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sabato 15 luglio 2017

Hocus&Lotus. La mia esperienza di auto-formazione all'interno del metodo.

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Sono oramai un paio di anni che faccio ricerca con il metodo Hocus & Lotus: apprendo dal metodo, sperimento sul campo, confronto le mie esperienze di linguista e traduttrice con quanto appreso e sperimentato, rifletto sul materiale messo insieme e condivido con le colleghe della Rete di Eccellenza le mie conoscenze, tutto sotto la supervisione della professoressa Traute Taeschner. Essendo io laureata in lingue, avendo avuto esperienze di studio in Spagna, Francia, Inghilterra e Finlandia, avendo lavorato come traduttrice e avendo insegnato italiano in Finlandia, ovviamente, ho abbracciato il metodo da linguista con una certa esperienza e conoscenza delle lingue che insegno (inglese, spagnolo e italiano).
Questo ha fatto si che io avessi una certa familiarità con i concetti incontrati e appresi.

In questo mio eclettico percorso formativo, ho anche una discreta formazione come Arte Teatro Terapeuta con il metodo Rosati-Hansen e come Gestalt Counselor specializzata nell'uso del teatro come mezzo educativo. Ovviamente anche questa formazione ha contribuito a farmi essere in sintonia con il metodo della professoressa Taeschner, che vede in primo piano l'uso del format narrativo, uno strumento molto vicino al teatro.

Così, visto che io ritengo che la formazione non sia mai abbastanza e che la relazione sia la principale fonte di apprendimento, per meglio comprendere il meccanismo che accompagna i miei DinoAlunni, ho passato due settimane in auto-formazione con il metodo Hocus&Lotus in una lingua che non conosco: il tedesco.
Ho cercato di capire nella pratica cosa succede a un bambino che approccia la seconda lingua straniera con il metodo e ho cominciato a studiare il primo format narrativo del primo livello in tedesco.
Per due settimane, un giorno si e uno no, ho studiato un'ora al giorno il primo format narrativo organizzando la lezione come di seguito descritta:
Essendo auto-formazione la lezione è stata un po' diversa da quella che normalmente propongo ai bambini. Ho iniziato ascoltando la canzone per cercare di ricostruire i gesti del format narrativo in un altra lingua. Un passaggio dunque contrario a quanto propongo io di solito (prima il format narrativo e poi la canzone) ma avendo io già conoscenza del format sono subito passata al recupero della vocalità e della gestualità dalla canzone.
Dopo la terza volta che praticavo questa formazione ho messo insieme le seguenti informazioni (uso qui la traduzione solo per comodità di chi legge e come me non conosce il tedesco): 
ein ei (un uovo)
Was is das? (che succede?)
Wer bist du? (Chi sei tu?)
Da war (c'era)
Vogel (uccello o fenicottero - dubbio che viene probabilmente dalla mia esperienza nelle altre lingue)
Entlein (papera)
Frosch (rana)
Ich auch (anche io)
Nein (no)
ja (si)
Ich habe (io ho)
Ich bin (io sono)
Bist du ... ? (sei tu ...?)
Hallo (ciao quando arrivi)
Tschüss (ciao quando vai via) 
Ovviamente se avessi cominciato la lezione con il rituale della conta come sempre facciamo noi Magic Teachers, avrei già imparato i numeri da 1 a 10. Alcune parole posso averle apprese non perfettamente corrette ma questo è normale e con la pratica costante e prolungata nel tempo, tutto migliora e si perfeziona. 
Una volta acquisita conoscenza di alcuni vocaboli direttamente in tedesco, attraverso il ripetersi dell'ascolto, della pratica del format, della visione del cartone animato e della lettura ho migliorato la pronuncia, la capacità di lettura e ho aggiunto vocaboli. In nessun caso, durante l'apprendimento, associavo il vocabolo acquisito alla traduzione in italiano o in inglese (la lingua che uso più spesso con i format narrativi di Hocus&Lotus) ma piuttosto legavo la parola al gesto, formando i miei primi concetti in tedesco. Ogni volta che un suono diventava parola e si legava al gesto si apriva nella mia mente un varco in cui si andava a depositare un concetto in tedesco che generava in me la soddisfazione di essere riuscita. Un sentimento di piacere ha accompagnato questa piccola sperimentazione di due settimane. Lo stesso sentimento che accompagna i miei DinoAlunni ogni volta che un lumino si accende dentro di loro e apre un varco ad un concetto in lingua. Saperi ed emozioni che conquistano attraverso la relazione tra me (in quanto Magic Teacher) e loro in un mondo Magico come solo Hocus, Lotus e i bambini sanno divertirsi tanto.

All'interno di questa relazione, in uno spazio magico che è quello del mondo di Hocus&Lotus, i miei DinoAlunni, piano piano, fanno proprio il sapere che io offro loro. Più è lunga l'esperienza di questo mondo magico, migliore è la qualità dell'apprendimento. Un'esperienza che ha vita all'interno di quel magico spazio in lingua che condividiamo nel tempo che passiamo insieme e che loro rivivono ogni volta che, anche in silenzio, si accostano a Hocus&Lotus quando non siamo insieme.

Ho deciso di condividere questo breve e semplice percorso di auto-formazione nel blog per offrire uno spunto ai DinoGentiori che mi leggono e che spesso sono impazienti, più dei figli, di passare alla storia successiva. Addirittura alcuni genitori provano a copiare i gesti del format o forzano la lettura per accelerare i tempi di apprendimento. È proprio questo il caso in cui il genitore potrebbe trasformare un apprendimento funzionale al bilinguismo in un apprendimento di carattere meramente quantitativo. Il piacere e la soddisfazione sono conquiste che affrontano percorsi lenti, ripetitivi e a tratti noiosi. Il famoso detto "disimparare per imparare" prevede l'accettazione del non sapere per poter apprendere. Vorrei ricordare ai genitori che i bambini hanno una grandissima capacità reattiva nel giocare a "facciamo finta che ..." e ad entrare in un mondo diverso da quello reale rendendolo reale (nel nostro caso nel mondo di Hocus&Lotus). Capacità che generalmente hanno perso gli adulti che nel tempo hanno costruito complesse strutture e filtri di bloccaggio, le cosiddette barriere emotive all'apprendimento (vergogna nel caso di una lingua, paura nel caso di uno sport, pudore nel caso del teatro o della danza e molto altro). Quando si accompagnano i DinoAlunni dalla Magic Teacher di riferimento, è giusto e funzionale che un genitore ricordi al proprio figlio che sta andando ad un corso in cui si apprende una lingua straniera e non ad una ludoteca a giocare, ma è disfunzionale forzare il bambino creando in lui uno stato di competizione o di ansia, sia nei confronti della maestra che per valutare il bambino non ha bisogno che lui ripeta continuamente la canzoncina a memoria, sia nei confronti del corso stesso, sia nei confronti delle aspettative genitoriali.

