziato a leggere.
Per la prima credevo che a scuola la forzassero a leggere, tanto che mi arrabbiai perché mi sembrava presto ma poi anche il secondo a quattro anni ha cominciato a leggere.
Ora ne ha quasi cinque.
Tutti voi che mi seguite e che mi conoscete da un po', ora vi aspetterete che io vi spieghi come ciò avviene e invece no. Non ho nessuna spiegazione se non la mia emozione nel vedere i progressi con i miei occhi invece che sentirmeli raccontare da qualcuno.
Io con i miei figli ho letto tante storie e in più lingue (inglese, spagnolo e francese), sin dalla nascita, leggevo quello che piaceva a me e quello che piaceva a loro. Erano molto piccoli, addirittura il secondo aveva meno di tre anni quando li addormentavo leggendo il piccolo principe in francese. Abbiamo letto insieme storie lunghe e storie brevi, in tutte le lingue da Esopo a Sepulveda, tradizioni italiane, germaniche, inglesi, spagnole e sud americane. Storie lette senza nessuna immagine, poi venivano le immagini che loro confrontavano con quelle immaginate, poi se possibile i cartoni animati della stessa storia e dunque confrontavano quello che avevano immaginato con le illustrazioni con il film.
Posso tranquillamente dire che le storie che in casa nostra ci hanno accompagnato per periodi lunghissimi sono state

Il piccolo principe (in francese e spagnolo)
La lumaca che voleva conoscere le ragioni della sua lentezza (in spagnolo)
La storia del topolino perez (in spagnolo)
Le avventure di Alice e Giallo coniglio bianco (in italiano scritte da me per i miei bambini - scusate sono nostre)
Barbapapà (in francese)
Cappuccetto rosso (in inglese)
Caillou (in spagnolo)
L'Elefante Elmer (in italiano e spagnolo)
Federico, Guizzino, L'albero delle parole e piccolo giallo e piccolo blu (ovviamente in italiano)
La zuppa di sasso (in italiano e anche direttamente da Alfonso Cuccurullo che a detta di mio figlio: "mamma la sa meglio di te")
Storie di querciantica (in italiano)
Le avventure di Hogard (in italiano)
direi anche le avventure di Hocus&Lotus (ovviamente in inglese)

Riesco ad immaginare che alcuni dicano che non è poco, che sono stata brava, che bello questo e che bello quello ma la mia sorpresa rimane perché questo mio percorso era molto familiare e non avrei mai pensato (come invece era sicuro il nostro pediatra romano Federico) che si potesse arrivare a tanto e dunque la domanda rimane:
Come avviene tutto ciò?
Sicuramente ha ragione la professoressa Taeschner, si tratta di una buona relazione che rende felici i bambini di attraversare quel percorso e sentendosi felici e bravi spingono per andare oltre. La stessa cosa diceva il pediatra di cui sopra ma la domanda rimane, e forse non ha una risposta, forse a volerci pensare bene non ci sono spiegazioni che conosciamo ma solo osservazioni, come questa mia.
La domanda rimane quella
Come avviene tutto ciò?
La domanda rimane perché, a parte il percorso di Hocus e il desiderio di lasciare un seme in altre lingue, il mio percorso è stato inesperto, basato sull'osservazione di ciò che funzionava e non funzionava, scegliendo di portare avanti ovviamente solo i percorsi che davano risultati ma non ho una conoscenza approfondita di ciò che veramente avviene nel cervello e mi incuriosisce tantissimo.
ho letto libri come

Proust e il calamaro
Capire la dislessia
Tempeste nel cervello
I neuroni della lettura

Tutto ciò mi ha arricchito molto e forse un po' permesso di indirizzarmi ma la mia sorpresa di fronte a certi bambini rimane e non si spiega.
Tra i miei DinoAlunni c'è un bimbetto che ha iniziato il corso a 3 anni, stava zitto zitto e non si muoveva troppo, osservava silente, sembrava quasi annoiato ma la madre diceva che era contento. Dopo sei mesi ha cominciato a raccontare le storie di Hocus in inglese come fosse la cosa più normale del mondo, così all'improvviso, come se lo avesse sempre fatto.
Un altro bimbetto era sveglio e parlava, poi ha avuto un momento di difficoltà ed è entrato in modalità rifiuto.
Quando sua madre è venuta a lezione per dimostrare quanto fosse bella, lui ha fatto un salto di qualità linguistica impressionante. A quattro anni è in grado di decontestualizzare le frasi che impara.
Il mio è un mestiere dai pochi riconoscimenti economici ma le gratificazioni emotive che si hanno con questi bambini sono infinite, la domanda però rimane quella:
Come avviene tutto ciò?
Buone letture a tutti, grandi e piccoli.