Uno dei fondamentali del metodo Hocus&Lotus prevede l'accettazione del fatto che un bambino, soprattutto nel pomeridiano, ha bisogno di muoversi. In particolare i bambini dai 0 agli 8 anni, e in alcuni casi specifici anche oltre, hanno bisogno di movimento e vivono come una vera punizione l'essere costretti immobili, muti e dritti al banco. Addirittura alcuni bambini per stare fermi, immobili e muti si devono concentrare talmente tanto che non riescono a concentrarsi per apprendere la lingua. Anche attraverso il movimento passa l'apprendimento, per questo il Format Narrativo di Hocus&Lotus è un metodo funzionale che raggiunge i suoi obiettivi. Come potete vedere dal sito, gli obiettivi del metodo sono principalmente linguistici ma non solo, ed è proprio questo che fa la differenza.

Bravi quei genitori che sanno dare il tempo giusto di apprendimento ai propri figli senza creare ansia da prestazione o da accettazione per le aspettative genitoriali piuttosto che amore per il percorso educativo. Grazie a quelle maestre che, quando ci permettono di portare Hocus in classe, non rompono la magia con frasi tipo:
"Luca ti ho detto di non muovere la gamba" 
oppure
"Stai ascoltando Elena? Guarda la maestra!". 
Con questa esperienza personale di auto-apprendimento vi saluto e vi do appuntamento a settembre.
Buone DinoVacanze a tutti!!
Magic Teacher Silvia

lunedì 12 giugno 2017

NaturalMente: Le sorgenti di acqua in montagna

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Tra una corsa e l'altra in questa vita senza riposo ogni tanto un rallentamento e uno stacco dalla quotidianità ci stanno bene. Sono momenti di condivisione, di riflessione e di apprendimento, se poi si fanno in mezzo a tanta magnifica natura ... sono anche intramontabili.
Tre ore di camminata in famiglia nel sentiero del bosco fino alle sorgenti del fiume con un dislivello di 250mt. Prima che io vi racconti la mia esperienza, vi chiedo di provare ad immaginare cosa un'intera famiglia può imparare in queste tre ore.
Fuori dai problemi, dal rumore, dalla velocità, dalla routine ... cosa impariamo?

                   

Ci troviamo in un'atmosfera rilassante. Verde. Dove il rumore del ruscello e degli uccelli diventano sinfonia. Non dobbiamo sbrigarci e possiamo anche tornare indietro senza arrivare alla meta.
Siamo noi, ciascuno con le sue competenze, ciascuno con le sue difficoltà.
Il più esperto, il più intraprendente, il più pauroso, il più lento.
Riusciamo a distinguere i rumori dei nostri passi e possiamo rallentare e respirare regolarmente.
Sì, perché ci affatichiamo meno se camminiamo lentamente. Un passo dopo l'altro. Senza affannarci. Possiamo osservare le cascatine del ruscello e accorgerci che in un punto scorre lento e in un altro punto velocissimo pur essendo lo stesso corso di acqua.
Osserviamo i fiori e come gli insetti succhiano il nettare.
Ti sei accorto quali alberi crescono in questo bosco? Siamo in alto, siamo a 1600mt di altitudine sul mare e questi alberi crescono proprio qui. Che colore sono? Che forma hanno? Che profumo? Ce ne sono di giganti e di piccolini.
Fiori mai visti prima, per poi scoprire che sono orchidee italianissime, rare e protette. La scarpetta gialla, sembra il titolo di una storia per bambini.






Arrivare ad una sorgente in montagna non è facile, soprattutto per i bimbi. Di solito stanno in posti alti, sgarrupati e scomodi ma proprio questo da l'idea concreta del fatto che la beltà è una conquista dura, faticosa e difficile. Non basta indossare un bel vestito, la bellezza va cercata nel profondo degli occhi e gli sguardi veloci non la vedono.
Mentre camminiamo, ci accorgiamo più profondamente l'uno dell'altro. Anche se siamo una famiglia molto unita, c'è sempre da scoprire nell'altro. C'è chi preferisce stare al caldo sole e chi si sbriga a ripararsi sotto le fronde del bosco. Chi preferisce il sentiero sterrato, chi quello a scaletta tra le radici, chi osserva i fiori e chi gli insetti e chi ne ha paura ma si fa coraggio. Si fa coraggio perché la famiglia si ferma, attende il suo coraggio e tende una mano.

Poco dopo che si cammina ci si sente liberi e il dialogo si fa più aperto e più profondo. Escono i ricordi, i sogni, i segreti, gli scherzi, le paure, le debolezze di grandi e piccini e le mani si stringono più forte. Chissà, forse i figli, che vedono le nostre difficoltà e la nostra fatica ... cominciano ad umanizzare i loro genitori, mitici.
Forse noi genitori vediamo quanto sono piccoli e inesperti ma fortissimi i nostri figli e gli diamo più fiducia, gettiamo via le aspettative, impariamo a rallentare, permettendo loro una crescita più rilassata e serena. In questo mondo frenetico ci si dimentica di rallentare ed è bene fermarci per chiederci:
ha senso trascinarci velocemente una generazione dietro l'altra per sbrigarci ad arrivare alla fine?
Nell'ultima salitona del percorso l'acqua sparisce.
Per un po' non sentiamo nemmeno il rumore.
Poi il terriccio vischioso a scalini diventa un lungo letto di pietre bianche, ghiaione.
Un rumore di acqua torna, non la vediamo ma sappiamo che c'è.
Dunque non esiste solo quello che vediamo!
Finalmente si arriva alla sorgente, più liberi, più leggeri, più allegri e perché no, anche con un po' meno ciccia.
Ci si siede come si può a riprendere fiato e a godere della propria soddisfazione.
È proprio il caso di essere soddisfatti!
A turno ci si avvicina, si osserva l'acqua che spunta dalle rocce:
Scende da quella neve lassù (ghiacciaio) passando dentro la roccia, figooo!
Chi altri può descrivere in questo modo una sorgente se non un bambino curioso e vivace che la osserva per quello che è, accentandola così senza un perché, amandola subito!
A turno la assaggiamo, è freschissima e sembra leggera.



Ha un sapore diverso ma è difficile spiegare il sapore dell'acqua!
Provate!
Eppure ha un altro sapore:
Sembra quella con le bollicine ma è liscia come piace a noi!
Stanchi, sudati, assetati, affamati ... torniamo indietro.
Alla faccia della stanchezza questa volta si corre, si tirano fuori le carte in inglese con i nomi dei fiori e degli insetti per riconoscerli, imparare parole e giocare agli esploratori. Mi sono chiesta cosa può ridare tanta energia ai bambini, che sembravano sfiniti dalla stanchezza di questa scarpinata?
Mi sono risposta che l'energia e la voglia di continuare la generano dalla soddisfazione, dalla gioia della riuscita, dall'apprendimento della scoperta, dal non giudizio, dal piacere della relazione positiva, dall'ambiente circostante pulito e sereno, dalla positività dell'esperienza che proprio per questa sua caratteristica, da loro la forza di produrre (e non trovare) le energie rinnovate per ri-proporla, ovviamente sempre più approfondita e sempre più piacevole.
Per questo non credo nei metodi educativi punitivi, frustranti e rigidi, perché uccidono la voglia di farcela e di apprendere, bloccano la produzione dell'energia vitale, generano paura e rabbia.

lunedì 15 maggio 2017

Magic Teachers. Dalla Toscana, Giselle Pons

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Inizio questa mia intervista con una data:
New York 1933, l'anno in cui nasce Giselle Pons da costumisti franco-armeni.
Questa semplice frase già racconta tanto della nostra fantastica Magic Teacher Giselle Pons. La prima domanda che pongo a Giselle è:
In che modo nel tuo lungo percorso di vita hai sentito di essere una Magic Teacher? In che modo ti sei sentita in armonia e in accordo con il Metodo del Format Narrativo della Professoressa Traute Taeschner?
Sorridente, dolce e determinata, spiega:

La mia infanzia è stata caratterizzata dal trilinguismo e dal teatro, che hanno fortemente influenzato il mio successivo lavoro con la lingua inglese.
Subito mi rendo conto del perché Giselle, a oggi, lavora come Magic Teacher. La sua storia si spiega da sé. Giselle ci racconta:
Devo premettere che già bambina mi ero prefissa due obiettivi:1) Mai fare figli.2) Mai fare l’insegnante.Invece ... mi sono sposata a 20 anni e ho avuto ben 4 figli e 7 nipoti. Ho svolto mille mestieri e ho fatto la mamma. Poi ... avevo più di 40 anni quando ho dato le mie prime lezioni private. Ho iniziato insegnando inglese ad alcuni psicanalisti romani. Una volta che mio marito è andato in pensione ci siamo trasferiti dapprimaad Ansedonia, poi a Canino.A Canino ho iniziato facendo StoryTelling nella scuola primaria e sono poi passata a fare teatro in lingua nelle scuole di Canino, Arlena e Cellere. Con i miei alunni ho fatto spettacoli in inglese con ‘antipasto’ di francese partecipando ai festival teatrali di Bolsena e Grosseto.
Su suggerimento di Grazia Olimpieri, ex insegnante d’inglese e ora dirigente scolastico dell’I.C. di Montalto di Castro, alla fine degli anni ’90 ho seguito il corso di formazione di Hocus e Lotus.
Sembra un romanzo e invece è la storia vera di una persona che tanto ha lavorato nella sua vita e non ha mai smesso di re-inventarsi. Finalmente l'incontro di Giselle con Hocus&Lotus. Domando:
Immagino sia stato subito amore?
Lei spiega sicura:
Il format narrativo mi ha subito incantato perché raccoglieva e confermava tutte le mie esperienze e conoscenze del multi-linguismo ... e del teatro.
La curiosità diventa grande e il mio interesse è attirato come una calamita nel mondo personale di Giselle.
È stato difficile il tuo inserimento come Magic Teacher nelle scuole?
Dapprima, ho insegnato Hocus&Lotus con successo nelle scuole materne e primarie di Canino, Valentano, Montalto di Castro, Grotte di Castro, Acquapendente, Bolsena e a Pitigliano, dove abbiamo fatto un delizioso spettacolo Hocus&Lotus nel Teatro Comunale nel 2001.In seguito, oltre ad insegnare le lingue con Hocus&Lotus, man mano che la mia professionalità cresceva, sono diventata esaminatrice orale per le gamme d’esami dell’Università di Cambridge da Young Learners a Proficiency.Attualmente tengo corsi Cambridge nella scuola media, primaria e liceo di Tarquinia, oltre che nelle scuole primarie di Montalto e Pescia Romana.
Subito ripenso al matrimonio tra la metodologia Hocus&Lotus e i diversi livelli di esami del Trinity College e subito risalta all'occhio che Hocus&Lotus sposa bene l'apprendimento in qualsiasi valutazione o certificazione. Chiedo: 
Vuoi dire che hai abbandonato Hocus&Lotus oppure oggi ancora insegni con il metodo?
Giselle ci spiega come la sua vita sia stata un work in progress costante e tra una metodologia e l'altra abbia sempre portato con sé il Format Narrativo.
Dopo tanti anni, ho ripreso ad insegnare Hocus&Lotus nella scuola materna di Pescia Romana. Avevo dimenticato quanto fosse divertente e stimolante questo straordinario metodo. È una gioia ritrovarmi con deliziosi bambini che assorbono Hocus&Lotus comespugnette!
"Spugnette", la dolcezza con cui parla dei bambini mi fa chiudere gli occhi e ripenso a qualche giorno fa, quando una persona mi ha chiesto: conosci questa Magic Teacher? E io ho risposto che la Magic Teacher è certificata lei deve stare tranquilla perché quello che apprendiamo è proprio l'importanza della relazione sana all'interno di un percorso di apprendimento e dunque i bambini sono in mano sicura. Chiedo ancora:
In che modo l'incontro e re-incontro con il metodo ha cambiato la tua vita?
Soprattutto questa rinnovata DinoEsperienza mi ha fatto riflettere sui problemi con cui i ragazzi italiani si confrontano a tutti i livelli.Purtroppo raramente si prosegue con la metodologia Hocus&Lotus nella scuola primaria, tralasciando l'importanza della pratica nell'apprendimento di una lingua viva e presente.Molto più spesso accade che se chiedi a un bimbo della classe quinta “How old are you?” probabilmente lui risponderà “I’m fine”.E se chiedi “How are you?”, ti risponderà “I’m ten years old”.La comunicazione in inglese è fortemente impedita a causa dai programmi in vigore che non tengono conto dei progressi che hanno fatto la psicologia cognitiva e le neuro-scienze.
La questione assume un carattere serio e propositivo e proprio per la sua lunghissima esperienza nel mondo dell'insegnamento dell'inglese mi sento di chiedere apertamente:
Di cosa non tengono conto i programmi ministeriali secondo te?
Anni fa insegnavo inglese anche alla Università della Terza Età di Orbetello. I miei studenti erano prevalentemente ex professori di scuola. Quelli che trovavano maggiori difficoltà erano i matematici perché non riuscivano a concepire l'anarchia della lingua inglese. Alla fine ho provato a sottoporre loro la prima storia di Hocus&Lotus ed è avvenuto un miracolo: hanno capito ... e insieme a loro anche io ... che l’apprendimento di una lingua non passa sempre per la corteccia frontale. Abbiamo capito che ‘vivere’ la situazione è uno strumento didattico vincente a tutti i livelli per superare le insidie di questa meravigliosa ma folle lingua che è l’inglese.
Non farò altre domande a Giselle, che ancora insegna inglese ai bambini con il Metodo del Format Narrativo, ma terminerò il mio post con una frase, la stessa con la quale l'ho iniziato e lascio a voi sognare di avere la forza e la determinazione di andare avanti sempre, comunque e coraggiosamente:
New York 1933, l'anno in cui nasce Giselle, da costumisti franco-armeni ... e ancora insegna inglese ai bambini!

sabato 6 maggio 2017

La mia proposta per un futuro migliore dei nostri bambini

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Oggi viviamo in un periodo storico in cui il bene materiale sta diventando scomodo, problematico e anti-ecologico e dunque è il momento di volgere lo sguardo verso nuovi orizzonti anche per quanto concerne i nostri bambini, la loro gratificazione, la loro felicità, la loro educazione e la loro autostima. Un cambiamento nei confronti di queste folli spese festaiole è già un regalo per il bambino di oggi. Quante persone spendono 200,00€ per un giocattolo (bellissimo ed educativo) che rimarrà per sempre nel cuore e nella vita del bambino? Sì, perché poi liberarsi di un bellissimo gioco di legno tanto costoso è difficile anche da grande e ciò comporta uso di cantine, soffitte, traslochi faticosi e molta inutile polvere. Uno vale la pena, forse anche due, ma vale la pena comprarne uno ogni due mesi?
Le figurine ad esempio sono divertenti, ma devono rimanere figurine, costi bassi, scambi tra bambini e album compilato possibilmente in ordine. Altro sono le figurine che costano oramai più delle sigarette e che portano allo scambio interattivo con il computer.