mercoledì 31 agosto 2016

Magic Teachers di eccellenza. Dalla Puglia Manuela Cera

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Oggi conosciamo Manuela Cera dalla Puglia, un territorio non facile ma sicuramente fertile. La Puglia è fisicamente lontana dall'Europa e dunque ha meno confidenza con la questione bilinguismo ma noi siamo tutti sicuri che è anche un terreno fertile, giovane, di grande cultura e tradizione che saprà accogliere e comprendere il valore che Manuela sta cercando di apportare con il suo lavoro. Manuela siamo tutti con te, ti leggiamo spesso sulla rete di Eccellenza e siamo sicure che ce la farai.

 Anche a te chiedo come hai conosciuto Hocus&Lotus e il metodo del Format Narrativo della professoressa T. Taeschner e in quale modo questo incontro abbia cambiato la tua vita.

Ho conosciuto il mondo dei nostri due DinoCrocs, navigando casualmente sul web alla ricerca di un metodo che potesse darmi quella sicurezza che mi mancava per poter insegnare con successo la lingua inglese ai bambini. Uscivo da una esperienza di insegnamento come esperta esterna in un progetto di inglese per bambini di 5 anni, in una scuola dell’infanzia pubblica del mio paese. Nonostante il bel ricordo, quello che mi resta di quel periodo è un senso di insoddisfazione, per non essere riuscita ad andare oltre quel metodo tradizionale scolastico che mette a dura prova la capacità dei bambini portandoli a memorizzare una lista di vocaboli, che restano tali.

Sono laureata in lingue ma non ho grandi esperienze nel campo dell’insegnamento, se non relativamente a lezioni private, su richiesta. E in queste lezioni mi sono spesso confrontata con ragazzi, con diversi anni di studio della lingua inglese alle spalle. Con molta sorpresa ho scoperto che non sapevano costruire frasi di senso compiuto. Mi misi perciò a cercare sul web qualcosa con lo scopo di trovare del materiale di supporto per l’insegnamento ed é lì che mi si è aperto il mondo di Hocus&Lotus.

Così,osservando il sito, ho cominciato a fantasticare come una bambina emozionata, che guarda il suo cartone preferito. Tuttavia, in quel periodo, non avevo le possibilità economiche per fare la formazione e dovetti lasciar perdere.
Nel frattempo ho fatto altri lavori, che non avevano niente a che fare con le lingue, né con l’insegnamento; mi sono poi sposata, ed ho avuto mio figlio.

Mi sono ripromessa di volergli trasmettere la mia passione per l’inglese, già da prima che nascesse pensavo a come fare per crescerlo bilingue. Gli parlavo spesso inglese, nei momenti del cambio pannolino, della poppata o del bagnetto e gli descrivevo quello che stava accadendo, anche se poteva sembrare che non mi capisse; gli leggevo e gli leggo ancora molti libri, perché, come me, imparasse ad amarli. Mi sembrava però che non bastasse e per questo, dato che nelle vicinanze non esiste nessun corso del genere, ho deciso di fare io stessa la formazione, soprattutto per lui. Quindi, prima ancora di essere una Magic Teacher, sono in primis una Magic Mum.