La mia proposta, per un futuro migliore dei bambini che amiamo, è quella di regalare emozioni positive e cultura. In fondo l'amore (ma se ci pensate bene anche il successo) non passa attraverso la carta di credito ma passa attraverso la relazione umana, positiva, sincera, affettiva e costante nel tempo (e non ha prezzo).
I ricordi più belli dell'infanzia, passano per la relazione umana.
I bambini fortunati hanno dei nonni che assolvono a questo compito, proprio perché loro ai nipoti dedicano il tempo e l'affetto e non soltanto soldini. Da grandi, poi, ci si ricorda molto volentieri di quando si passava tanto tempo ad ascoltare le storie della nonna (storie che rimangono con noi tutta la vita, sono preziose e non fanno polvere), oppure della sfida a scacchi con lo zio che non ci faceva mai vincere (avete idea di quanto sia importante saper giocare a scacchi?).
Ci si ricorda meno volentieri dei momenti tristi, passati in giardino o in salone da soli, a giocare a sassetti o al computer, senza nessuno con cui condividere vincite e perdite, gioie e tristezze, conquiste e autostima.

La mia proposta, per un futuro migliore dei bambini che amiamo, è quella di regalare emozioni positive e cultura, dicevo, e dunque del tempo costante e periodico da passare insieme in giro per musei raccontando storie e aneddoti sulle opere d'arte.
Passeggiate in montagna giocando a riconosciamo i picchi piuttosto che corse sulla battigia più lunga che troviamo.
Libri scelti accuratamente e letti insieme, fino a costruire una piccola biblioteca nel cuore del bambino.
Un corso di nuoto e magari qualche nuotata insieme in piscina, poi al lago, poi al mare e poi un piccolo fiume da guadare.
A chi ama la danza si può regalare un corso oppure una volta l'anno l'esperienza del balletto al teatro dell'opera.
Naturalmente, si può regalare un corso di lingua che permetta anche la condivisione in famiglia in lingua.
Noi Magic Teachers nel mondo, oltre ad occuparci dell'apprendimento della seconda lingua in età precoce, lavoriamo molto a promuovere questa condivisione linguistica felice in famiglia. Migliora la conoscenza della lingua ma anche la relazione del bambino nei confronti della propria famiglia e del mondo e di conseguenza la sua autostima e la sua positività.
Confessiamo di essere contrarie ad un apprendimento che passa sempre attraverso frustrazioni e paure.

La mia proposta, per un futuro migliore dei bambini che amiamo, è quella di regalare emozioni positive e cultura e dunque,  richiede una scelta più difficile perché, al di là della carta di credito, si richiede la relazione in presenza.
Per quanto riguarda la relazione in presenza posso dire poco.
Ciascuno di noi sa cosa può e cosa vuole, mi sento di consigliare solo che sia positiva, in modo che vada a riempire quella parte dei ricordi che alimentano la gioia di vivere.
Per quanto riguarda libri, film, opere, musica e spettacoli di tanto in tanto parlo di quelli che io scelgo ma ciascuno ha un suo gusto ed è giusto che scelga in libertà. Ricordate che la cultura è stimolo e apprendimento, se vedete un film di guerra stimolate alla guerra (che può essere uno stimolo alla violenza ma anche uno stimolo alla memoria), se vedete un film di fate stimolate i sogni (senza i quali non si trova un vero scopo nella vita) e via dicendo. Che sia una scelta consapevole.
Per quanto riguarda i corsi mi permetto di consigliare corsi certificati e con certificazione.
La certificazione può sembrare un superfluo pezzo di carta ma a lungo andare scoprirete che non è così.
La certificazione che il bambino riceve, è segno di gratificazione per lui, di garanzia del livello, di possibilità future. Un professore preparato quando riceve in classe (ma lo stesso dicasi nello sport) un ragazzo con un certificato conosce già il livello di preparazione dell'alunno e può subito predisporsi su un piano formativo comune e personalizzato. Quando vostro figlio dirà di conoscere una lingua potrà certificare che non sta inventando niente. Man mano che cresce il bambino sa di dover raggiungere gli obiettivi formativi e sa che questi passano attraverso una certificazione, senza la quale si vede costretto a rinunciare ad alcune possibilità.
Pensate a quando per un posto di lavoro vi richiedono la conoscenza dell'inglese o dell'informatica, magari siete anche più bravi ma non potete partecipare alle selezioni perché non siete certificati. Anche nello sport, volendo entrare in gruppi sportivi molto grandi e strutturati, dovete dimostrare (medaglie alla mano) che negli ultimi due anni avete raggiunto alcuni obiettivi, se siete anche più bravi ma non detenete punteggi, non possono prendervi in considerazione.

I corsi di Hocus&Lotus al riguardano sono fantastici perché permettono ai bambini di apprendere in modo divertente attraverso l'esperienza e fanno leva sulle capacità personali di ciascun bambino, stimolando la sua voglia di stare e di fare e la sua autostima all'interno di una relazione affettiva sicura, il vero luogo magico dei corsi Hocus&Lotus. 
Quest'ultima è la base del successo del suo apprendimento e di molte altre cose.
Difficilmente si raggiungono gli obiettivi quando ci si abitua a dire:
"Non ce la faccio. Non sono bravo. È troppo difficile per me. Ho paura ..." .
Le certificazioni Hocus&Lotus, proprio perché strutturate e sviluppate secondo una ricerca trentennale ancora operante e di carattere mondiale, possono rispecchiarsi e collaborare con altri enti certificatori di livello mondiale, come ad esempio le certificazioni Trinity.

Hocus&Lotus, inoltre, a testimonianza del suo potenziale, si mette in campo per l'apprendimento di ben cinque lingue. Vi sembra poco una testimonianza trentennale di un metodo che porta a termine i suoi obiettivi per l'apprendimento precoce della lingua straniera, in cinque lingue?
Un metodo che offre non solo il metodo con un altissimo potenziale didattico, ma anche più possibilità di lavoro per noi Magic Teachers che ci impegnami in questa ricerca costante.
Io ad esempio posso insegnare ai bambini in inglese, in spagnolo, in francese e in italiano. Con la globalizzazione del mondo, sono tantissimi gli stranieri che vivono in Italia e anche loro hanno bisogno di un supporto come Hocus&Lotus che non solo li avvia in modo felice e sicuro alla lingua italiana, ma anche li fornisce di una relazione affettiva che stimola un'inserimento sereno e di ficucia.
Non dimentichiamo che il Metodo, non porta avanti solo un obiettivo linguistico ma è perfettamente adeguato alle moderne esigenze di vita che richiedono di raggiungere obiettivi trasversali come conoscenza di una lingua straniera, capacità comunicativa, capacità espressiva, capacità relazione, capacità organizzativa, pro-positività, capacità di lavoro costante.

A presto
Silvia

venerdì 10 marzo 2017

Lettura, illustrazione e narrazione. Riflessioni personali

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Oggi condivido la mia opinione sull'importanza in società del leggere, illustrare e narrare. Sono traduttrice, insegnante di lingue, StoryTeller promotrice della lettura, scrittrice per passione, lettrice libera e mamma. In questi giorni guardavo i numerosi libri che ho messo insieme in questi ultimi 7 anni. Libri quasi tutti per bambini … per bambini? Dipende, ma di questo vi dirò dopo.
Numerosi e bellissimi albi illustrati. Gli albi più amati sono stati, Piccolo blu e piccolo giallo, La voce del noce, Dove vanno le nuvole, La sedia vuota, La zuppa di sasso, Il tuo colore.
Ma anche libretti studiati proprio per i bimbetti sotto i tre anni: la Pimpa e Barbapapà ci hanno accompagnato in tantissimi viaggi e serate.
Poi i libri di parole, quelli che hanno qualche accenno di illustrazione ma tante parole da leggere: Il piccolo principe, le storie di Sepúlveda, Pinocchio.
Ma anche piccole e importanti saghe come quella di Hogard, le Storie di Querciantica e il vecchio e indimenticabile Zorro.
Ma anche le storie che ho inventato per i miei figli (e che spero presto far uscire un compendio), ho dovuto scriverle per non sbagliare le parole mentre le raccontavo ricordandole, perché le ripetizioni per noi sono noiose e prive di valore ma per i bambini sono importantissime per la serenità, per l'apprendimento, per l'autostima e per molto altro.

Ieri sera stavo proprio riflettendo sul fatto che questi libri in qualche modo sono la storia del mondo che ho costruito nell'immaginario dei miei figli e dunque è importantissimo scegliere libri, metodi, giochi e via discorrendo ... ma non bisogna assolutamente avere paura dei libri e delle storie.
Quello che fa crescere i nostri figli non è il libro di per sé, l'oggetto e forse nemmeno il contenuto (anche se hanno entrambi la loro importanza) bensì è la relazione tra il lettore e l'ascoltatore.
Una mamma, un papà, una nonna, una zia … che leggono felici ad un bambino per 15 minuti, gli hanno regalato un'esperienza che non ha valore monetario, uno stimolo verso l'amore per la lettura … perché bisogna amare la lettura e non l'oggetto libro (che poi può nascere ed è bello, ma è un'altra cosa).

Come scegliere i libri da leggere?
Ci si può far consigliare da chi ha tanta esperienza. Ci sono tante persone che organizzano momenti di lettura importanti per bambini e genitori, ci sono biblioteche attivissime al riguardo.

Per poter scegliere bisogna anche sapere cosa si cerca.

Un libro per argomento? (Io non amo i libri che ti guidano con la morale alla nanna, a togliere il ciuccio e il pannolino o a mangiare frutta e verdura, ma so che ne esistono di belli e divertenti).

Un libro semplice per le prime parole? (La Pimpa ma anche Abbaia George ma anche le storie di Elmer e molti altri).

Un libro che voglia stimolare la vista e porre l'attenzione sull'osservazione?
Di fantastici albi illustrati ce ne sono milioni, l'importante è che le illustrazioni non siano eccessivamente piene e soprattutto corrispondenti a quanto si legge. Ovviamente, che quanto si legge sia posizionato vicino all'immagine che rispecchia.

Ci sono anche albi illustrati senza parole e con quelli potete sviluppare la fantasia, vostra e del vostro bambino … e la memoria. Perché le ripetizioni sono importanti e il bambino tende a ripetere sempre uguale (lui ha una grande capacità di ripetere sempre uguale, mentre l'adulto, con la testa sempre più piena di parole e pensieri tende a ripetere il concetto ma non la parola uguale).

Un libro che voglia stimolare l'attenzione all'ascolto. L'attenzione all'ascolto è oggi secondo me un deficit in espansione tra i bambini sempre più stimolati da rumori, plastica, luoghi chiusi e pieni di rimbombi. I bambini sanno stare concentrati all'ascolto sempre meno e (ma è una mia opinione personale) al contempo vengono diagnosticati sempre più bambini con deficit di attenzione, o di iperattività (non saprei cosa altro aspettarmi da bambini non abituati ad ascoltare storie e abituati a lanciarsi come pazzi da una parte all'altra di enormi muri di gomma con musica sparata a tutto volume).

Quando non esisteva la scrittura esisteva già la scuola. Affinché un bambino diventasse adulto, era fondamentale che gli venisse passato il sapere del suo stesso popolo. Quando i popoli hanno cominciato a mischiarsi fra loro il corpo umano si è fortificato e le conoscenze condivise hanno creato la scienza per progredire, per migliorare.

Gli anziani del villaggio sedevano in mezzo alla natura con i piccoli del villaggio, insegnando loro a vedere, ascoltare e riconoscere suoni e segni della natura. Era un processo lento e spesso silenzioso, bisognava saper aspettare, ascoltare, con pazienza e concentrazione per poi, al momento giusto, essere pronti rapidi e abili. I saggi raccontavano loro bellissime storie di avventure con fantastici personaggi, per spiegare loro il mondo. Insegnavano loro l'arte di usare quanto la natura metteva a disposizione attraverso l'apprendimento della pittura (per lasciare segni e segnali), della scultura (per preparare armi e utensili), del canto (per comunicare tra loro anche da lontano), della danza (per entrare in contatto con le proprie emozioni).

Provate ad immaginare di vivere in una grotta, riscaldati e illuminati solo da un fuoco centrale tanto caldo quanto pericoloso. Dovete alimentare il fuoco ma temerlo perché può prendere piede e uccidere tutti. Gli uomini devono cacciare gli animali per sfamare il villaggio intero. Chiusi in una grotta di ombre e luci, gli uomini si preparano alla caccia grossa, siamo agli albori dell'arte. L'uomo ha paura ma deve cacciare o non sopravvive. Gli animali fuori sono grossi, hanno zanne, code e zampe spaventose, emettono suoni forti e terrificanti.
L'uomo ha paura ma deve cacciare.
Per poter sopravvivere l'uomo non cancella la sua paura e si trasforma in una macchina da guerra ma cerca la sua paura, vi entra in contatto, la affronta e la fa sua amica. L'uomo entra in contatto con la sua emozione attraverso l'arte e le storie.

Il saggio, il capo, il guerriero più forte siede con gli altri uomini intorno al fuoco. Racconta il piano. Poi racconta storie di antenati che hanno combattuto la stessa paura, la stessa fiera feroce. La narrazione coinvolge tutti, ci sono dei graffiti sulla parete della caverna che rappresentano le storie del passato, le stesse che racconta il capo.
Quando tutti hanno capito che cosa spaventosa stanno andando a fare, suonano, cantano e danzano la loro stessa paura, per entrarci in contatto e farla alleata. Non c'è nessuna morale dietro, solo una presa di contatto con se stessi e con il proprio mondo.

Così io credo che nasca l'arte. A questo io credo che servano le storie che scegliamo di leggere ai nostri figli. È nella relazione salda, di amore e condivisione e nel rispetto reciproco, che le storie funzionano. Se sviluppate l'attenzione visiva, l'ascolto attivo, la fantasia di espressione, il disegno libero … regalate al bambino la via alla consapevolezza di se stesso.