In questo fiume di parole hai anticipato la domanda che avrei voluto fare …

Cosa significa per me essere una Magic Mum? Significa condividere con mio figlio un metodo che va al di là del mero insegnamento scolastico, imparare con lui e condividere questo apprendimento con gioia, trasmettere a lui una mia passione con divertimento, rendendola magicamente anche sua, essere con lui complice e condividere momenti di full immersion nella fantasia e nella nuova lingua, momenti in cui mi sento estremamente orgogliosa del percorso che sto facendo, perché mi emoziona scoprire sempre più insieme a lui.
Ogni giorno. Diventare una Magic Mum mi ha aiutato a trovare le strategie giuste per continuare con successo il mio percorso di bilinguismo in famiglia, e per far entrare l’inglese nella nostra casa con naturalezza. Paolo non sa cosa sia l’inglese e quando gli si chiede:
Dillo in inglese!” lui rimane perplesso, mentre nel momento in cui gli si comincia a parlare nella nuova lingua, improvvisamente passa da un codice linguistico all’altro, senza rendersene conto.

E quando hai deciso di diventare Magic Teacher oltre che Magic Mum?

Il passaggio dall’essere una Magic Mum, all’essere una Magic Teacher, non è stato per niente facile, poiché il rapporto che si crea tra madre e figlio va sempre oltre ogni confine, per cui, pur amando stare a contatto con i bambini, inizialmente ho incontrato piccole difficoltà che un po' mi hanno messo in crisi. Poi, con il tempo e la formazione ho scoperto che è proprio questo mettersi in discussione che ci permette di crescere e migliorare e ora mi sento estremamente più sicura.
Avevo paura, soprattutto all’inizio, di non riuscire a stabilire un legame speciale con loro. Per fortuna poi ho capito che molto dipende da me e non da loro e mi sono data un gran da fare.

Quale strategia di marketing usi per diffondere il bilinguismo sul tuo territorio, un territorio che forse non è neanche tanto facile ma sono sicura che è anche un territorio che sa ben accogliere i bravi professionisti.

Quando mi si presentò l’occasione di poter fare una presentazione in un nido del mio paese, non potevo di certo rifiutare e nonostante si possa pensare che il paesino in cui vivo lascia poco spazio alle idee innovative e soprattutto al bilinguismo, vista anche la lontananza dal resto d'Europa sono riuscita a rompere qualche schema d'insegnamento, grazie soprattutto alla direttrice del nido del mio paese.

Graziana, mi ha permesso e aiutato credendo in me e nel metodo, a spiegare che è possibile apprendere le lingue straniere in età precoce senza per questo pensare che si tratti di riempire la testa dei bambini con nozioni prive di senso. Divertirsi a raccontare storie creando una relazione armoniosa, sicura e di fiducia, parlando con naturalezza in inglese e non in italiano e senza alte aspettative, senza dimostrazioni, senza richieste di conte e filastrocche al bambino ma lasciando che con i suoi tempi assapori il mondo anche attraverso un'altra lingua, è possibile, è magico, è emozionante. Ovviamente se in famiglia si condivide Hocus&Lotus dieci minuti al giorno tutto è più magico, e questi dieci minuti al giorno con l'aiuto della competenza professionale della Magic Teacher, rendono l'apprendimento più forte, lo sviluppo più sicuro, l'autostima cresce con il bambino e con l'autostima cresce la sua voglia di apprendere e di studiare, un dono questo, più dell'inglese, che si porterà avanti per la vita.

Cosa significa per te far parte della Rete di Eccellenza?

La Rete d’Eccellenza è uno strumento fondamentale per garantire la buona riuscita del metodo. Farne parte aggiunge valore in più alla mia professionalità di Magic
Teacher in quanto mi permette di scambiare pensieri, dubbi, idee, programmazione, formazione continua e molto altro con le Magic Teachers certificate di tutta Italia.

In un territorio, come il mio, il bilinguismo ha difficoltà ad insinuarsi. Noi non viaggiamo a Londra tutte le settimane per lavoro, il nostro inglese è più che altro turistico, non andiamo a prendere il caffè oltre confine e non abbiamo la quantità di turisti di una città come Roma o l'Università per Stranieri come Perugia e dunque è un concetto un po' faticoso da introdurre, ma il territorio, soprattutto quello giovane, quello delle mamme forti e decise che siamo, è desideroso di novità e di innovazione per il futuro dei nostri piccoli. La rete di eccellenza mi sostiene aiutandomi nei momenti di difficoltà, gratificandomi quando accoglie le mie idee a braccia aperte diffondendole anche in altre città sempre attraverso il lavoro di altre Magic Teachers.