Il metodo principale che uso per insegnare le lingue ai bambini (Il Format Narrativo attraverso le avventure di Hocus & Lotus) funziona proprio perché prevede l'uso di tutti questi canali: relazione umana, ascolto attivo, condivisione, espressione teatrale, canto … possono anche danzare le bellissime musiche del format.
Condivisione a lezione e a casa.
Tutto in un'altra lingua, abbandonando in quello spazio la lingua madre che volentieri cede il passo alla seconda lingua e senza bisogno di oggetti di transizione e di traduzioni.
Il metodo funziona perché riprende le più antiche tecniche di insegnamento, perché propone un percorso che riguarda sia l'ontogenesi che la filogenesi dell'uomo, senza morale.

giovedì 16 febbraio 2017

El más rápido de Paula Carbonell (premio Cuatrogatos)

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Qualche tempo fa vi ho parlato di Paula Carbonell, Un día en el mar, un libro dolcissimo, profondo come il mare e leggero come la sua superficie. Un libro che parla di relazione e di amore che, in questo periodo storico, mi sembra il miglior messaggio che si possa passare ai nostri bambini, sperando di costruire per loro un mondo armonico, un mondo dove denaro e guerra non sono i leader della storia, un mondo dove stringere una mano non è segno di debolezza, un mondo dove fare una passeggiata e parlare con un estraneo non è pericoloso. Un sogno. Queste sensazioni semplici eppure così importanti Paula ce le ha raccontate nel suo Un día en le mar e da allora non posso fare a meno di leggerla.
Paula scrive, legge, racconta racconti e storie come le ricorda, come le sente, come le vive e con molta semplicità, professionalità (lei è scrittrice ma anche lavora per la promozione della lettura) e passione. Probabilmente ai miei occhi è questa sua passione che la rende speciale.
Chi mi conosce sa che io sono convinta che le emozioni siano come le malattie esantematiche: contagiose! Proprio per questo tra tante fotografie di libri buttate a destra e manca in cerca di pubblicità e di un po' di denari, io vado cercando chi la lettura la promuove con amore.
Solo così è possibile lasciare un segno, un semino di amore nel cuore dei bambini, un varco nell'animo di genitori che non leggono e ai quali nessuno ha mai letto.
Con molta spontaneità, Paula Carbonell ci racconta che Gallito Pelón in realtà è la sua versione di una vecchia storia valenciana: Medio pollito. Sembra facile raccontare una vecchia storia popolare ma provate a immaginare quante persone e di gran lustro lo hanno fatto.
Un confronto oneroso.
Così, lei le ha studiate quasi tutte e ne ha scritte decine di versioni fino a dar vita a quella che tutti noi conosciamo (spero).
Benché la storia sembri molto più semplice di quella originale i miei figli mi hanno detto
"ben gli sta a questo re ingordo che non sa essere grato, meno male che il pollo aveva imparato tante cose strada facendo".
... e pensare che io avrei dato dell'ingordo al re e non al pollo!
In effetti raccontare una storia che da secoli raccontano i tanti non è facile e la stessa Paula dice:
"No es fácil adaptar un clásico tan revisado. Incluso ahora que ya está hecho y lo pienso despacito ¡soy una incosciente! ¡Cómo se me occurrió versionear uno de los cuentos más contados!" 
"Non è facile adattare un classico tanto raccontato. Tutt'ora che ormai è fatta, a bassa voce penso: sono una incosciente! Non so come mi è venuto in mente di adattare uno dei racconti più raccontati al mondo"
In questa sua versione Paula parla di unione delle forze dell'amore per superare insieme tutti i malanni della terra. Lei stessa adora questo gallo che si mangia l'universo, in questa unione viscerale, soprattutto nelle immagini di  Philip Giordano.
Ma se ci pensate bene raccontare e raccontare e raccontare negli anni, e nei secoli una stessa storia è come creare un museo della nostra stessa evoluzione e le storie man mano che vengono raccontate incamerano qualcosa da ciascuno di noi che le raccontiamo e da ciascun illustratore.
Un percorso evolutivo straordinario.
A tal proposito vi confesso che su internet ho letto che la storia è di origine cilena, poi ho letto che è di origine argentina, poi ho letto che ha origine a Puerto Rico ... Paula mi conferma che lei è valenciana e che da bambina le raccontavano questa storia come tradizionale del loro paese. In ogni caso una bellissima storia che parla proprio di noi e delle nostre origini a questo punto.
Ci ricorda Paula che tutto ciò che incontriamo nella nostra vita, in qualche modo, prima o dopo, ci torna utile, ci aiuta ad andare avanti e a superare ostacoli.
Questa storia la raccontava a lei suo padre quando era piccola, ed è a lui che la dedica. È bello sapere che una storia può creare un legame di amore tanto forte. Anche io vorrei un giorno vedere pubblicate le storie che ho scritto per i miei figli quando a nel dialogo normale ero troppo adulta per aiutarli ma attraverso le fiabe ho saputo raggiungere il loro cuore.
Molto simile al Gallito Pelón, Paula scrive anche El viaje de las mariposas. Un viaggio molto dolce dove si creano legami molto forti e relazioni di amicizia e gratitudine che sono poi quelli che nella vita ti aiutano a superare ogni ostacolo. L'incontro finale delle due farfalle è  quasi un inno all'essere fiducioso e positivo.
In questo periodo sto rivedendo alcune storie di Esopo per dei laboratori (in inglese ma perché no potremmo proporli anche in spagnolo) e devo dire che queste due storie della Carbonell mi ricordano molto Esopo che in fondo se ci pensiamo è un po' il padre di tutte le nostre storie.
Il lavoro e la ricerca di Paula non si fermano. Lei continua ad ascoltare, guardare, odorare la vita le sue storie e le sue emozioni e scrive un'altra storia. Questa volta la storia mi sembra proprio nuova. Una storia bella, coraggiosa, forte, emozionale e ... graffiante.
Un tuffo da un mondo all'altro.
Dal mio al mondo di Dula e dalla fame alla fama. Un libro che per almeno due volte ti lascia a bocca aperta perché il finale va diversamente da come te lo aspettavi. Sto parlando di El más Rápido.
Dula la mattina si alza e allo specchio vede il felino che è in lui, pronto a scattare, concentrato e fiero. Non sempre vince, non sempre mangia. Una gara che porta la corona dello stadio, gli allori del pubblico e subito dopo la puzza del pesce pescato. Tanto pesce ma a Dula serve la pelle del pesce. Gli serve per correre.
Una storia bellissima.
Ancora non l'ho letta ai miei figli ma presto lo farò, voglio leggerla ancora qualche volta per me perché mi lascia la voglia di farcela nella vita ed è bello.
Devo dire anche le illustrazioni di Ester García sono bellissime. Tonde, danno il senso di movimento e di pace. Quasi si sente l'odore del paese di Dula attraverso queste immagini così intense.
Questo libro ha vinto un premio proprio qualche giorno fa. Un premio importante nel mondo ispanico, il Premio Cuatrogatos. Cosa ha significato per lei vincere il premio ve lo lascio leggere dalle sue stesse parole, che danno l'idea dell'amore che mette in questa sua professione:
"Ha sido una emoción muy grande, no me lo esperaba. Hablando un poco antes con la editora, me comentó que en cierta forma los premios son una lotería, que era muy difícil estar ahí porqué se compete con libros maravillosos y le dí la razón; yo siempre digo que creo que gasté todas mis boletas de lotería en salud y que ya me tocó (superé un cancer de mama) y no pensé que me fuera a tocar. Así que fue muy emotivo, es un reconocimiento que da visibilidad a nuestro trabajo y se agradece". 
"È stata una grande emozione che non avrei mai pensato.
Parlavo poco prima con il mio editore e si diceva che in qualche maniera i premi sono come una lotteria, è molto difficile arrivare perché si compete con libri meravigliosi e io ero d'accordo; dico sempre che credo di aver usato tutti i miei biglietti della lotteria fortunata in salute (sono uscita da un cancro al seno) e non avrei pensato di avere ancora un biglietto fortunato. Così mi sono emozionata tantissimo, un riconoscimento importante che da visibilità al nostro lavoro, che si apprezza molto."  
Paula sa che ascoltare racconti sviluppa tante abilità: l'immaginazione, l'empatia, l'auto-ascolto, proprietà di linguaggio, saper cogliere le diverse sfumature dei significati delle parole ma anche la loro musicalità e ciò nonostante lei ritiene di essere fortunata a poter leggere e raccontare ai bambini, perché in questa relazione con i bambini c'è sempre da imparare.
Sono contenta di avere la possibilità di leggere i libri di Paula Carbonell perché si legge l'amore per le sue storie e per la lettura. Paula ringrazia come sempre i bambini dai quali lei apprende tanto e ai quali è molto grata.
Grazie Paula per avermi raccontato un po' di te, sei una scrittrice fantastica.



martedì 6 settembre 2016

Lingue opache e lingue trasparenti. A ciascuna il suo metodo

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Sfumatura nel multilinguismo.
Una piccola sfumatura linguistica molto importante ai fini dell'apprendimento delle lingue nel bambino.
Una sfumatura che se compresa quando il bambino è piccolo si è anche in grado di guidarlo meglio nel prevenire alcuni errori di ortografia in una o nell'altra lingua.
Una sfumatura che sicuramente in molti conoscono, ma alla quale forse si da ancora troppo poco peso (che strane le parole, ogni volta che scrivo "troppo poco" cerco una frase in cui poter usare "poco troppo" e non la trovo mai!).

Ci sono lingue che si definiscono trasparenti e lingue che si definiscono opache.
Sicuramente è subito facile comprendere perché chiamo l'italiano una lingua trasparente e l'inglese una lingua opaca (io parlo sempre di lettura e scrittura) ma voglio lo stesso essere precisa e specificare che differenza c'è tra l'una e l'altra.
La trasparenza, o opacità, di una lingua si stabilisce analizzando la sua struttura fonologica, ovvero la corrispondenza tra un grafema e un fonema.
In parole ancora più semplici tra scritto e parlato.
Per meglio intenderci, quanto la lettura di un fonema sia vicina o lontana dal suo stesso grafema. Molti genitori direbbero "poter leggere come si scrive".
Mentre l'italiano e lo spagnolo sono due lingue con un'alta corrispondenza tra scritto e parlato (l'italiano più dello spagnolo), il francese e l'inglese sono due lingue con una bassissima corrispondenza tra scritto e parlato.
In questo preciso punto dell'analisi si inserisce l'importanza della scelta del metodo di insegnamento della lingua là dove si tratta di insegnare/apprendere a leggere e scrivere.
Dalla mia esperienza di studente-bambino di lingua, di studente-adulto di lingua, di studente-professionale di lingua, di madre-insegnante-di lingua, di insegnante di lingua per bambini e insegnante di lingua per adulti, faccio scelte diverse a seconda della lingua con cui lavoro, ma sicuramente utilizzo sempre la lettura condivisa, la lettura per immagini e il format narrativo.

La mia scelta parte sempre dal presupposto che considero un privilegio, ma anche una necessità, quella di poter abituare il bambino da subito a diverse lingue straniere utilizzando diversi canali percettivi e una relazione umana gioiosa.
Sono convinta che i bambini devono apprendere a scrivere partendo dagli scarabocchi per arrivare ad una buona e comprensibile grafia nonostante la possibilità di avere a disposizione moderni e validi strumenti tecnologici.
Strumenti tecnologici che non vanno messi da parte o sottovalutati ma usati come mezzi per sviluppare dei potenziali.
Io personalmente scelgo sempre di insegnare a leggere ai miei alunni lettera per lettera e possibilmente seguendo le linee con il dito (la lettura intuitiva crea a mio avviso superficialità e non velocità, spesso da vita a confusione).

Spingo ad una lettura quotidiana condivisa che può andare dai dieci minuti, come qualcuno ha consigliato, alle due ore al giorno purché avvenga all'interno di una relazione amorevole, allegra e rilassata.

 All'interno della narrazione partecipo al narrato attraverso l'espressione emotiva del viso e del corpo cercando, con l'attesa e con lo sguardo, di coinvolgere chi ascolta. Cerco la condivisione e rinuncio a coloro che stabiliscono a priori che non parteciperanno, attendo i loro tempi senza forzarli.





All'interno della lettura condivisa io stessa seguo con il dito quello che leggo se sono a tavolino, per essere da esempio e per stimolare la visione della parola che leggo, mostro le illustrazioni senza il testo se invece voglio stimolare la fantasia e aprire gli orizzonti lessicali. In modo particolare per le lingue opache come l'inglese, spingo un po' di più per la lettura condivisa utilizzando l'uso del dito che segue la parola per stimolare in modo naturale l'acquisizione dei fonemi, ovvero l'acquisizione della corrispondenza tra il fonema e il grafema, in modo da non creare imbarazzo quando ai bambini si chiede di scrivere una frase semplice in inglese.

Immaginate di avere sei anni e di arrivare in prima elementare. Siete bravi, sapete già leggere e scrivere, fate bei disegni, sapete contare fino a 100 e tutti sono fieri di voi. La maestra ogni tanto vi insegna i nomi delle stagioni e dei colori anche in inglese (accenno di abituare un bambino alla seconda lingua ma, cari genitori, le maestre in un'ora a settimana con circa 20 bambini non credo che possano fare dei miracoli) e poi all'improvviso vi danno un esercizio:
leggete e scrivete GOOD NIGHT ... e già ... good night my darling. Dunque è facile che il bambino cominci scrivendo GUD NAIT ma gli viene fatto notare che è sbagliato. Allora riprova e fa attenzione perché in mezzo c'è un'H senza senso e deve ricordare dove metterla. Deve ricordarlo a memoria. GOOD lo impara abbastanza presto ma NIHGT, no allora potrebbe essere che ... decide di fare prima e copia, e per copiare cosa fa? Ripete dentro di se GOODNIGHT (godnig/t) e certamente poi da grande saprà scrivere questa parola ma tutte le altre?
Magari è furbo e fa lo sforzo di crearsi una doppia memoria, quella dello scritto e quella dell'orale e quindi da una parte tanto vale memorizzare l'intero vocabolario e dall'altra basta ascoltare canzoni e film e dunque: "perché studiarlo a scuola?". 
Forse qualche lettura aggiuntiva in inglese, soprattutto se mirata all'apprendimento dei fonemi, forse se si comincia da subito, dai primi anni poi magari qualche fonema gli rimane (magari come una specie di lettura intuitiva iniziale per perfezionarsi con il tempo e per permettere loro di non sentirsi degli stupidi a scrivere NEIM invece di NAME.

  Poi ci sono le letture condivise in cui si stimola l'attenzione, la fantasia, il lessico, l'amore per le storie e la condivisione, sono quelle in cui le illustrazioni ti aiutano a portare gli ascoltatori in ogni magico mondo raccontato. Sono spesso molto emozionanti e difficilmente si dimenticano.


L'ultimo consiglio che do a chi inserisce i suoi bambini in modo precoce nell'apprendimento della seconda lingua straniera è quello di non avere fretta. Di stare, di continuare, di sorridere, di non forzare ma stimolare, di non giudicare ma valutare e soprattutto di non avere fretta perché le cose buone hanno sempre bisogno di più tempo per crescere. Io non ho fretta, a presto!

domenica 26 giugno 2016

Bi/In - Lingua. L'importanza dei fonemi nell'apprendimento della lingua

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Un fonema è un'unità distintiva che se scambiato con un altro fonema anche similare, può variare di significato ad una parola.
Un fonema quindi non ha un significato intrinseco ma contribuisce a cambiare di significato ad una parola attraverso la sua variazione.
Per ogni lingua vengono studiati, cercati ed elencati i vari fonemi intesi come unità minime in grado di produrre diversi significati:
ad esempio in italiano Pino/Lino - Tetto/Detto. 
Le regole di Trubeckoij, molto in breve, stabiliscono che se due foni possono essere scambiati senza variare il significato della parola sono semplici variazioni fonetiche; mentre se due foni nel loro scambio variano il significato della parola, allora sono fonemi.
Ogni lingua ha un numero più o meno preciso di fonemi, l'italiano ne ha circa trenta (antico sapere dei miei studi universitari, meglio andare a controllare se il numero è variato) mentre la lingua inglese ne ha circa 40 (idem).

L'ascolto, e con il tempo la lettura indipendente di questi fonemi, permette al bambino di essere agevolato nell'incontro della lingua man mano che sviluppa le sue capacità.

In inglese ci sono fonemi regolari e irregolari. nel momento in cui il bambino ha dimestichezza, e quindi sicurezza, con i fonemi regolari va incentivato a provare anche i fonemi irregolari. Piano piano da soli acquisiranno dimestichezza anche con i fonemi irregolari, quelli che loro chiamano "parole difficili".
Attraverso semplici letture, soprattutto se ritmiche e divertenti, acquisiranno familiarità con i fonemi regolari PIG e irregolari THE e non saranno spaventati da una lingue che "non si legge come si scrive" come è l'inglese. Come sempre io consiglio di legare la buona lettura alla buona relazione con l'insegnante e con la famiglia.

La lettura, sapete come la penso, è sempre uno strumento eccezionale per l'apprendimento sia di mondi lontani, che di tradizioni, che anche di fonemi. In questo caso non è tanto la qualità dell'illustrazione che conta, anche se ovviamente deve evocare il significato, o la qualità della trama ma piuttosto, cosa non sempre facile, la qualità della rima tra fonemi.

Storie come The Fat Cat on a Mat, Ted in a Red Bed, Shark in the Park e molte altre, aiutano tantissimo il bambino per l'acquisizione di regole grammaticali che in un seconodo momento verranno fissate con la teoria e, di conseguenza, lo sviluppo dell'autostima del bambino che, come sappiamo, spinge il bambino al miglioramento e non al peggioramento.


giovedì 7 aprile 2016

El libro negro de los colores - M. Cottin y R. Faría

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Bologna 2016, The fair Book, una giornata, una sola cortissima intensissima giornata. La prima emozione della quale vi parlo è l'ultima che ho incontrato. Appuntamento per il rientro a Trieste ore 15.40 con le altre ragazze di Nati per Leggere. Sono le 15.25, io mi trovo ancora ai padiglioni degli editori stranieri e carica come un mulo di libri. Mentre camminavo a passo svelto mi cade l'occhio su un titolo:

El libro negro de los colores
Il libro nero dei colori


Qualcuno mi dirà che arrivo tardi, che lo conoscono, che ha già vinto il premio Bologna Ragazzi nel 2007.

Chiedo scusa, io non lo avevo mai visto.  Ma sono fatta così, vi parlo di quello che incontro e di quello che mi colpisce e di solito sono lenta perché ho bisogno di assaporare le cose che mi piacciono, quindi ne parlo solo ora.









Tomás no puede ver los colores.
Estos son para él miles de sabores, olores, sonidos y emociones.
Desde la oscuridad de sus ojos, Tomás nos invita
a descubrir los colores de otra manera.
Tomás non può vedere i colori.
Sono per lui mille sapori, odori, suoni e emozioni.
Dall'oscurità dei suoi occhi, Tomás ci invita
a scoprire i colori in altra maniera
L'abitudine a vedere il mondo per immagini ci sta nascondendo il piacere di usare anche gli altri sensi.
Io sono amante dei sensi e questo libro mi ha emozionato.
Ho chiuso gli occhi e toccato lentamente le illustrazioni e ovviamente non le ho percepite nello stesso modo in cui le ho viste ma ho provato una sensazione magica.
È la magia di entrare in un altra dimensione, la stessa magia di quando cambio lingua e parlo in spagnolo piuttosto che in inglese. Quando cambio lingua, anche io un pochino cambio perché una lingua non è solo un'equivalenza di significati ma porta con sé storie e tradizioni e cultura e abitudini.
La stessa cosa avviene per i nostri sensi.
La magia di affidarmi e fidarmi anche del mio tatto, di me stessa e di capire come il mondo anche in nero possa avere mille sfumature e perché no, vivere di sorrisi.
Poi ho letto il libro a mia figlia.
Non le ho chiesto di toccarlo ma lei ha provato lo stesso e lo ha fatto con gli occhi chiusi, forse perché è come me, forse per imitare Tomás. Poi mi ha detto:
Mamma, in fondo anche un cieco è fortunato può vedere cose che noi non possiamo.
Non solo il libro è di una qualità impagabile, le illustrazioni nere sul nero eppure affascinanti. Il libro, la mia versione,  è scritto in spagnolo (unica tinta di bianco ma molto discreta) e in Braille e come se non bastasse questo, il tutto ha un sapore poetico, dolce, sereno.
Pero si el sol se asoma a ver el agua cayendo, salen todos los colores a pintar un arco iris
Se il sole si affaccia a vedere l'acqua cadere, tutti i colori escon fuori a dipingere l'arcobaleno


Vi ho tradotto pochissime righe di questo magico libro che abbatte le barriere del diverso ma vorrei potervele tradurre tutte perché è meraviglioso.
Lo so, esiste anche la versione italiana, ma io lo amo così, in spagnolo e in braille. Mi piace ascoltarlo ad occhi chiusi e toccarlo. È la magia della lettura condivisa, è bello chiudere gli occhi e affidarsi alla voce di qualcuno che amiamo e che ci porta lontano con una storia. È magia.

Al prossimo libro scovato in fiera
Silvia